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	<title>Notizie di The Politics of Health a Caserta - BelvedereNews</title>
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	<description>Cronaca e notizie da Caserta, Napoli e province</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Jun 2026 19:27:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Notizie di The Politics of Health a Caserta - BelvedereNews</title>
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	<item>
		<title>Lettera aperta ai vertici della sanità campana e avellinese.</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/lettera-aperta-ai-vertici-della-sanita-campana-e-avellinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<category><![CDATA[The Politics of Health]]></category>
		<category><![CDATA[ASL di Avellino]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="960" height="533" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3.jpg 960w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3-600x333.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3-768x426.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
<p>Riceviamo da un infermiere dell’emergenza territoriale irpina e Pubblichiamo. Alla Direzione Generale dell’ASL di Avellino,all’Assessorato alla Sanità della Regione Campania,ai responsabili del Servizio di Emergenza Territoriale 118 dell’ASL Avellino,ai Presidenti delle ODV convenzionate e relativi Coordinamenti,all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Avellino,agli amministratori locali,agli organi di informazionee ai cittadini della provincia di Avellino. Questa lettera nasce dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="960" height="533" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3.jpg 960w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3-600x333.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/06/ds4_avellino3-768x426.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
<p>Riceviamo da u<span style="color: #000000;">n infermiere dell’emergenza territoriale irpina</span> e Pubblichiamo.</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Alla Direzione Generale dell’ASL di Avellino,<br />all’Assessorato alla Sanità della Regione Campania,<br />ai responsabili del Servizio di Emergenza Territoriale 118 dell’ASL Avellino,<br />ai Presidenti delle ODV convenzionate e relativi Coordinamenti,<br />all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Avellino,<br />agli amministratori locali,<br />agli organi di informazione<br />e ai cittadini della provincia di Avellino.</p>
<p align="justify"><br />Questa lettera nasce dalla necessità di portare all’attenzione pubblica una situazione che da anni si aggrava nel silenzio generale e che rischia di compromettere progressivamente la qualità e la sicurezza del servizio di emergenza territoriale nella provincia di Avellino. Non si tratta di una rivendicazione sindacale, né di una difesa delle associazioni convenzionate, ma di una riflessione sul futuro del 118 irpino e sulla capacità del sistema di continuare a garantire ai cittadini un soccorso realmente efficace, competente e sicuro. Nella provincia di Avellino operano circa trenta postazioni 118. Quindici di esse sono nate come medicalizzate, con equipaggio composto da autista soccorritore, infermiere e medico, mentre le restanti quindici sono postazioni di soccorso di base. La realtà operativa, tuttavia, è ormai molto diversa da quella prevista sulla carta: nelle postazioni originariamente medicalizzate, per una parte consistente dei turni, spesso superiore alla metà, il medico non è presente e la gestione sanitaria dell’intervento è affidata all’infermiere. È necessario chiarire subito un punto, per evitare qualsiasi interpretazione distorta: la leadership infermieristica non rappresenta di per sé una criticità, né può essere considerata inferiore a quella medica. Gli infermieri dell’emergenza territoriale hanno dimostrato negli anni autonomia, competenza clinica, capacità decisionale e senso di responsabilità, diventando spesso il vero punto di riferimento sanitario del soccorso extraospedaliero. Il problema non è quindi che l’infermiere operi senza il medico; il problema è che sempre più frequentemente a ricoprire questo ruolo siano professionisti con pochissima esperienza lavorativa, inseriti in un contesto ad altissima complessità senza che il sistema riesca più a garantire un adeguato trasferimento di competenze da parte di personale esperto e stabile. Le associazioni convenzionate sono costrette a reperire continuamente nuovi infermieri, spesso neolaureati, da inserire in lunghi percorsi di affiancamento. Sempre più spesso, però, questi professionisti vengono formati da colleghi che sono a loro volta entrati nel servizio da poco tempo. Si sta così creando una catena nella quale l’esperienza complessiva si riduce progressivamente, mentre aumentano le responsabilità operative. Un infermiere appena formato può trovarsi in breve tempo a rappresentare l’unica figura sanitaria a bordo di un’ambulanza, chiamato a valutare pazienti critici, applicare protocolli, assumere decisioni tempestive e operare in contesti difficili, lontani dagli ospedali e senza il supporto diretto di un medico. L’emergenza territoriale non può essere appresa soltanto attraverso la laurea, i corsi obbligatori o poche settimane di affiancamento. Richiede esperienza sul campo, capacità di leggere rapidamente situazioni complesse, conoscenza del territorio, padronanza degli strumenti, lucidità decisionale e consapevolezza dei propri margini di autonomia e responsabilità. Sono competenze che si costruiscono nel tempo e che dovrebbero essere conservate all’interno del servizio. Oggi, invece, il sistema sembra funzionare secondo un continuo ricambio: si reclutano nuovi infermieri, li si affianca, li si forma e, quando iniziano ad acquisire esperienza, questi lasciano il servizio per opportunità lavorative più stabili, più tutelate e spesso meglio retribuite. Il ciclo ricomincia così senza interruzione, dodici mesi l’anno. Le associazioni sono costrette a cercare continuamente nuovo personale da affiancare, mentre diventa sempre più difficile costruire equipaggi stabili, consolidare le competenze e