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	<title>Notizie di MEDIO ORIENTE a Caserta - BelvedereNews</title>
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	<description>Cronaca e notizie da Caserta, Napoli e province</description>
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	<title>Notizie di MEDIO ORIENTE a Caserta - BelvedereNews</title>
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	<item>
		<title>Manifestazione per la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 07:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1600" height="1131" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28.jpeg 1600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28-600x424.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28-768x543.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28-1536x1086.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
<p>Manifestazione a Napoli organizzata dalle donne. A Piazza Municipio, ieri 28 marzo, dalle 10:30 alle 14:00 si sono ritrovate attiviste italiane e non, insieme per la pace. L&#8217;iniziativa, dal nome Tessitura di Pace, ha visto in piazza le donne che hanno tessuto l&#8217;arazzo. Le donne, in una lunga mattinata fatta di scambi, letture e suoni, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1600" height="1131" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28.jpeg 1600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28-600x424.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28-768x543.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-23.42.28-1536x1086.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div><p>Manifestazione a Napoli organizzata dalle donne.</p>
<p>A Piazza Municipio, ieri 28 marzo, dalle 10:30 alle 14:00 si sono ritrovate attiviste italiane e non, insieme per la pace.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, dal nome Tessitura di Pace, ha visto in piazza le donne che hanno tessuto l&#8217;arazzo.</p>
<p>Le donne, in una lunga mattinata fatta di scambi, letture e suoni, si oppongono a tutte le guerre: Ucraina, Iran, Palestina, Congo, Sudan, unite contro &#8220;&#8230; <em>la retorica del nemico, la militarizzazione, la normalizzazione della guerra</em>&#8220;.</p>
<p>Chi sono? Sono varie attiviste, come recita la locandina dell&#8217;evento. Tra loro la professoressa <strong>Souzan Fatayer</strong>, palestinese, e l&#8217;iraniana <strong>Rozita Shoaei. </strong>E&#8217; proprio Rozita  che, in una toccante lettura, ha detto: &#8220;(&#8230;) <em>Non saranno le bombe a scrivere la fine di questa storia, finché ci sarà qualcuno capace di vedere un colore nel cielo, finché ci sarà qualcuno capace di chiamare la Vita con il suo nome, questa storia non è finita. Questa storia sta ancora resistendo. Donna, Vita, Libertà&#8221;. </em></p>
<p>Il prossimo evento, di portata nazionale, sarà <strong>a Roma il 20 giugno</strong>.</p>
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		<title>Spiccioli di spiritualità, Guerra e Pace nelle encicliche papali</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/spiccioli-di-spiritualita-guerra-e-pace-nelle-encicliche-papali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 07:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1200" height="600" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045.jpeg 1200w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045-600x300.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045-768x384.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
<p>Per il numero consueto della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla di guerra e pace nelle encicliche papali E così, mentre sembrava ormai alle spalle il conflitto tra ebrei e palestinesi, ecco aprirsi un altro fronte di guerra tra la potenza statunitense-ebraica e lo stato teocratico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1200" height="600" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045.jpeg 1200w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045-600x300.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/e8580fbc-6d3b-4cb9-af3f-a2ec153d8045-768x384.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div><p>Per il numero consueto della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla di guerra e pace nelle encicliche papali</p>
<p>E così, mentre sembrava ormai alle spalle il conflitto tra ebrei e palestinesi, ecco aprirsi un altro fronte di guerra tra la potenza statunitense-ebraica e lo stato teocratico dell’Iran, senza dimenticare il conflitto, tuttora operante, e del quale non si vede la fine, tra la Russia e l’Ucraina. Questo solo per parlare delle guerre che in un modo o l’altro interessano l’Occidente, mentre nel mondo intero, <strong>secondo il Global Peace Index (l&#8217;Indice della Pace Globale, un report che classifica gli Stati e le regioni in base a fattori che determinano l&#8217;attitudine di un paese a essere considerato pacifico) i conflitti tuttora esistenti nel mondo sono 56</strong>. Queste guerre, spesso trascurate dai media, coinvolgono oltre 90 paesi e colpiscono prevalentemente aree in Africa, Medio Oriente e Asia, con un impatto devastante sui civili, che rappresentano il 90% delle vittime.<br />
<strong>Solo nel solo 2024, queste guerre hanno causato oltre 233.000 vittime e provocato sfollamenti di massa</strong>. I conflitti sono alimentati da instabilità interna, terrorismo, competizione per le risorse e disuguaglianze, con un ruolo crescente del cambiamento climatico.<br />
Sono numerosi i documenti del Magistero ecclesiastico che hanno condannato le guerre. Il primo può essere individuato nell’enciclica di Benedetto XV, “<strong>Pacem, Dei munus pulcherrimum</strong>” del 1920, la prima interamente dedicata alla pace, scritta nel dopoguerra del primo conflitto mondiale, che condannava la guerra definendola una forma di odio e distruzione. Poi abbiamo la “<strong>Mit Brennender Sorge</strong>” e la “<strong>Divini Redemptoris</strong>” di Pio XI, del 1937, con la condanna dei totalitarismi (nazismo e comunismo) che alimentavano la violenza di quel tempo.<br />
