Antica Farmacia Napoletana – Appunti sulla regolamentazione tra Medico e Speziale.

Ingresso Farmacia degli Incurabili a Napoli.

Antica Farmacia Napoletana

Appunti sulla regolamentazione tra Medico e Speziale.

Di Fiore Marro

Caserta

Il Regno delle due Sicilie ha trovato la sua unità, almeno a partire dal 1200, con la prima monarchia moderna di Federico II.

Nel 1227 Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re delle due Sicilie, volle assolutamente separare e regolamentare l’esercizio della professione medica e quella dello speziale (di nuova istituzione), definendone i rapporti e vietando loro ogni forma di associazione.

Il paragrafo 46 delle sue Costituzioni Melfitane  prescrive: Il medico non potrà esercitare la farmacia né far società con un farmacista. Questi confectionari (preparatori, ndr) dovranno prestare giuramento ed eseguire gli ordini dei medici senza frode e le loro “staciones” (laboratori o farmacie, ndr) dovranno occupare il territorio secondo un disegno precostituito (pianta organica, ndr).

In questo modo, in Italia, per la prima volta in tutto il mondo – dato che altrove vivevano, metaforicamente, ancora nelle caverne, sugli alberi, nelle capanne o sotto le tende -, volle eliminare l’evidente conflitto di interessi (condizione giuridica che si verifica quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale a un soggetto che ha interessi personali o professionali in contrasto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno a causa degli  interessi in causa) dei medici nei confronti dei malati, interponendo una terza professionalità tra diagnosi e terapia, sia per controllarne la necessità e la correttezza, sia per garantirne la perfezione e quindi l’efficacia.

L’Imperatore volle così sancire la funzione sociale ed etica del Farmacista che opera in Farmacia.

Molti secoli dopo, precisamente il 31 maggio 1730 la Congregazione degli Speziali di Medicina di Napoli fonda in via San Paolo, traversa di via Tribunali, la Venerabile Arciconfraternita dei SS. Pellegrino ed Emiliano, santi che diventano, fra i vari, patroni degli Speziali Napoletani, per preciso volere dei Governatori eletti a reggere la Congregazione. Secondo un’antica leggenda, infatti, San Pellegrino, noto come eremita, dopo aver condotto gran parte della sua vita in giro per il mondo, si stabilisce in Napoli dove muore ed ha sepoltura. Sembra che il suo vero nome sia sconosciuto e per tal motivo egli sia denominato Pellegrino; a lui va ascritto il merito di aver scoperto una cura che, per la prima volta, libera i napoletani dall’imperversare della peste.

Sant’Emiliano, invece, è noto come medico la sua storia è legata alle persecuzioni in Africa nell’anno 484 sotto il re ariano Unnarico. La chiesa ed il palazzo ad essa annesso passano successivamente al Duca di Bagnoli, cui l’Ordine degli Speziali di Medicina di Napoli si rivolge per ottenere la concessione in enfiteusi della chiesa; 1’atto notarile stabilisce che vengano pagati ducati 18 di carlini d’argento annui. La Venerabile Arciconfraternita dei SS. Pellegrino ed Emiliano svolge una vasta attività sia religiosa che assistenziale, redige e pubblica, traendone utili, il Ricettario e la Tariffa dei medicinali, soggetti ad approvazione del Protomedico pro tempore, e si dota di proprie leggi per la tutela degli interessi della categoria.

Contestualmente gli Speziali assumono l’incarico di riedificare dalle fondamenta la chiesa, in gravi condizioni, godendo perciò anche del beneplacito delle autorità sia civili che ecclesiastiche.

Nel 1732 a Napoli l’incaricato per la riorganizzazione dell’università Monsignor Galiani nota che nello Studium napoletano “mancarvi anche la cattedra per insegnare la natura dei minerali, coll’uso de’ quali infiniti medicamenti si compongono. E sebbene sia una cattedra per insegnare a’ giovani l’uso dei semplici, e la natura delle erbe ch’entrano nella composizione d’infinite medicine, cioè della Botanica; ad ogni modo in questa le lezioni per i giovani sono di niuna utilità, poiché la descrizione di ciascun erba non viene accompagnata dall’osservazione oculare dell’erba medesima, non essendovi nello studio, l’orto dei semplici, come negli altri studi d’Europa”. La cattedra, senza orto per le esercitazioni, per richiesta al Ceto degli Speziali è assegnata ad Orazio Biancardo

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