creare una vera cultura professionale dell’emergenza territoriale. Formalmente le ambulanze continuano ad uscire e nessuna postazione resta scoperta di infermiere, ma ciò avviene soltanto grazie al ricorso massiccio ai libero-professionisti e agli straordinari dei dipendenti. Il servizio viene quindi mantenuto in equilibrio attraverso soluzioni emergenziali e disponibilità individuali, non attraverso una programmazione strutturale del personale. Se il sistema dovesse basarsi esclusivamente su infermieri dipendenti, senza il contributo di chi opera in regime di libera professione, che garantisce un numero di ore superiore a quello del personale assunto, emergerebbe con chiarezza una carenza stimabile in almeno due infermieri per ciascuna postazione. Non si tratta pertanto di una difficoltà occasionale, ma di una fragilità strutturale che viene quotidianamente nascosta dal sacrificio dei professionisti. E la situazione è destinata solo a peggiorare. Le cause di questa situazione sono note. Le associazioni convenzionate non sono in grado di competere con le aziende sanitarie pubbliche né sul piano economico, né su quello della stabilità contrattuale, né su quello delle prospettive professionali. Un contratto legato a una convenzione quinquennale non può offrire le stesse garanzie di un’assunzione pubblica. Allo stesso modo, il livello retributivo, le tutele, i percorsi di carriera e la percezione di sicurezza lavorativa risultano inevitabilmente meno attrattivi rispetto a quelli garantiti dalle aziende sanitarie. Negli ultimi anni, ma in modo particolare nelle ultime settimane, inoltre, le numerose assunzioni effettuate negli ospedali, nelle case e ospedali di comunità e negli altri servizi territoriali hanno progressivamente prosciugato il bacino di infermieri disponibili. È certamente comprensibile che le aziende pubbliche assumano personale per rafforzare i propri servizi, ma non si può ignorare la contraddizione di fondo: la stessa ASL che è titolare del servizio 118 affida la gestione delle postazioni alle associazioni convenzionate e, nello stesso tempo, assume gli infermieri che quelle associazioni hanno formato e sui quali avevano costruito la continuità del servizio. In questo modo, la responsabilità di mantenere l’infermiere a bordo dell’ambulanza resta formalmente a carico dell’associazione, mentre l’azienda pubblica continua ad attingere al medesimo bacino professionale senza farsi realmente carico delle conseguenze sul sistema di emergenza territoriale. Il problema viene quindi trasferito, non risolto. Si riempiono altri servizi, ma si svuota il 118, lasciando che siano le associazioni a fronteggiare da sole una carenza che, in realtà, è prodotta anche dalle politiche di reclutamento della stessa sanità pubblica. Neppure le associazioni possono però limitarsi a lamentare la mancanza di infermieri. Da anni conoscono le criticità del sistema, almeno dal periodo del Covid-19, ma raramente hanno assunto una posizione pubblica chiara e condivisa. Hanno continuato a garantire i turni attraverso straordinari, collaborazioni libero professionali e continui nuovi inserimenti, senza mettere realmente in discussione un modello che mostra ormai tutti i suoi limiti. È legittimo chiedersi se questo silenzio dipenda soltanto dalla volontà di garantire il servizio o se, in alcuni casi, siano entrati in gioco anche interessi organizzativi ed economici. Il ruolo delle associazioni di volontariato nel sistema 118 merita rispetto, ma non può diventare un alibi per rinunciare a una governance sanitaria pubblica. Non è accettabile che la selezione, la gestione e la permanenza dell’ultima figura sanitaria stabilmente presente sulle ambulanze siano affidate a organizzazioni che, soprattutto nei piccoli centri, possono essere guidate da persone prive di qualsiasi competenza sanitaria, gestionale o conoscenza dell’emergenza territoriale. La buona volontà, il radicamento nel territorio e l’impegno volontaristico non possono sostituire la responsabilità istituzionale, la programmazione professionale e la competenza tecnica. Se l’infermiere è ormai, nella maggior parte dei turni, l’unico professionista sanitario presente sui mezzi di soccorso avanzato, deve essere direttamente inserito nell’organizzazione pubblica titolare del servizio. Deve essere dipendente dell’ASL, selezionato secondo criteri uniformi, formato attraverso percorsi strutturati, aggiornato costantemente e valorizzato per le competenze e le responsabilità esercitate. Non è più sostenibile che una funzione così essenziale venga affidata a rapporti di lavoro frammentati, a convenzioni temporanee o a organizzazioni esterne che non possono garantire la stessa stabilità, uniformità e continuità professionale. Il punto non è sottrarre valore alla leadership infermieristica, ma proteggerla. Un infermiere esperto, formato e stabilmente inserito nel sistema rappresenta una risorsa straordinaria per l’emergenza territoriale. Un sistema che, invece, costringe continuamente professionisti inesperti a entrare, formarsi rapidamente e assumersi responsabilità crescenti, per poi perderli poco dopo, sta progressivamente abbassando la qualità complessiva del servizio. Quando un’organizzazione perde i professionisti più esperti e li sostituisce continuamente con personale da formare, non sta affrontando soltanto una carenza numerica. Sta perdendo memoria professionale, competenze consolidate, capacità di gestire l’imprevisto e possibilità di trasmettere esperienza alle nuove generazioni. In emergenza-urgenza, tutto questo non rappresenta un semplice problema organizzativo: è un problema di sicurezza per il cittadino e per gli stessi operatori. Per queste ragioni è necessario aprire un confronto serio e pubblico sul futuro del 118 irpino. L’ASL di Avellino e la Regione Campania devono assumersi la responsabilità di ripensare l’attuale modello, partendo dall’internalizzazione del personale infermieristico, dalla definizione di organici adeguati, dalla stabilizzazione dei professionisti già esperti e dalla costruzione di percorsi formativi realmente strutturati. Le associazioni convenzionate, dal canto loro, devono smettere di limitarsi a tamponare le difficoltà e avere il coraggio di denunciare con chiarezza ciò che non è più sostenibile. Continuare a mantenere formalmente operative le postazioni non significa garantire un servizio di qualità. La vera domanda non è soltanto se l’ambulanza riesca a partire, ma con quali competenze, con quale esperienza e con quale livello di sicurezza arrivi dal cittadino. Il sistema 118 non può continuare a reggersi sul sacrificio personale, sulla disponibilità senza limiti degli infermieri e su un ricambio continuo di professionisti appena formati. È necessario intervenire prima che questa fragilità diventi una vera emergenza. Perché quando a essere indebolito è il primo anello della catena del soccorso, le conseguenze non ricadono sulle associazioni, sull’ASL o sui singoli operatori, ma sull’intera comunità.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><b>Un infermiere dell’emergenza territoriale irpina.</b></span></p>