C’è poi la cosiddetta “enciclica nascosta di Pio XI”, dal titolo “<strong>Humani generis unitas</strong>” (L&#8217;unità del genere umano), non pubblicata, ideata nel 1938 per condannare fermamente il razzismo e l&#8217;antisemitismo, smontando le basi ideologiche del fascismo e del nazismo (si legga al proposito l’interessante libro degli storici Georges Passelecq e Bernard Suchecky sull’argomento). Il Papa morì il 10 febbraio 1939, prima di poterla promulgare e il testo rimase nascosto negli archivi vaticani per decenni. Con la morte del papa, insieme all’enciclica, scomparve anche un discorso, previsto per l&#8217;11 febbraio 1939, nel quale Pio XI avrebbe denunciato Mussolini e Hitler. Chissà se fu un bene o un male, per come poi sono andate le cose.<br />
All’alba della Seconda guerra mondiale Pio XII, con la “<strong>Summi Pontificatus</strong>” (1939) espresse l&#8217;incubo del conflitto ormai imminente, ma senza una denuncia diretta del nazismo e del fascismo.<br />
Com’è noto, la fine del secondo conflitto mondiale, vide aprirsi un altro fronte chiamato dagli storici “Guerra fredda” tra gli Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica, culminata nella crisi dei missili a Cuba. In quella occasione Giovanni XXIII pubblicava, nel 1963, la “<strong>Pacem in Terris</strong>”, con la quale criticava la escalation nucleare e auspicava il disarmo. Infine, abbiamo Papa Francesco, che ribadisce che ogni guerra lascia il mondo peggiore, definendola un fallimento della politica e un abisso di male, con il documento “<strong>Fratelli tutti</strong>” del 2020.<br />
Papa Francesco ha frequentemente definito, anche in discorsi non ufficiali, il contesto attuale come una “<strong>terza guerra mondiale a pezzi</strong>” e si è prodigato senza tregua a denunciarne gli orrori, passando il testimone all’attuale pontefice Leone XIV che proprio nel suo discorso di apertura del pontificato non mancò di far sentire la sua voce richiamando la pace del Cristo Risorto, “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante che proviene da un Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.<br />
Non potendo nel breve spazio della mia rubrica affrontare tutti i documenti che ho elencati, mi soffermerò brevemente solo su due.<br />
L’enciclica “Pacem in Terris” è uno dei documenti più importanti della dottrina sociale della Chiesa cattolica, pubblicata l’11 aprile 1963 da Papa Giovanni XXIII, pochi mesi prima della sua morte. L’enciclica nasce in un periodo di forte tensione internazionale, durante la Guerra fredda, poco dopo la Crisi dei missili di Cuba del 1962, quando il mondo era arrivato molto vicino a una guerra nucleare. Per questo il documento si concentra soprattutto sul tema della pace tra i popoli. La novità importante è che l’enciclica non è indirizzata solo ai cattolici, ma – ed è questa la prima volta – “a tutti gli uomini di buona volontà”, cioè a tutta l’umanità. Il documento afferma che ogni persona ha diritti fondamentali, tra cui il diritto alla vita, al lavoro, all’istruzione, alla libertà religiosa, a condizioni di vita dignitose. Lo Stato deve rispettare i diritti della persona, promuovere il bene comune, garantire giustizia e libertà. Oggi queste ci sembrano cose ovvie, ma non lo erano quando l’enciclica è stata pubblicata nel 1963.<br />
L’incipit “La pace sulla terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può essere stabilita e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio”, riassume l’idea che la pace nasce dal rispetto della giustizia e della dignità umana e che “la convivenza tra gli uomini deve essere regolata secondo verità, giustizia, amore e libertà”. Sui rapporti tra le nazioni, questi “devono essere regolati dalla verità, dalla giustizia, dalla solidarietà operante e dalla libertà” e “nell’era atomica è irrazionale pensare che la guerra possa essere usata come strumento di giustizia, la pace nasce dal rispetto dei diritti umani, dalla giustizia tra le nazioni e dalla cooperazione internazionale”.<br />
L’enciclica “Fratelli tutti”, pubblicata il 3 ottobre 2020 da Papa Francesco, è una delle più importanti del suo pontificato e parla soprattutto di fraternità universale, amicizia sociale e solidarietà tra i popoli. Il titolo viene da un’espressione di San Francesco d’Assisi, che si rivolgeva a tutti chiamandoli “fratelli” e nasce in un periodo segnato da divisioni politiche e sociali, nazionalismi, disuguaglianze economiche nonché dalla pandemia di COVID-19. Papa Francesco propone una riflessione su come costruire una società più giusta e fraterna a livello globale. Tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, indipendentemente dalla loro appartenenza a religioni, culture e nazionalità diverse. Per questo bisogna superare egoismi e divisioni. L’enciclica critica l’individualismo estremo, la cosiddetta “cultura dello scarto” con un’economia che mette il profitto sopra la persona. Secondo il Papa invece la società deve mettere la dignità umana al centro del suo interesse e costruire un mondo basato su solidarietà, dialogo, giustizia sociale e fraternità universale: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”.</p>
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		<item>
		<title>La Spagna, l’Iran e il primato del diritto contro la politica della forza</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/la-spagna-liran-e-il-primato-del-diritto-contro-la-politica-della-forza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 09:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="718" height="816" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6004.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6004.jpeg 718w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6004-528x600.jpeg 528w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></div>
<p>Nel pieno dell’escalation militare che coinvolge l’Iran e le potenze occidentali, la posizione della Spagna guidata da Pedro Sánchez si è distinta per chiarezza e nettezza. “No alla guerra” è la formula scelta da Madrid, semplice ma densa di implicazioni politiche e giuridiche. Il governo spagnolo ha deciso di non sostenere l’intervento militare contro Teheran [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="718" height="816" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6004.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6004.jpeg 718w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6004-528x600.jpeg 528w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></div><p>Nel pieno dell’escalation militare che coinvolge l’Iran e le potenze occidentali, la posizione della Spagna guidata da Pedro Sánchez si è distinta per chiarezza e nettezza. “No alla guerra” è la formula scelta da Madrid, semplice ma densa di implicazioni politiche e giuridiche. Il governo spagnolo ha deciso di non sostenere l’intervento militare contro Teheran e di ribadire che la risposta a una crisi internazionale non può fondarsi sull’iniziativa unilaterale o sull’uso preventivo della forza, bensì sul diritto internazionale e sugli organismi multilaterali.<br />
