Letto ad una piazza a un’Estate da Belvedere: uno spettacolo tra poesia, musica e vecchie groupie

Dopo i saluti dell’Assessore Casale e l’introduzione della presentatrice, salgono sul palco i tre musicisti (il cantante M. Gianluigi Esposito,il chitarrista M. Antonio Saturno e il flautista M. Aniello Rossi)  che accompagneranno il maestro per tutto lo spettacolo e iniziano a suonare Napule ca se ne va.

 

1. L’arrivo del maestro, l’inizio dello spettacolo 

Michele Placido arriva alla fine della canzone e dopo aver salutato il pubblico e i musicisti, si siede iniziando quel lungo dialogo con il pubblico e i musicisti che durerà per tutto lo spettacolo tra canzoni e poesie. Il maestro non inizia con una poesia o parlando della canzone che hanno appena finito di suonare ma sedutosi racconta agli spettatori di come è nato lo spettacolo e di come lui e i musicisti ,che l’accompagneranno per tutta la sera, si sono conosciuti ad Angri una sera di cinque anni fa ricordando commosso le braciole di cotica preparate dalla madre del cantante (Gianluigi Esposito n.d.r.).

2. Il pianoforte di notte e il Neruda di Troisi

La prima poesia declamata nella magica cornice del Belvedere è Pianefforte ‘e notte del poeta Salvatore Di Giacomo. Mentre il maestro recita la poesia del poeta napoletano con le signore anziane ,sedute dietro di me, che la ripetono emozionate, ingenuamente penso che questo spettacolo di poesia sarà un po’ come un concerto: con i fans che cantano insieme al cantante di turno i suoi evergreen e che gridano felici quando l’artista annuncia il suo pezzo successivo. Infatti quando i musicisti attaccano Era de maggio le signore sono così felici e emozionate che per un momento mi aspetto che lancino sul palco qualche capo di biancheria intima con i loro numeri di telefono all’interno uso groupie nei migliori concerti rock. Poi è il momento di una poesia di Neruda e qui l’atmosfera cambia: non è solo un silenzio emozionato o rapito dalle parole del poeta che Placido recita sul palco ma è anche commosso. Un silenzio commosso in ricordo di Troisi, infatti la poesia recitata era la sua preferita di Neruda nonché quella che ispirò il suo ultimo film, Il Postino e che ,Placido racconta, una sera d’inverno Massimo lesse al maestro.

3.La Civil War dell’uccello vs la pansè e La Napoli dei Caffè

Al termine di O’Marinariello, la serata cambia tono. Il maestro recita tra le risate del pubblico la poesia l’uccello in chiesa del poeta romano Trilussa e finito chiede ai suoi musicisti, con aria di sfida, se a Napoli c’era qualcuno capace di simili finezze artistiche. I nostri non si perdono d’animo e subito iniziano a suonare La Pansè (che sarebbe un tipo di fiore chiamata anche Viola del pensiero n.d.r.). Poi viene il momento della Napoli dei caffè e della poesia Le paste di Gozzano, che il poeta dedicava alle donne che mostravano (e mostrano) la loro sensualità quando mangiano i dolci. Al termine della lirica, come un atto quasi dovuto, “la band” parte con ‘A Tazza ‘E Cafè di Murolo e qui il maestro che di solito quando è il momento dei musicisti diventa uno degli spettatori dello spettacolo, si alza e canta con tutti il famoso ritornello. Ad un certo punto, Placido si gasa così tanto che a tratti temo in un Cosmo al primo maggio bis.

4. L’ amore di una poetessa e una notte che deve passare

Per le poesie della Merini e della Morante, Placido lascia il palco all’attrice Anna Gargano che recita commossa la richiesta “folle” di una poetessa innamorata di avere un figlio da un uomo che ormai l’ha lasciata e le parole in versi di una bellissima lettera d’amore. Poi viene l’omaggio ad Eduardo de Filippo con la lettura delle ultime battute di Napoli Milionaria che parlano di un’attesa per una notte che deve passare, e il racconto della genesi della canzone Simm’e Napule paisà sulla voglia dei Napoletani di ricominciare a vivere dopo il capitolo buio della guerra e i morti per la libertà delle quattro giornate; prontamente eseguita dai tre musicisti e cantata insieme a loro da tutto il pubblico.

5. Leopardi, D’Annunzio  e la tammurriata nera

Lo spettacolo è quasi finito e arriva L’infinito di Leopardi che per Placido è stata scritta a Napoli dato che parla anche di un mare in cui è dolce naufragare (forse quello di Napoli?) che apre le porte alla prima grande canzone napoletana che anche il poeta di Recanati sentì durante il suo soggiorno partenopeo , Te voglio bene assaje cantata anche questa con vivo trasporto dal pubblico. Alle ventitré , dato che è l’ora dei “cattivi pensieri” è il momento perfetto per l’erotismo di D’Annunzio con la sua La pioggia nel pineto. Pioggia simulata perfettamente dalla chitarra del maestro Saturno che accompagna la lettura coinvolgente del maestro Placido.
L’ultima canzone ,che è quella con cui gli artisti salutano il pubblico, è la Tammurriata nera che oltre essere un modo perfetto con cui salutarsi è uno splendido trait d’union con il prossimo spettacolo della rassegna (Enzo Avitabile il 14 luglio alle 21:00 n.d.r.).

articolo a cura di F.O.

 

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