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		<title>Malattie rare e disabilità, focus nel Palazzo abbaziale del Loreto a Mercogliano.</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/malattie-rare-e-disabilita-focus-nel-palazzo-abbaziale-del-loreto-a-mercogliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 18:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[The Politics of Health]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Picariello]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Irpini della Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale delle Malattie Rare e Disabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1120" height="1641" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38.jpeg 1120w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-410x600.jpeg 410w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-768x1125.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-1048x1536.jpeg 1048w" sizes="(max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></div>
<p>Nel Palazzo abbaziale del Loreto, a Mercogliano, lunedì si terrà la V Edizione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare e Disabilità, organizzata dall’Associazione Irpini della Capitale. Si tratta di una tavola rotonda in cui si alterneranno esperti e luminari della medicina mondiale. “Da sempre l’Associazione Irpini della Capitale è attenta a queste tematiche appuntamento che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1120" height="1641" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38.jpeg 1120w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-410x600.jpeg 410w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-768x1125.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-1048x1536.jpeg 1048w" sizes="auto, (max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></div><p align="justify">Nel Palazzo abbaziale del Loreto, a Mercogliano, lunedì si terrà la V Edizione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare e Disabilità, organizzata dall’Associazione Irpini della Capitale. Si tratta di una tavola rotonda in cui si alterneranno esperti e luminari della medicina mondiale.</p>
<p align="justify">“<em>Da sempre l’Associazione Irpini della Capitale è attenta a queste tematiche appuntamento che si arricchisce ogni anno di nuovi spunti e opportunità”</em> &#8211; afferma Antonella Picariello Vice-Presidente Irpini della Capitale.</p>
<p align="justify">La giornata delle malattie rare è stata istituita nel 2008, all&#8217;origine fu scelto un giorno simbolico, il 29 febbraio: un &#8220;giorno raro&#8221; per &#8220;persone rare&#8221;.  Tuttavia, negli ultimi anni in Italia l&#8217;attenzione non si limita più alla singola data: l&#8217;intero mese di febbraio è ormai dedicato alla conoscenza e alla sensibilizzazione sul tema. Quest&#8217;anno la celebrazione ufficiale culminava il 28 febbraio 2026.</p>
<p align="justify">Il focus del convegno è incentrato sulla “persona” e sulle sue necessità a tutto tondo, andando oltre la sola patologia per abbracciare i bisogni sociali, relazionali e di inclusione. Il messaggio chiave di quest&#8217;anno, &#8220;Molto più di quanto immagini&#8221;, invita la collettività a riconoscere la forza, il potenziale e la ricchezza di chi convive con una malattia rara. Le malattie rare sono oltre 7.000 e, considerate nel loro insieme, coinvolgono un numero significativo di cittadini. Garantire percorsi di diagnosi tempestiva, presa in carico appropriata e continuità assistenziale rappresenta una priorità del Servizio Sanitario.</p>
<div class="otQkpb" role="heading" data-animation-nesting="" data-sfc-cp="" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-processed="true" data-sae="">Dati e Contesto</div>
<ul class="KsbFXc U6u95" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true" data-processed="true">
<li class="dF3vjf" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-hveid="CAEICRAA" data-complete="true" data-sae=""><span class="T286Pc" data-sfc-cp="" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true"><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true">Prevalenza</strong>: Una malattia è definita &#8220;rara&#8221; quando colpisce meno di 5 persone ogni 10.000 abitanti.</span></li>
<li class="dF3vjf" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-hveid="CAEICRAB" data-complete="true" data-sae=""><span class="T286Pc" data-sfc-cp="" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true"><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true">Numeri in Italia</strong>: Si stimano oltre <strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true">2 milioni</strong> di persone affette da malattie rare, di cui 1 su 5 è minorenne.</span></li>