La linea dell’esecutivo spagnolo si colloca in un solco che richiama una memoria storica ancora viva in Europa. Le guerre condotte senza un chiaro mandato internazionale hanno prodotto instabilità durature, squilibri regionali e una diffusa erosione della fiducia nell’ordine giuridico globale. Non si tratta di ignorare la natura autoritaria del regime iraniano, né di minimizzare le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Si tratta, piuttosto, di riaffermare un principio. La legittimità dell’azione internazionale non può prescindere da un quadro condiviso e da una decisione assunta nelle sedi competenti.<br />
Il nodo centrale è proprio questo. In un sistema internazionale fondato, almeno formalmente, sulla Carta delle Nazioni Unite, decisioni di tale portata dovrebbero essere assunte dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, unico organo dotato della legittimazione necessaria per autorizzare l’uso della forza al di fuori dei casi di legittima difesa immediata. Quando singoli Stati o alleanze decidono di intervenire militarmente senza un chiaro mandato multilaterale, si produce una frattura nell’architettura giuridica globale. La politica della forza finisce così per prevalere sulla forza della politica, alterando equilibri che, pur fragili, rappresentano l’unico argine alla legge del più forte.<br />
In questo contesto ha suscitato discussione anche il ruolo della moglie del presidente statunitense Donald Trump, che ha presieduto una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in una fase cruciale della crisi. La scelta, pur formalmente possibile all’interno delle dinamiche diplomatiche, ha assunto un evidente valore simbolico e politico. In momenti di alta tensione internazionale, la percezione della neutralità e dell’autorevolezza delle istituzioni è decisiva. Ogni sovrapposizione tra dimensione familiare e funzione istituzionale rischia di alimentare l’idea che i grandi equilibri globali possano essere gestiti come un’estensione della politica interna o, peggio, come una proiezione personalistica del potere.<br />
Il punto non è la persona in sé, ma il messaggio che si trasmette. Se il Consiglio di Sicurezza deve essere il luogo della mediazione, del confronto tra potenze e della ricerca di un equilibrio, esso non può apparire come il teatro di dinamiche politiche interne a un singolo Stato. La credibilità dell’ordine internazionale si regge su simboli, procedure e ruoli ben definiti. Incrinarli significa indebolire ulteriormente un sistema già sottoposto a forti tensioni.<br />
La posizione spagnola, in questo scenario, assume un valore che va oltre la contingenza. Dire no alla guerra non equivale a una resa diplomatica né a un atto di equidistanza morale. È piuttosto un richiamo al primato del diritto e alla necessità che siano gli organismi internazionali a deliberare sulle questioni che possono compromettere la pace globale. In un’epoca in cui le crisi si moltiplicano, dall’Europa orientale al Medio Oriente, riaffermare il principio della legalità internazionale non è un esercizio retorico ma una scelta politica.<br />
Se la comunità internazionale accetta che la forza possa sovvertire regole e procedure, si apre una stagione in cui ogni potenza si sentirà legittimata ad agire unilateralmente, appellandosi alla propria sicurezza o ai propri interessi strategici. È un precedente pericoloso. Il diritto internazionale nasce proprio per limitare l’arbitrio e per sottrarre le decisioni più gravi alla logica della supremazia militare.La crisi iraniana non interroga soltanto le alleanze geopolitiche o le strategie di sicurezza. Interroga il senso stesso dell’ordine globale. La scelta tra diplomazia e intervento armato non è soltanto una questione tattica, ma una scelta di civiltà politica. In questo passaggio storico, la voce di chi richiama il ruolo delle istituzioni multilaterali rappresenta un presidio essenziale contro la tentazione, sempre ricorrente, di affidare alla forza ciò che dovrebbe essere deciso dal diritto.</p>
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		<title>Spiccioli di spiritualità, Focus sul Ramadan</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/spiccioli-di-spiritualita-focus-sul-ramadan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 08:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1170" height="1147" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_5928.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_5928.jpeg 1170w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_5928-600x588.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/03/IMG_5928-768x753.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></div>
<p>Quest&#8217;anno il Ramadan, il mese sacro per oltre due miliardi di musulmani nel mondo, è iniziato il 17 febbraio, quasi in contemporanea con un’altra importante ricorrenza religiosa: la Quaresima. È un evento piuttosto raro che i due periodi di penitenza e preghiera si sovrappongano così da vicino. Molte religioni conoscono il digiuno. Secondo la legge [&#8230;]</p>
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Molte religioni conoscono il digiuno. Secondo la legge ebraica il digiuno ha luogo durante il giorno dell’espiazione. La comunità cristiana sin dall’inizio conosceva giorni di digiuno, soprattutto il venerdì santo e il sabato santo<strong>. Il Concilio Vaticano II prescrive il digiuno solo per il mercoledì delle ceneri e per il venerdì santo</strong>; <strong>nel protestantesimo non esistono giorni di digiuno, mentre le chiese ortodosse praticano ancora periodi di digiuno più lunghi e più rigidi.</strong><br />
