Chi compra il panettone o il pandoro padano è un nemico dell’economia del Sud

Chi compra il panettone o il pandoro padano è un nemico dell’economia del Sud

Di Fiore Marro

Caserta 5 dicembre 2018

Tempo fa i neoborbonici lanciarono “La rottamazione del pandoro” in cambio di struffoli e mostaccioli, sembrava una goliardia. Oggi si è passati a definizioni più profonde, si colpisce al cuore del problema non come Ramon contro Joe lo Straniero col fucile: stavolta, a essere colpito, è il cuore del portafoglio padano.

Succede quando si tira troppo la corda. Il Sud ha iniziato la sua reazione a partire con i dolci delle feste natalizie, e le vendite di pandoro e panettoni stanno subendo crolli su crolli. Sugli scaffali milioni di panettoni e pandori che la gente non compra più.

Questa è la risposta del Meridione all’autonomia lombardo-veneta, e sono in molti a dirlo:  “Avete voluto l’autonomia? Ed ora tenetevi anche i vostri panettoni e pandori.”

Addirittura si vocifera che proprio contro il prodotto padano di Natale  si stanno organizzando scioperi a grappolo verso tutti gli acquisti dei prodotti del lombardo veneto.

Tra l’altro, un’autonomia cui al Mezzogiorno non è stato chiesto parere, un modo per rispondere a tutto ciò si doveva trovare e quello del non acquistare i prodotti padani è, a nostro avviso, l’unica via.

C’è poco da dire, è umano e naturale che scatta in questi casi l‘autodifesa, è un atto dovuto.

Si lamntano al nord: La crisi si fa sentire soprattutto nella grande distribuzione dove nonostante i prezzi bassi c’è una flessione del 20%. Ma, nonostante la svendita in corso in tutti i supermercati, anche i tradizionali panettoni e pandori non vengono più acquistati in massa come una volta. Anzi, nella grande distribuzione, per venderne di più, si è creata, già da diverse settimane, una concorrenza spietata, che, però, non sta portando ai risultati sperati. I prezzi sono molto bassi dappertutto. Basta citare alcuni esempi:  Pam di Piazzetta Garzeria nel padovano: un pandoro classico Paluani, di 750 grammi, a soli 1.99 euro. In pratica, il prelibato dolce natalizio costa meno di mezzo chilo di pane in un qualsiasi panificio. Famila, di Busa di Vigonza: pandoro Paluani, un chilo, 3.90 euro. Panettone Motta o Melegatti, 3.90 euro. Panettone Balocco: 3.50 euro. Interspar: il famoso panettone Maina a soli 3.49 euro e panettone Cà Dolce a 3.90 euro. Simply Iper, gruppo Sma Auchan, a Piazza Grande, pandoro Bauli 3.49 euro. Il panettone Balocco a 2.99 euro. In quasi tutti i supermercati il calo delle vendite oscilla tra i 10 e il 20%.

Da una nota si legge “È proprio cosi,” sottolinea Francesco Canella, presidente del Gruppo Alì (cento punti vendita), “la crisi generale dei consumi si sta verificando anche e specialmente in questo tipo di settore prenatalizio. Nei nostri supermercati, nonostante i prezzi in superofferta, il calo, al momento, è del 15%.” Anche il dirigente del Gruppo Despar Nordest, Paul Klotz, conferma la contrazione nelle vendite dei panettoni. “E pensare che tutti noi della grande distribuzione ne avevamo prenotato dalle case di produzione [ubicate quasi tutte in provincia di Verona, n.d.r.] una valanga. Adesso, in molti casi, siamo costretti a venderli sotto costo.” Più fiducioso il commento del direttore del Pam di fronte al Pedrocchi. “Anche nel punto vendita del centro di Padova, frequentato, in genere, anche da tanta gente che non ha grossi problemi economici, panettoni e pandoro non vengono più acquistati come negli anni passati,” osserva Massimo Spresian, “sono ugualmente fiducioso, però, perché, di solito, i dolci natalizi vanno a ruba negli ultimi giorni prima di Natale.” Intanto, Federica Luni, dirigente Appe e presidente della sezione pasticcieri dei pubblici esercizi (60 associati) prende una durissima posizione contro i prezzi low-cost praticati nei supermercati. “Le offerte sottocosto nei punti vendita della grande distribuzione sono utilizzate come prezzi civetta per attirare nuovi e vecchi clienti.”

Dal canto loro, i meridionalisti cavalcano la “tigre” lanciando spot e anatemi, e dalle pagine di Facebook, la responsabile del progetto italo-americano “Riannodiamo i fili,”  Miriam Tripaldi, rincara la dose: ”Fanno pure male! Non vi viene il mal di stomaco appena mangiato una fetta? E non è perché succede a fine pasto, quando lo stomaco non ha più operai per macinare le immissioni gastronomiche derivanti dalla festa… Sono tutti i conservanti, gli agenti lievitanti e gli ingredienti che non mangerebbero neanche gli astronauti dopo due anni in orbita e con l’impossibilità a rientrare sulla Terra —piuttosto che mangiare queste schifezze preferirebbero ritornare a essere polvere di stelle… Comprate Sud, non è poi così complicato. Vi lamentate poi che i vostri figli devono emigrare al Nord o all’estero perché non c’è lavoro al Sud? Non fatelo. Passatevi prima una mano sulla coscienza e sullo stomaco e ricordatevi: anche quel panettone e/o pandoro avranno contribuito a far andar via chi amate. Ergo: Compra Sud, non solo a Natale, ma sempre.”

Anche il sottoscritto, che per questo motivo ha ricevuto, in privato, una montagna di insulti e rimproveri, perfino da gente del Sud trapiantata al nord, ha lanciato uno spot a tema . “Chi compra il panettone o il pandoro padano è un nemico dell’economia del Sud. Mettiteve Scuorno.“

Share Button