<li class="dF3vjf" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-hveid="CAEICRAC" data-complete="true" data-sae=""><span class="T286Pc" data-sfc-cp="" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true"><strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-complete="true">Ricerca e Diagnosi</strong>: Esistono tra le 6.000 e le 8.000 patologie conosciute. Uno dei problemi principali rimane il ritardo diagnostico, che in media è di circa 4,8 anni.</span><span class="uJ19be notranslate" data-sfc-root="c" data-wiz-uids="nbt7Ne_3r,nbt7Ne_3s" data-sfc-cb="" data-complete="true"><span class="vKEkVd" data-animation-atomic="" data-wiz-attrbind="class=nbt7Ne_3q/TKHnVd" data-sae=""><span aria-hidden="true"> </span></span></span></li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-347768 alignleft" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-410x600.jpeg" alt="" width="349" height="511" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-410x600.jpeg 410w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-768x1125.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38-1048x1536.jpeg 1048w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-13-at-12.43.38.jpeg 1120w" sizes="auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px" /></p>
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		<title>Sanità, l&#8217;allarme dei medici</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/sanita-lallarme-dei-medici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 18:53:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[The Politics of Health]]></category>
		<category><![CDATA[sanità pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="700" height="394" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2021/04/MEDICI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2021/04/MEDICI.jpg 700w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2021/04/MEDICI-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
<p>&#8220;Ti stanno rubando il medico di famiglia. Dedicateci un attimo di lettura &#8230; Dietro all’obbligo per i medici di famiglia di prestare la loro opera presso le Case di Comunità si nasconde, nemmeno troppo bene, il disegno che porterà alla sostituzione della tradizionale figura del vostro medico di fiducia con il medico che troverete in turno e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/sanita-lallarme-dei-medici/">Sanità, l&#8217;allarme dei medici</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="700" height="394" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2021/04/MEDICI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2021/04/MEDICI.jpg 700w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2021/04/MEDICI-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div><div class="html-div xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl">
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<div class="xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a">
<div dir="auto" style="text-align: left">&#8220;<em>Ti stanno rubando il medico di famiglia.</em></div>
<div dir="auto" style="text-align: left"><em>Dedicateci un attimo di lettura &#8230;</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"><em>Dietro all’obbligo per i medici di famiglia di prestare la loro opera presso le Case di Comunità </em><em>si nasconde, nemmeno troppo bene, il disegno che porterà alla sostituzione della tradizionale </em><em>figura del vostro medico di fiducia con il medico che troverete in turno e di lì a quel punto sarà </em><em>facile per le Regioni cedere il servizio a privati che potranno utilizzare dei gettonisti, </em><em>naturalmente sottopagati.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; Chi è il vostro medico di famiglia?</em></div>
<div dir="auto"><em>Il medico di medicina generale o di famiglia (MMG) finora era il professionista che voi avevate </em><em>scelto per instaurare un reciproco rapporto di fiducia e sulla base di questo ottenere cura e </em><em>consigli. Sia su banalità che su scelte fondamentali.</em></div>
<div dir="auto"><em>Questo servizio negli anni è sempre stato molto gradito dall’utenza come dimostrato </em><em>periodicamente da sondaggi sul tema.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; Cosa è successo?</em></div>
<div dir="auto"><em>Dopo il Covid, che ha evidenziato tutti i limiti di un sistema sanitario centrato sugli ospedali e </em><em>non sul territorio (perché è negli ospedali che i privati guadagnano davvero e sono i privati che </em><em>in alcune Regioni indirizzano fin troppo le scelte dirigenziali e quelle politiche) anche a causa </em><em>dell’inefficienza del piano di emergenza e della scelleratezza di fatto non punita di chi doveva </em><em>intervenire per tempo e non l’ha fatto, l’Europa ha finanziato strutture che sulla carta </em><em>dovrebbero ricucire la distanza territorio-ospedale fornendo servizi di in prossimità dei</em></div>
<div dir="auto"><em>cittadini: le Case di Comunità (CdC) e gli Ospedali di Comunità (OdC).</em></div>
<div dir="auto"><em>Queste si sarebbero dovute riempire di specialisti e di MMG, cosa ovviamente non accaduta </em><em>perché i secondi avevano in essere un contratto nazionale che non ne prevedeva il loro </em><em>impiego. Fino all’ultima versione sottoscritta dalle sigle sindacali. Da ora infatti l’impiego dei </em><em>MMG nelle CdC è regolato dal contratto nazionale.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; La narrazione</em></div>
<div dir="auto"><em>Una ampia narrazione giornalistica sta raccontando di un medico che lavora tre ore al giorno per poi rilassarsi a casa sua. Su che base lo fanno? Utilizzando l’orario minimo di apertura</em></div>
<div dir="auto"><em>richiesto dal contratto del medico di famiglia, ovvero 15 ore. Omettono però di dire che quello</em></div>
<div dir="auto"><em>è l’orario minimo, che spesso si protrae di ore, talvolta anche per l’esistenza di incentivi</em></div>
<div dir="auto"><em>regionali ad ampliare l’orario di apertura.</em></div>
<div dir="auto"><em>Omettono anche di dire che la peculiarità della </em><em>medicina di famiglia è la sua flessibilità per cui nei periodi di maggior richiesta il MMG è in</em></div>
<div dir="auto"><em>grado di ampliare l’orario alla bisogna regolando l’offerta alla domanda in tempo reale.</em></div>
<div dir="auto"><em>Omettono altresì di dire che oltre al tempo studio esiste tutta una attività di back office che </em><em>può essere molto variegata ma che arriva tranquillamente a pareggiare l’attività che avviene </em><em>con il paziente in studio: certificazioni, letture esami, corrispondenza, organizzazione dello </em><em>studio, presa in carico del paziente cronico, prescrizioni di protesica, piani terapeutici etc etc.</em></div>