L’Islam conosce il digiuno volontario come opera meritoria e di penitenza. Il Profeta stesso, già durante il suo primo anno presso Medina, lo aveva introdotto e regolamentato per tutti i musulmani nel mese di Ramadan, mese che aveva ricevuto una particolare consacrazione per la rivelazione del Corano a Maometto.<br />
Le motivazioni del digiuno sono simili a quelle del dell’ebraismo e del cristianesimo: digiunare è espressione di penitenza e di cancellazione dei peccati, serve al dominio dello spirito sul corpo, favorisce la devozione e la disposizione al perdono reciproco. <strong>Ma nel mondo musulmano c’è qualcosa di più specifico: la totale astinenza dal cibo e dalle bevande, e anche dai rapporti sessuali, per tutto il giorno, dall’alba fino al tramonto e questo digiuno deve essere praticato non in determinati giorni, come per le altre religioni, ma per un mese intero, appunto il mese di Ramadan (28-30 giorni).</strong> Questa pratica è resa ancora più ardua dal fatto che questo mese, nono del calendario lunare islamico, può cadere in momenti diversi del ciclo annuale, anche in piena estate, quando l’acqua è una necessità vitale e l’astensione dal bere comporta notevoli difficoltà. Poiché il calendario lunare è più breve rispetto al nostro, retrocede di undici giorni ogni anno solare. Quindi il Ramadan inizia circa undici giorni prima dell’anno precedente e, col passare del tempo, può cadere in ogni stagione. Quando cade in estate naturalmente la giornata è più lunga e quindi si allunga anche il periodo di digiuno.<br />
Il digiuno deve essere praticato da tutti i musulmani adulti, uomini e donne, queste ultime purché non abbiano le mestruazioni. Ne sono esentati gli anziani e degli ammalati, le donne incinte e quelle che allattano, coloro che si trovano in viaggio e anche chi esercita lavori fisicamente pesanti. Tuttavia essi devono recuperare i giorni di digiuno tralasciati, il che non è sempre facile.<br />
L’inizio del mese viene oggi determinato secondo l’antica usanza attraverso dell’osservazione della luna nuova, e annunciato pubblicamente dai media; tappeti speciali vengono esposti nelle moschee e anche i minareti sono illuminati durante le notti.<br />
Ma in che modo viene vissuto questo periodo dai fedeli? Bisogna considerare il suo lato giornaliero e quello notturno: <strong>dal momento che di giorno si deve digiunare, di notte si consuma un abbondante pasto (futur) che inizia con un dattero e un bicchiere d&#8217;acqua, seguito da una cena conviviale con famiglia e amici. Durante il giorno si prosegue con le normali attività lavorative o di studio, cercando però di mantenere un comportamento retto e calmo</strong>.<br />
Digiunare e festeggiare in comune aiuta a compattare la comunità e invita alla partecipazione anche i musulmani di per sé meno praticanti. In fin dei conti si tratta di un periodo più di festa che di penitenza, pieno di numerose attività religiose e sociali, nelle moschee o nei caffè. Un grande simbolo di unità per i musulmani di tutto il mondo.<br />
La fine del Ramadan viene anch’esso stabilito dalla luna nuova e si festeggiata con la festa dell’interruzione del digiuno (‘id al-fitr), una delle due principali feste islamiche: la mattina presto ci si riunisce in grandi spazi aperti o nelle moschee per una preghiera speciale. Prima della festa, ogni musulmano che ne ha la possibilità offre una piccola donazione obbligatoria per permettere anche ai meno abbienti di festeggiare. È tradizione indossare abiti nuovi o i migliori che si possiedono. I bambini ricevono spesso piccoli regali o somme di denaro. Si passa la giornata visitando parenti e amici. È un momento di perdono, riconciliazione e, naturalmente, di tantissimo cibo!<br />
Anticamente, non essendoci orologi o calendari digitali, l&#8217;inizio del Ramadan veniva stabilito esclusivamente da testimoni oculari che, al tramonto, scrutavano il cielo per avvistare la sottilissima falce di luna nuova. Se il cielo era nuvoloso, si aspettava il giorno successivo. Ancora oggi, in molti paesi, si segue questa affascinante tradizione “dal vivo”.<br />
C&#8217;è un fatto davvero affascinante che riguarda il modo in cui il Ramadan sfida le leggi della fisica e del tempo: il dilemma del Sole di Mezzanotte. Poiché il calendario islamico è lunare, il Ramadan “ruota” attraverso tutte le stagioni. Quando il mese sacro cade in estate, i musulmani che vivono in regioni vicine al Polo Nord (come la Lapponia, il nord della Norvegia, la Svezia o l&#8217;Islanda) si trovano di fronte a un fenomeno incredibile: il sole non tramonta mai per settimane, oppure tramonta solo per pochi minuti. Se il digiuno va dall’alba al tramonto, come si fa se il tramonto non arriva mai? Per evitare che le persone digiunino per 22 o 23 ore consecutive (cosa che sarebbe fisicamente pericolosa), i sapienti islamici hanno stabilito delle regole speciali: i fedeli in queste zone possono scegliere di seguire gli orari dell&#8217;alba e del tramonto della Mecca (Arabia Saudita) oppure possono adottare gli orari della città più vicina in cui il ciclo giorno/notte è regolare.<br />
Per evitare che le persone si sveglino dopo il sorgere del sole e che quindi non possano consumare il pasto prima dell’alba, in molte città del Medio Oriente c’è la figura del Musaharati (la “Sveglia umana”). È l&#8217;uomo incaricato di camminare per i vicoli dei quartieri per svegliare le persone in tempo per il Suhur (il pasto prima dell&#8217;alba). Anticamente, i Musaharati conoscevano i nomi di tutti i residenti e chiamavano i bambini per nome per rendere il risveglio più dolce. Nonostante esistano gli smartphone e ci siano app dedicate a questo scopo, in molti quartieri storici questa figura è rimasta come simbolo culturale, amata soprattutto dai turisti e dai nostalgici.<br />
Un’altra tradizione è quella del “Cannone del Ramadan” (Midfa al-Iftar), nata quasi per caso in Egitto nel XV secolo. Si racconta che un sultano mamelucco stesse testando un nuovo cannone proprio al momento del tramonto durante il Ramadan. Quando il cannone sparò, la popolazione pensò che fosse un nuovo segnale ufficiale per annunciare la fine del digiuno. Al sultano piacque così tanto l’entusiasmo della folla che decise di farlo sparare ogni sera per avvisare la fine del digiuno. Oggi, in città come Dubai o Il Cairo, lo sparo del cannone viene trasmesso in diretta TV per segnalare a milioni di persone che è finalmente giunto il momento di mangiare.<br />
Concludiamo con una preghiera che recitano i fedeli musulmani durante questo periodo: “O Allah, Tu che sei il perdono, perdonami, concedici il bene in questo mondo e nel prossimo, fa’ che possiamo fare sempre la Tua volontà e preservaci dal fuoco dell’inferno”. Buon Ramadan a tutti i fratelli musulmani.</p>
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		<title>Spiccioli di spiritualità , L’Iran e le differenze tra sunniti e sciiti</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/spiccioli-di-spiritualita-liran-e-le-differenze-tra-sunniti-e-sciiti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 11:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1600" height="1063" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/f448869f-001b-48cc-ad8f-471b7655d9ae.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/f448869f-001b-48cc-ad8f-471b7655d9ae.jpeg 1600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/f448869f-001b-48cc-ad8f-471b7655d9ae-600x399.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/f448869f-001b-48cc-ad8f-471b7655d9ae-768x510.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/f448869f-001b-48cc-ad8f-471b7655d9ae-1536x1020.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
<p>Per il consueto numero domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, Michele Pugliese- partendo dai fatti dell&#8217;Iran, una rivoluzione che sta facendo migliaia di morti tra i dimostranti- si sofferma a parlare delle differenze che ci sono tra i musulmani sciiti e sunniti. Come’è noto dalle notizie che giungono dall’Iran – [&#8230;]</p>
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<p>Come’è noto dalle notizie che giungono dall’Iran – per la verità un po’ a singhiozzo, oggi se ne parla di più domani un po’ meno – in quel paese è in atto una serie di dimostrazioni contro il regime degli ayatollah che a quanto pare – le notizie giungono filtrate e hanno anche sospeso il collegamento internet – stanno procurando migliaia di morti tra i dimostranti. Come ha ampiamente illustrato Alessandro Campi sul Mattino del 12 gennaio 2026, del cui contributo mi avvalgo nella stesura della prima parte del mio articolo, per capire cosa sta accadendo in quel paese bisogna partire dall’unicità di quel regime, che non è una dittatura classica o semplicemente una struttura di potere repressiva e intollerante, ma è una teocrazia, ovvero un governo della società basato sull’osservanza scrupolosa e obbligatoria dei dettami religiosi. Un sistema nel quale il potere – politico economico ideologico – è direttamente nelle mani del clero sciita che lo gestisce a partire dalla rivoluzione del 1979 utilizzando, come braccio armato, i guardiani della rivoluzione: prima milizia, e poi corpo militare, direttamente agli ordini della Guida suprema. Mi si perdoni il paragone un po’ ardito, ma è se come in Italia governasse, invece che un parlamento liberamente eletto, il papa e che la sua milizia (le guardie svizzere) arrestassero tutti quelli che non vanno a messa la domenica.<br />
In Iran, dopo la rivoluzione di cui si è detto, con cui fu rovesciato il monarca Reza Pahlavi, lo Scià di Persia (regime non molto dissimile a quello attuale, dispotico, corrotto ma per lo meno non legato all’ambito del sacro), si è preteso di annullare alla radice qualunque distinzione tra la sfera confessionale e la sfera pubblico-istituzionale, situazione che sopravvive anche in quei paesi dove oggi si tenta, e spesso ci si riesce, a trasformare la politica in un mero strumento della religione. Si pensi ai fenomeni del terrorismo islamico di Al Qaida di qualche anno fa o alla istituzione dello Stato islamico dell’ISIS.<br />
È pur vero che i totalitarismi della prima metà del Novecento – nazionalsocialismo, fascismo e comunismo stalinista – scimmiottarono a modo loro le liturgie religiose, (si pensi alle grandi adunate o anche ai segni distintivi, ai saluti e alle parate) per creare un consenso di massa al loro sistema di potere, ma erano pur sempre fondati su ideologie profane e secolari. L’Iran invece ha costruito un ordine costituzionale e un modello sociale che si vuole direttamente ispirato dalla volontà divina, così come interpretata dagli ayatollah e controllato dalle sue milizie.<br />
Il risultato è che chi oggi protesta nelle piazze contro il regime non è considerato un oppositore politico da reprimere e arrestare, ma un “nemico di Dio” da punire con la morte. Il dissenso cioè equivale alla blasfemia ed è considerato una forma di disprezzo per la religione in sé, non una critica a un regime liberamente eletto, e le ondate di proteste si scontrano non solo col regime che tenta di reprimerle, ma anche con un consenso diffuso di una frangia conservatrice della società che ha sempre considerato le contestazioni politiche alla gerarchia religiosa un colpevole atto di rinuncia alla fede dei Padri.<br />
E infatti la rivolta non è nata come un atto di disobbedienza all’ordine costituito, a cui volente o nolente tutti sono costretti, ma come atto di ribellione al disagio economico che il paese sta attraversando anche a causa delle pesanti sanzioni internazionali che sono state effettuate nei suoi confronti.<br />
Abbiamo parlato di religione e teocrazia, ma perché in Iran vi è un regime del genere? Naturalmente ci sono cause storiche che dipendono dal fatto che in quel paese vi è una particolare forma di islamismo che si chiama sciita. I musulmani nel mondo si dividono in sciiti e sunniti, più altre piccole confessioni mistico-religiose. La stragrande parte dei musulmani sono sunniti (circa l’87%), il restante (13%) sono sciiti e si trovano quasi tutti in Iran. I due gruppi sono in perenne conflitto tra di loro (un po’ come nel passato lo erano cattolici e protestanti). La principale differenza risiede nella successione del profeta Maometto, nell&#8217;interpretazione teologica e nella struttura gerarchica del clero. I sunniti sostengono i califfi storici e un approccio comunitario, mentre gli sciiti ritengono legittima la discendenza di &#8216;Ali ibn Abi Talib, cugino e genero del profeta Maometto, e attribuiscono maggiore importanza a figure religiose infallibili, che oggi sono dette ayatollah.<br />