<div dir="auto"><em>Resta poi da chiarire ciò che davvero si vuole ottenere sul territorio stante l’aumento del </em><em>numero di pazienti fragili e dell’età media della popolazione.</em></div>
<div dir="auto"><em>Sì perché se ora il medico di famiglia riesce ancora ad essere presente al domicilio, magari più </em><em>spesso con accessi programmati (ADI/ADP) piuttosto che su richiesta dell’assistito (spesso </em><em>incongrua perché il paziente è facilmente trasportabile in studio dove l’efficacia della visita è</em></div>
<div dir="auto"><em>sicuramente maggiore) è evidente che se dovrà essere rinchiuso in una Casa della Comunità </em><em>tutto questo cesserà, al pari della flessibilità del suo orario di studio con allungamento enorme </em><em>dei tempi di prenotazione per una visita (come già accade in alcuni Paesi esteri con attese che </em><em>giungono a 1 mese).</em></div>
<div dir="auto"><em>Questi punti non hanno avuto grande risalto né da parte della politica né da parte dei </em><em>giornalisti. Perché? Perché riguardano solo i medici e gli assistiti e soprattutto perché urge </em><em>riempire le Case di Comunità pena la perdita dei fondi PNRR che le finanziano.</em></div>
<div dir="auto"><em>E il territorio? Vabbè, avrete mica davvero creduto che l’interesse fosse quello?</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; Gli interessi</em></div>
<div dir="auto"><em>Come detto uno è mettere in salvo i fondi PNRR, un altro è senz’altro cercare di disfarsi di una</em></div>
<div dir="auto"><em>categoria pericolosa perché ultimo freno all’esplosione della spesa sanitaria (e i privati</em></div>
<div dir="auto"><em>apprezzerebbero assai) e perché storicamente spesso in grado di muovere pacchetti di voti</em></div>
<div dir="auto"><em>proprio grazie al rapporto fiduciario. Infine, come detto, allargare il campo alla privatizzazione</em></div>
<div dir="auto"><em>anche della medicina territoriale con risparmio economico pubblico e guadagno privato. E la</em></div>
<div dir="auto"><em>qualità?</em></div>
<div dir="auto"><em>Beh, quella non è più un problema già dal tempo degli accreditamenti al privato: nessuno</em></div>
<div dir="auto"><em>controlla altro che i numeri.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; I numeri</em></div>
<div dir="auto"><em>E proprio i numeri verificano che il MMG è tutt’altro che una figura poco presente. I dati</em></div>
<div dir="auto"><em>estrapolati dai gestionali ambulatoriali parlano di oltre 15000 accessi all’anno per massimalista.</em></div>
<div dir="auto"><em>Numeri che la medicina di famiglia non sa comunicare così come non è mai riuscita a</em></div>
<div dir="auto"><em>confutare altre narrazioni come ad esempio i sontuosi emolumenti percepiti dai MMG.</em></div>
<div dir="auto"><em>Narrazione quest’ultima che sta un po’ perdendo quota da quando gli stessi giornalisti che</em></div>
<div dir="auto"><em>l’hanno veicolata si sono resi conto che alla fine si parlava di 2800-3000 euro netti per un</em></div>
<div dir="auto"><em>professionista che non gode di ferie, di malattie e che deve pagarsi ogni centesimo di attività</em></div>
<div dir="auto"><em>(affitto, assicurazioni, telefono, auto, materiali diagnostici, materiali di consumo, PC e</em></div>
<div dir="auto"><em>assistenza, commercialista, consulente del lavoro, personale etc. etc. etc.). Un reddito che negli</em></div>
<div dir="auto"><em>ultimi vent’anni non è mai sostanzialmente cambiato se non in alcune Regioni e a fronte di</em></div>
<div dir="auto"><em>attività aggiuntive collaterali.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; Il Pronto Soccorso</em></div>
<div dir="auto"><em>Parte fondamentale della narrazione è l’intasamento dei PS che è facilmente ricondotto</em></div>
<div dir="auto"><em>all’assenza del MMG in studio.</em></div>
<div dir="auto"><em>Detto che già quello è un falso e che occorrerà anche decidere se il MMG lo vuoi in studio o</em></div>
<div dir="auto"><em>sul territorio perché in entrambi i luoghi contemporaneamente non può starci, chiunque si</em></div>
<div dir="auto"><em>occupi davvero di medicina del territorio sa che il problema del PS è la carenza di posti letto</em></div>
<div dir="auto"><em>che lo tengono intasato anche per giorni. Poi vengono semmai gli accessi di gente che vi si</em></div>
<div dir="auto"><em>reca perché non trova risposte adeguate sul territorio a causa di liste di attesa vergognose per</em></div>
<div dir="auto"><em>qualunque accertamento. Problema al quale nessuno sa mettere mano perché gonfiato a</em></div>
<div dir="auto"><em>dismisura dall’interesse privato e dalla medicina difensiva.</em></div>
<div dir="auto"><em>I codici bianchi visti in PS perlopiù</em></div>
<div dir="auto"><em>persone spaventate (sì anche dagli articoli giornalistici terroristici che hanno due esiti:</em></div>
<div dir="auto"><em>aumentare l’ansia e, guarda il caso, aumentare la richiesta sanitaria e dunque la spesa, con</em></div>
<div dir="auto"><em>grande apprezzamento dei privati, spesso peraltro gli stessi che pagano le inserzioni</em></div>
<div dir="auto"><em>pubblicitarie sugli stessi media) oppure persone che non hanno alcun rapporto con il proprio</em></div>
<div dir="auto"><em>medico curante che bypassano sistematicamente sapendo che in PS troveranno accesso alla</em></div>
<div dir="auto"><em>diagnostica, altrimenti di fatto negato.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; La medicina difensiva</em></div>
<div dir="auto"><em>È un costo enorme per la società ed è legata all’incremento del numero di cause intentate ai</em></div>
<div dir="auto"><em>sanitari per supposta malpractice.</em></div>
<div dir="auto"><em>Queste aumentano per svariati motivi, fra i quali ancora la narrazione giornalistica</em></div>
<div dir="auto"><em>approssimativa, la spinta di consulenti, avvocati e associazioni che hanno tutte il loro</em></div>
<div dir="auto"><em>tornaconto economico e anche, perché negarlo, a un possibile aumento dell’errore medico,</em></div>
<div dir="auto"><em>causato dalle condizioni generali di lavoro diventate inaccettabili (si pensi solo al carico</em></div>
<div dir="auto"><em>burocratico che ogni prestazione si porta dietro).</em></div>