I sunniti devono il loro nome dalla Sunna (consuetudine), un testo religioso – dopo il Corano – che raccoglie le tradizioni e le consuetudini legislative tratte dal modo di comportarsi di Maometto nelle varie circostanze della vita, e considerata un’interpretazione autentica del Corano, che ha valore di norma e di esempio per i credenti. I sunniti credono che il leader possa essere un membro capace della comunità, figure politiche e esperti (ulema) non necessariamente intermediari con la sfera del sacro, e infatti sono presenti in gran parte dei paesi musulmani a struttura democratica, come per esempio in Turchia. Gli sciiti invece hanno una gerarchia strutturata, con capi religiosi che agiscono da intermediari divini e sono concentrati principalmente in Iran, Iraq, Azerbaigian, Bahrein e in alcune zone del Libano e Yemen. Entrambi riconoscono il Corano, ma attribuiscono valore a tradizioni diverse. Nonostante le differenze, entrambe le correnti condividono i pilastri fondamentali dell’Islam e cioè: la professione di fede, la preghiera quotidiana, l’elemosina legale, il digiuno del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca.<br />
Come spesso accade tra le correnti religiose che traggono origine da un unico fondatore, la differenza la fa il modo di intendere le sacre scritture. Il Corano è un testo complesso e può essere interpretato e manipolato nei modi più diversi. A me piace vederne gli aspetti di un Dio misericordioso e paziente e non quello di despota, come quello in cui si invoca come As-Salam (colui che dona la pace), uno dei 99 nomi con cui i musulmani chiamano Dio. Molti passi del testo sacro fanno riferimento a un Dio di pace e misericordia e una preghiera islamica per la pace, basata sugli insegnamenti coranici e la tradizione profetica, invoca Allah come fonte di serenità e riconciliazione: &#8220;O Allah! Tu sei la Pace, e la pace viene da Te; Benedetto sei Tu, o Possessore di Gloria e Onore&#8221;. Ti chiedendo di trasformare i cuori, porre fine ai conflitti e unire tutta l’umanità in un abbraccio di pace.</p>
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		<title>Violenze infinite sui civili</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/violenze-infinite-sui-civili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 09:45:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà fondamentali]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="720" height="280" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/people-cheer-iran-patriot-nation-260nw-2422335167.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/people-cheer-iran-patriot-nation-260nw-2422335167.webp 720w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/people-cheer-iran-patriot-nation-260nw-2422335167-600x233.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
<p>Iran in photos denuncia le crescenti violenze sui civili: un oftalmologo a Teheran ha documentato più di 400 ferite agli occhi dovute a colpi di arma da fuoco in un singolo ospedale. “Mentre il personale medico sopraffatto lotta per affrontare il bilancio di una repressione sempre più violenta delle proteste nazionali da parte delle autorità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="720" height="280" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/people-cheer-iran-patriot-nation-260nw-2422335167.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/people-cheer-iran-patriot-nation-260nw-2422335167.webp 720w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/people-cheer-iran-patriot-nation-260nw-2422335167-600x233.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div><p>Iran in photos denuncia le crescenti violenze sui civili: un oftalmologo a Teheran ha documentato più di 400 ferite agli occhi dovute a colpi di arma da fuoco in un singolo ospedale.</p>
<p>“<em>Mentre il personale medico sopraffatto lotta per affrontare il bilancio di una repressione sempre più violenta delle proteste nazionali da parte delle autorità iraniane</em>”.</p>
<p>Il post racconta di tre medici, citando il Guardian, che hanno descritto ospedali “<em>straripanti di manifestanti che erano stati colpiti</em>”.</p>
<p>Il regime tende a colpire agli occhi e alla testa dei manifestanti, mirando a ucciderli o accecarli e deturparli per sempre. Questo avviene già da quattro anni, dalle proteste in seguito alla morte di <strong>Mahsa Amini</strong>.</p>
<p>E&#8217; un crescendo di violenze e soprusi e ormai il popolo non ce la fa più.</p>
<p>Un medico a Teheran afferma che le forze di sicurezza mirano deliberatamente alla testa e agli occhi: “<em>Vogliono danneggiare la testa e gli occhi per non vedere più, la stessa cosa che hanno fatto nel 2022</em>”, con il risultato di rendere ciechi i manifestanti.</p>
<p>Le manifestazioni iraniane sono iniziate lo scorso <strong>28 dicembre</strong> a causa di un improvviso calo del valore della moneta, per poi trasformarsi  rapidamente nel maggiore movimento di protesta dal 1979. Aderiscono le comunità iraniane sparse in tutto il mondo.</p>
<p>Oggetto delle proteste è il leader supremo del regime islamico, l&#8217;Ayatollah <strong>Ali Khamenei</strong>. A lui si riferiscono i cori “<em>morte al dittatore</em>” e “<em>non negoziate con i mullah!</em>”</p>
<p>Gli iraniani rivendicano le loro antichissime radici zoroastriane e non riescono più a tollerare il buio medioevo in cui il fanatismo islamico li ha gettati negli ultimi 47 anni.</p>
<p>Gli iraniani, infatti, sono eredi e discendenti del grande <strong>Ciro II di Persia</strong>, imperatore del V secolo a. C.: sono portatori di una cultura millenaria e rivendicano tutti i diritti che avevano fino al 1979.</p>
<p>Oggi gli iraniani vivono sotto un giogo di fanatismo religioso: hanno perso libertà di abbigliamento, di pensiero, diritto allo studio, musica, finanche di avere un cane.</p>
<p>Il regime arresta, tortura e uccide.</p>
<p>Il post di Iran in photos termina con una richiesta: “<em>Non restare in silenzio. Sii la voce dell&#8217;Iran.</em><br />
<em>Questa non è solo la nostra battaglia, è una lotta contro la tirannia ovunque.</em><br />