<div dir="auto"><em>Come si difende dunque qualunque medico? Demandando ad altri o prescrivendo esami</em></div>
<div dir="auto"><em>spesso se non inutili, ridondanti, al solo scopo di proteggersi da eventuali cause.</em></div>
<div dir="auto"><em>Il rapporto fiduciario fra medico e paziente ha sempre funzionato da calmiere su questo punto</em></div>
<div dir="auto"><em>tanto che i MMG sono fra il personale meno esposto a cause e a medicina difensiva (ti conosco,</em></div>
<div dir="auto"><em>mi fido). Anche questo “idillio” finirà a causa della perdita del rapporto fiduciario provocando</em></div>
<div dir="auto"><em>quindi un aumento della spesa pubblica per medicina difensiva e un aumento dei costi</em></div>
<div dir="auto"><em>assicurativi per i MMG.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; La dipendenza e l’Enpam</em></div>
<div dir="auto"><em>C’è poi un ulteriore tesoretto nel mirino dei probi narratori e di chi li spinge: l’ente</em></div>
<div dir="auto"><em>pensionistico dei Medici che, con le sue casse da sempre ben piene, fa piuttosto gola a un ente</em></div>
<div dir="auto"><em>da sempre invece in difficoltà come l’Inps che diverrebbe, con il passaggio alla dipendenza dei</em></div>
<div dir="auto"><em>MMG (perlomeno dei pochi che decideranno ancora di fare un lavoro completamente</em></div>
<div dir="auto"><em>snaturato nella sua essenza, con la definitiva trasformazione di un professionista vicino al</em></div>
<div dir="auto"><em>paziente in un burocrate intercambiabile), titolare delle quote relative.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; La proposta</em></div>
<div dir="auto"><em>Quale poteva essere il banale, immediato suggerimento da parte delle organizzazioni sindacali </em><em>dei MMG, non si sa perché sostanzialmente mai esposto?</em></div>
<div dir="auto"><em>Da subito organizzare una guardia medica/continuità assistenziale diurna di 12 ore con turni di due ore per medico che non avrebbero influito sull’attività ambulatoriale e domiciliare dei </em><em>MMG e avrebbero dato una eventuale risposta ai pochi non in grado di contattare il proprio </em><em>medico per evitarne l’accesso in PS, di fatto così dimostrando che non sono i MMG la causa </em><em>dell’affollamento di quest’ultimo.</em></div>
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<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; Il finale</em></div>
<div dir="auto"><em>È già scritto. Crisi vocazionale nei confronti della Medicina Generale (cui difficilmente farà da </em><em>argine il passaggio a specialità universitaria dell’attuale corso specifico di formazione triennale </em><em>in Medicina generale), mancanza di MMG, sostituzione del servizio con una guardia medica </em><em>continuativa, medici di fiducia a pagamento (libero professionista singolo o organizzato in </em><em>cooperative), presa in carico dei cronici ad opera di medici burocrati ingaggiati soltanto per </em><em>redigere il piano di assistenza individuale ad ogni assistito.</em></div>
<div dir="auto"><em>Costi ridotti all’osso, attività comunque garantita con possibilità di sfruttamento politico, </em><em>qualità non pervenuta.</em></div>
<div dir="auto"><em>Ma quest’ultimo è un aspetto che riguarda soltanto il paziente, che credete, non è certo quello </em><em>al centro dell’attenzione.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a" style="text-align: left">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8211; Spoiler conclusivo: l’assassino resterà senza nome, come sempre in questi casi dato che nessun </em><em>giornalista chiederà mai conto e nessun politico ammetterà mai di aver deciso di eliminare la </em><em>medicina generale.</em></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto" style="text-align: left"><em>Ah, mentre scrivo è in atto un dibattito con i nostri sindacati che pensano che non dovremmo</em></div>
<div dir="auto" style="text-align: left"><em>indire uno sciopero perché causerebbe troppi disagi agli assistiti.</em></div>
<div dir="auto" style="text-align: left"><em>Come se a qualsiasi altra categoria nel pianeta fregasse qualcosa dei disagi che crea.</em></div>
<div dir="auto" style="text-align: left"><em>Forse anche per questo meritiamo davvero l’estinzione: siamo eticamente obsoleti</em>&#8220;.</div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1n2onr6">Da un post del dott. <strong>Giuseppe Bernardo </strong></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/sanita-lallarme-dei-medici/">Sanità, l&#8217;allarme dei medici</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SANITÀ PUBBLICA: IL GRANDE MALATO D&#8217;ITALIA</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/sanita-pubblica-il-grande-malato-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 08:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Politics of Health]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="600" height="400" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/04/sala-attesa-medico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></div>
<p>C&#8217;è un curioso paradosso nella politica italiana contemporanea: il governo Meloni si vanta di difendere la famiglia, i valori tradizionali e i diritti degli italiani, ma sembra aver dimenticato che tra questi diritti c&#8217;è anche quello alla salute. O forse, per l&#8217;esecutivo, curarsi è diventato un lusso e non più un bisogno essenziale? A giudicare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/sanita-pubblica-il-grande-malato-ditalia/">SANITÀ PUBBLICA: IL GRANDE MALATO D&#8217;ITALIA</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="600" height="400" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/04/sala-attesa-medico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></div><p>C&#8217;è un curioso paradosso nella politica italiana contemporanea: il governo Meloni si vanta di difendere la famiglia, i valori tradizionali e i diritti degli italiani, ma sembra aver dimenticato che tra questi diritti c&#8217;è anche quello alla salute. O forse, per l&#8217;esecutivo, curarsi è diventato un lusso e non più un bisogno essenziale? A giudicare dalle condizioni della sanità pubblica, la risposta appare evidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendiamo un caso concreto, una storia tra tante: una paziente affetta da sclerosi multipla, che ogni sei mesi deve sottoporsi a risonanza magnetica per monitorare la progressione della malattia. Un diritto garantito dalla Costituzione, certo, ma nella pratica? Dopo giorni di tentativi per prenotare un esame attraverso il servizio sanitario nazionale, finalmente le rispondono. C&#8217;è posto! Peccato che l&#8217;appuntamento sia a luglio 2025, in una provincia distante 90 chilometri. Un piccolo dettaglio che fa riflettere sulla reale accessibilità della sanità pubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ovviamente, esiste sempre l&#8217;alternativa: il privato. Qui le cose funzionano a meraviglia! La stessa paziente ottiene un appuntamento in due giorni, al modico prezzo di 680 euro. Una cifra irrisoria, se si considera che la salute è fondamentale, no? E se uno non ha i soldi? Beh, allora può sempre consolarsi leggendo l&#8217;Articolo 32 della Costituzione italiana, che tutela la salute come &#8220;fondamentale diritto dell&#8217;individuo&#8221;. Certo, leggerlo non curerà la malattia, ma almeno serve a ricordare la distanza tra teoria e realtà.</p>
<p>Per chi non lo sapesse:</p>
<p>In molti però non sanno cos’è la SLA o anche detta Sclerosi Multipla, questa malattia colpisce il Sistema Nervoso Centrale, e provoca i seguenti sintomi: Formicolio, intorpidimento, dolore, bruciore e prurito alle braccia, alle gambe, al tronco o al viso e talvolta una riduzione del senso del tatto. Perdita della forza o della destrezza in una gamba o una mano che può irrigidirsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per un malato di SLA, è più che necessario tenere sotto controllo la propria malattia, poiché oltre a causare disturbi fisici, causa anche insicurezze sociali. La SLA può progredire, come può stabilizzarsi. Nel momento in cui progredisce, i movimenti possono diventare a scatti, irregolari e inefficaci. Le persone possono diventare parzialmente o completamente paralizzate. Nella fase più critica, si sviluppa la demenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma questa è solo una delle tante malattie, difficili da gestire grazie ai tagli sanitari fatti dal nostro bellissimo governo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa situazione non è un caso isolato, bensì il sintomo di un problema strutturale. Il Servizio Sanitario Nazionale, un tempo fiore all&#8217;occhiello del Paese, oggi è lasciato in agonia. Mancano medici, infermieri, attrezzature e risorse. Le liste d&#8217;attesa sono infinite, e la risposta del governo? Tagli ai finanziamenti e una costante retorica sulla &#8220;difesa degli italiani&#8221; che si scontra con la realtà di cittadini abbandonati a se stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2006, Tina Anselmi scriveva che la democrazia è &#8220;una pianta fragile, che cresce solo in un terreno concimato dalla responsabilità del popolo&#8221;. Oggi quella pianta è rinsecchita, e il popolo è lasciato senza cure, letteralmente. La politica non è all&#8217;altezza del presente, e i cittadini ne pagano il prezzo, con la salute e con il portafoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse, alla prossima campagna elettorale, i partiti dovrebbero sostituire gli slogan propagandistici con una frase più onesta: &#8220;Se puoi permettertelo, vivrai più a lungo. Se no, arrangiati&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>PRIMO CASO DI FEBBRE WEST NILE NEL CASERTANO: ALLARME E MISURE DI PREVENZIONE A FRANCOLISE</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/primo-caso-di-febbre-west-nile-nel-casertano-allarme-e-misure-di-prevenzione-a-francolise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 11:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Politics of Health]]></category>
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<p>Ultima ora, è stato appena accertato un caso di Febbre, ovvero il Nilo al West Nile Disease, nel Casertano. A comunicare il primo caso è stata proprio l’Asl di Caserta, che ha informato il comune di Francolise di aver accertato la positività. Questa tipologia di virus è presente spesso negli uccelli selvatici e a favorirne [&#8230;]</p>
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<p>Che sintomi provoca questa febbre? Bisogna specificare che, non tutti gli infetti presentano i seguenti sintomi: febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni che possono portare a paralisi e coma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quanti casi abbiamo in Italia? Da Maggio 2024 sono stati registrati 232 casi. </strong></p>
<p>Come prevenire la Febbre del Nilo? Indossare abiti di colore chiaro che coprano le maggior parte del corpo. Evitare le attività all&#8217;aperto nelle ore in cui le zanzare sono più attive. Soggiornare in ambienti con aria condizionata o protetti da zanzariere applicate a porte e finestre.</p>
<p>Esiste una cura? Non esiste ancora una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana.</p>
<p>Il Comune ha prontamente provveduto, nei giorni precedenti, a far eseguire interventi di disinfestazione nelle aree esterne dei plessi scolastici e sull&#8217;intero territorio comunale. Inoltre Asl e Comuni hanno avvisato i cittadini che qualora trovassero carcasse di uccelli selvatici, di riferirglielo.</p>
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		<title>L&#8217;OBLIO ONCOLOGICO: GUARITI DAL CANCRO MA CONDANNATI DALLO STATO</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/loblio-oncologico-guariti-dal-cancro-ma-condannati-dallo-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 10:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Politics of Health]]></category>
		<category><![CDATA[tumore; sanità; farmacia; politica;]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1080" height="1221" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti.jpeg 1080w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti-531x600.jpeg 531w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti-768x868.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></div>