<em>Un Iran libero significa un Asia occidentale stabile, e un’Asia occidentale stabile significa un mondo più sicuro</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Narges Mohammadi inizia lo sciopero della fame</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/narges-mohammadi-inizia-lo-sciopero-della-fame/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 20:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1864" height="1160" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1.jpg 1864w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1-600x373.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1-768x478.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1-1536x956.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1864px) 100vw, 1864px" /></div>
<p>Narges Mohammadi è un&#8217;attivista iraniana dei diritti umani, di 53 anni. La donna è stata arrestata più volte (13 riporta Vogue, condannata a 31 anni di reclusione). Attualmente in carcere per una condanna di 10 anni presso il carcere di Evin, la scrittrice è esponente del movimento Donna-Vita-Libertà. Mohammadi è detenuta dal 12 dicembre 2025 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1864" height="1160" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1.jpg 1864w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1-600x373.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1-768x478.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/02/imprisoned-writer-narges-mohammadi-the-markaz-review-1-1536x956.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1864px) 100vw, 1864px" /></div><p>Narges Mohammadi è un&#8217;attivista iraniana dei diritti umani, di 53 anni.</p>
<p>La donna è stata arrestata più volte (13 riporta Vogue, condannata a 31 anni di reclusione).</p>
<p>Attualmente in carcere per una condanna di 10 anni presso il carcere di Evin, la scrittrice è esponente del movimento Donna-Vita-Libertà.</p>
<p>Mohammadi è detenuta dal <strong>12 dicembre 2025</strong> e dal 14, data di una telefonata con la famiglia, denuncia diverse violenze. Come riporta Internazionale, dal 15 dicembre un gruppo di attivisti iraniani ne chiede il rilascio &#8220;immediato e incondizionato&#8221;.</p>
<p>La donna ha lamentato colpi di manganello alla testa e al collo e il ricovero due volte al pronto soccorso.</p>
<p>Rai3 ha intervistato il marito: non la vede da 12 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;amore di un padre</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/lamore-di-un-padre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 17:47:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1300" height="1098" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1.jpg 1300w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1-600x507.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1-768x649.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></div>
<p>Una storia incredibile, ma vera, giunge dall&#8217;Iran. E&#8217; la storia di un padre che ha dimostrato i limiti dell&#8217;onore, dell&#8217;umanità e del sacrificio infinito, mostrando una pietas degna dei libri di letteratura epica che studiamo alle medie. I fatti: A Isfahan un padre affranto, con il cuore colmo di dolore e sofferenza, si era recato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1300" height="1098" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1.jpg 1300w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1-600x507.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/iran-mappa-politico-con-capitale-teheran-confini-nazionali-piu-importanti-citta-fiumi-e-laghi-etichetta-inglese-e-la-scala-e79tf1-768x649.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></div><p>Una storia incredibile, ma vera, giunge dall&#8217;Iran.</p>
<p>E&#8217; la storia di un padre che ha dimostrato i limiti dell&#8217;onore, dell&#8217;umanità e del sacrificio infinito, mostrando una <em>pietas</em> degna dei libri di letteratura epica che studiamo alle medie.</p>
<p><strong>I fatti:</strong></p>
<p>A Isfahan un padre affranto, con il cuore colmo di dolore e sofferenza, si era recato nel luogo in cui erano custoditi i corpi dei martiri della rivolta di novembre. L&#8217;intento era di trovare e ricevere il corpo di suo figlio.<br class="yoast-text-mark" />Gli avevano detto che per prendere il corpo di suo figlio avrebbe dovuto pagare <strong>700 milioni di toman</strong> iraniani. La cifra è per i proiettili che gli erano stati sparati nel fegato.</p>
<p>Questo padre, affranto, entra in una sala piena di sacchi neri con nomi, numeri o la scritta &#8220;Anonimo&#8221; sopra.</p>
<p>Fila dopo fila, costretto ad aprire tutti i sacchi neri per guardare tutti i volti dei corpi dei martiri, alla ricerca del figlio. Alcuni sono intatti, altri disintegrati, distrutti dal regime criminale. L&#8217;uomo affronta una grande pressione mentale, ben più grande del dolore per la perdita di un figlio. Ciò rientra nel disegno di un nuovo tipo di tortura psicologica che la Repubblica Islamica sta usando. Il fine è quello di distruggere il morale delle persone in lutto.</p>
<p>Il padre in lutto cerca suo figlio tra i corpi dei martiri con il cuore che batte forte, ma senza trovarlo. Tra i sacchi esaminati uno a uno non trova il figlio, ma trova deboli segnali vitali in un ferito. Si tratta di un istante e decide. Con una forte volontà, chiude la cerniera del sacco prima che chiunque se ne accorga e chiama immediatamente gli ufficiali. Afferma che quello è suo figlio e lo porta via con l&#8217;aiuto dei suoi compagni. Forse, sopravvivendo, quell&#8217;uomo riporterà la speranza alla sua famiglia.</p>
<p><em>&#8220;Questo padre eroico non sa ora cosa sia successo al corpo puro di suo figlio, ma tutti sanno che ha unito i confini dell&#8217;onore e dell&#8217;umanità con un sacrificio infinito</em>.</p>
<p><em>Questa è la storia dell&#8217;onore e del sacrificio infinito di un padre che ha sacrificato completamente suo figlio per la libertà del popolo e della patria. </em></p>
<p><em>Certamente, con padri così altruisti e disinteressati, la libertà dell&#8217;Iran sarà conquistata e la campana a morto della dittatura religiosa e del vassallaggio sufyani di Khamenei suonerà, consegnandola alla pattumiera della storia.</em></p>
<p><em>Per favore, non passate inosservati a questa storia e pubblicatela il più possibile affinché il mondo intero sappia qual è il prezzo della libertà in Iran.</em></p>
<p><em>Ricordate la storia</em><br />
<em>Gennaio 1404&#8243;</em></p>