<p>Legge sull&#8217;oblio oncologico: la grande illusione e la realtà dei fatti Cos&#8217;è la legge sull&#8217;oblio oncologico? E cosa ci fanno credere i giornali e il Governo italiano su quest&#8217;ultima? Beh, se chiediamo ai diretti interessati, come Lorenzo Muto, un giovane tik toker italiano, la storia cambia drasticamente. Lorenzo ha raccontato sui social come in Italia i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1080" height="1221" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti.jpeg 1080w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti-531x600.jpeg 531w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2024/10/articolo-lorenzo-muti-768x868.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></div><p><strong>Legge sull&#8217;oblio oncologico: la grande illusione e la realtà dei fatti</strong></p>
<p>Cos&#8217;è la <strong>legge sull&#8217;oblio oncologico?</strong> E cosa ci fanno credere i giornali e il Governo italiano su quest&#8217;ultima? Beh, se chiediamo ai diretti interessati, come<strong> Lorenzo Muto,</strong> un giovane tik toker italiano, la storia cambia drasticamente. Lorenzo ha raccontato sui social come in Italia i pazienti che riescono a superare le cure oncologiche vengano, di fatto, &#8220;congelati&#8221; per dieci anni, tempo in cui la vita normale resta un miraggio. Ma partiamo dal principio, capiamo cos&#8217;è davvero un tumore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> Cos&#8217;è un tumore?</strong><br />
Il tumore è, in parole povere, una massa ribelle di tessuto che decide di fare quello che vuole, cresciuta senza coordinarsi con i tessuti normali. Nel caso di Lorenzo, si trattava di un linfoma non-Hodgkin, un simpatico gruppo di tumori dei globuli bianchi, quelli chiamati linfociti. Ecco, non parliamo di quelle cose carine e coccolose come nei cartoni animati: i linfonodi, soprattutto quelli del collo o delle ascelle, si ingrossano senza farti male, e a volte anche senza chiedere permesso. Se hai fortuna, non ti accorgi subito di niente. Se ne hai meno, cominci a respirare male, o senti dolori che non ti aspettavi.</p>
<p>I linfociti B e T giocano un ruolo cruciale in tutto questo. I B sono quelli che fanno gli anticorpi, i T quelli che regolano il sistema immunitario. Ma quando qualcosa va storto, i linfonomi si ingrossano in modo spropositato che in casi più gravi possono spingere sugli organi. Questa tipologia di tumore coinvolge circa 50 malattie diverse. E, come se non bastasse, la confusione si sovrappone con malattie come la leucemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La &#8220;guarigione&#8221; e la legge: una contraddizione tutta italiana</strong><br />
Fin qui, sembra tutto abbastanza chiaro: una diagnosi spaventosa, terapie pesanti e infiniti cicli di chemio e radioterapia. E, alla fine del tunnel, Lorenzo guarisce. Che felicità! Ma, ahimè, per lo Stato italiano, guarire da un tumore non basta. No, perché qui entra in gioco la <strong>legge dell’oblio oncologico</strong>, che, nonostante sembri un titolo di un film horror di serie B, è una realtà altrettanto agghiacciante.</p>
<p>Per dieci lunghi anni, dopo aver sconfitto la malattia, per il sistema sei ancora &#8220;malato&#8221;. La legge, infatti, sancisce che per accedere a servizi fondamentali come prestiti bancari, mutui, adozioni o partecipazioni a concorsi pubblici, non puoi svincolarti dalla tua vecchia etichetta da malato oncologico. È come se fossi condannato a giocare una partita di poker in cui lo Stato tiene in mano tutti gli assi. Lorenzo Muto, guarito nel 2022, sarà libero, forse, nel 2032. E nel frattempo, cosa dovrebbe fare? Giocare a Monopoli?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> L&#8217;assurdità di un sistema</strong><br />
Immaginate: combatti il cancro, fai della tua carne un campo di battaglia con sei cicli di chemio e diciassette di radioterapia. Esci vivo dall’inferno e, per fortuna, sei qui a raccontarlo. Ma scopri che non puoi accedere a un prestito per comprare casa, perché, beh, sei &#8220;troppo rischioso&#8221;. Chi te lo dice? Il Governo italiano. E se ti venisse l&#8217;idea di adottare un bambino? <strong>Assolutamente no,</strong> sei ancora una persona che potrebbe non essere affidabile. Vuoi partecipare a un concorso pubblico per trovare lavoro? Meglio di no, non vorremmo mai che un ex-malato di tumore facesse qualcosa di utile per il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;Italia: il Paese delle grandi promesse (che non mantiene)</strong><br />
Non è un mistero che in Italia la sanità sia un argomento spinoso. Ma la legge sull’oblio oncologico sembra essere la ciliegina sulla torta delle assurdità. Da un lato, la scienza ci racconta ogni giorno che i progressi nella cura del cancro sono straordinari. Le percentuali di guarigione crescono, le tecniche migliorano. E poi, dall&#8217;altro lato, lo Stato ti chiude la porta in faccia e ti fa sentire come un pericolo ambulante per dieci anni. Cos’è, una sorta di castigo preventivo per non ammalarti di nuovo?</p>
<p>E qui sorge il dubbio: ma se guarire dal tumore è possibile, perché non puoi guarire anche dal passato? Perché una volta finito l’incubo, sei comunque destinato a vivere con le conseguenze burocratiche, come se una cellula maligna si fosse infilata anche tra i moduli per i prestiti e i concorsi? Se lo chiedono i cittadini, e se lo chiedono persone come Lorenzo Muto,  che oggi usa la sua voce sui social per denunciare questa ingiustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> La soluzione?</strong><br />
Si parla di riforme, sì, ogni tanto, tra un decreto legge e un’emergenza di bilancio. Si dice che l’Italia voglia ridurre i tempi di attesa per l’oblio oncologico, magari portandoli da dieci a cinque anni. Ma si sa, in Italia le promesse sono come i parcheggi: tanti ne parlano, pochi li trovano.</p>
<p>Nel frattempo, Lorenzo Muto, dovrà attendere fino al 2032 per poter avere la stessa vita che chiunque si aspetterebbe dopo aver vinto una battaglia del genere. E forse, il vero tumore qui non è quello che colpisce i linfociti B e T, ma quello che colpisce il buonsenso di chi scrive queste leggi.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia, il Paese in cui si sopravvive al cancro, ma non alla burocrazia.</strong></p>
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