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		<title>Vittime, feriti e pazienti in attesa di cure all&#8217;estero</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/vittime-feriti-e-pazienti-in-attesa-di-cure-allestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 11:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1707" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-scaled.jpg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-600x400.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-768x512.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
<p>In un lungo articolo DropSiteNews fa il punto della situazione in Palestina ed emergono dati sempre più drammatici. Il Ministero della Salute di Gaza riporta 2 corpi giunti presso gli ospedali, 9 feriti, per un bilancio (dal 7 ottobre 2023) di  71.662 morti, con 171.428 feriti. Dal &#8220;cessate il fuoco&#8221;, invece, si registrano almeno 488 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1707" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-scaled.jpg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-600x400.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-768x512.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2025/10/bandiera-della-palestina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div><p>In un lungo articolo DropSiteNews fa il punto della situazione in Palestina ed emergono dati sempre più drammatici.</p>
<p>Il Ministero della Salute di Gaza riporta 2 corpi giunti presso gli ospedali, 9 feriti, per un bilancio (dal 7 ottobre 2023) di  71.662 morti, con 171.428 feriti.</p>
<p>Dal &#8220;cessate il fuoco&#8221;, invece, si registrano almeno 488 vittime 1.350 feriti, mentre 714 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie, secondo il Ministero della Salute.</p>
<p>Vi è anche un altro neonato morto di ipotermia: Haitham Abu Qass, di 12 giorni. Il piccolo è morto martedì per esposizione al freddo estremo. I bambini morti per ipotermia sono 11.</p>
<p><strong>L&#8217;emergenza sanitaria:</strong></p>
<p>Il Ministero della Salute chiede l&#8217;apertura del valico di Rafah: oltre 20.000 persone &#8211; tra cui 4.500 bambini &#8211; in attesa di evacuazione medica,  440 bambini sono in pericolo di vita.</p>
<p>Oltre 1.200 pazienti sono morti mentre attendevano il permesso di recarsi all&#8217;estero per ricevere cure. I malati di cancro sono tra i più colpiti a causa della mancanza di trattamenti specializzati e servizi diagnostici a Gaza. Almeno 4.000 malati di cancro sono in lista d&#8217;attesa urgente per il viaggio. Dalla chiusura del valico di Rafah da parte di Israele nel maggio 2024, solo 3.100 pazienti hanno lasciato Gaza con l&#8217;evacuazione medica. &#8220;<em>Aprire il valico e facilitare l&#8217;uscita dei pazienti e dei feriti, oltre a garantire il regolare flusso di forniture mediche essenziali, è l&#8217;ultima speranza rimasta per questi pazienti</em>&#8220;, chiede il Ministero.</p>
<p><strong>La risposta di Netanyahu:</strong></p>
<p>Netanyahu afferma che non permetterà la ricostruzione di Gaza: dopo il recupero del corpo di Ran Gvili, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lunedì che Israele non si prepara a consentire la ricostruzione di Gaza nel breve termine, nonostante le aspettative implicite nelle fasi successive dell&#8217;accordo di cessate il fuoco. Parlando alla Knesset, Netanyahu ha affermato che la fase successiva &#8220;<em>non è la ricostruzione</em>&#8220;, ma il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza.</p>
<p><strong>Le affermazioni di Hamas:</strong></p>
<p>Hamas afferma che gli impegni della Fase Uno sono stati rispettati e discute del disarmo: Suhail Al-Hindi, membro dell&#8217;Ufficio Politico di Hamas, ha dichiarato ad Al-Araby TV che la resistenza ha rispettato &#8220;al 100%&#8221; i suoi impegni della Fase Uno del cessate il fuoco, dopo aver guidato i mediatori fino al luogo in cui si trova il corpo dell&#8217;ultimo prigioniero israeliano. Secondo Al-Hindi la questione centrale è il rispetto del cessate il fuoco da parte di Israele – citando i valichi chiusi, il blocco degli aiuti e le continue uccisioni – e ha aggiunto che, sebbene la resistenza armata sotto occupazione sia un diritto legale, le fazioni palestinesi sono aperte a discutere meccanismi come lo stoccaggio di armi o una tregua a lungo termine, sottolineando che le decisioni sulle armi sono una questione nazionale per i palestinesi, non solo per Hamas.</p>
<p><strong>Le Nazioni Unite:</strong></p>
<p>Le Nazioni Unite riportano centinaia di migliaia di palestinesi sfollati a Gaza presso rifugi di fortuna insicuri o in edifici danneggiati, esposti a condizioni meteorologiche avverse, rischi ambientali e ordigni inesplosi. Secondo l&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) alcune famiglie si stanno rifugiando vicino a scogliere costiere instabili, dove frane e inondazioni rappresentano rischi mortali. Le organizzazioni umanitarie continuano ad avvertire che la maggior parte dei materiali edili necessari per mitigare i pericoli dovuti alle intemperie non viene ammessa, vanificando gli attuali sforzi per porre rimedio agli effetti delle tempeste invernali.</p>
<p><strong>Ultima comunità di pastori sfollata dalla Valle del Giordano meridionale</strong>:</p>
<p>I coloni israeliani, dopo mesi di violenze, hanno sfollato con la forza  gli ultimi residenti rimasti della comunità di pastori di Ras Ein al-Auja, nella Valle del Giordano meridionale. La comunità ospitava circa 800 palestinesi, circa la metà dei quali bambini, ed è l&#8217;ultima delle 45 comunità palestinesi sfollate nella Cisgiordania occupata dall&#8217;ottobre 2023, secondo B&#8217;Tselem.</p>
<p><strong>Aggiornamento ONU sulla Cisgiordania</strong>:</p>
<p>L&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite cita il numero di attacchi di coloni israeliani contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata: nel 2025 oltre 1.800 incidenti – il numero più alto mai registrato dalle Nazioni Unite – e oltre 37.000 palestinesi sfollati, principalmente nei governatorati settentrionali del territorio.</p>
<p>E&#8217; del 25 gennaio 2026 l&#8217;incendio scoppiato presso la sede dell&#8217;UNRWA a Gerusalemme Est, in seguito alle demolizioni israeliane nel quartiere. Il centro di addestramento di Qalandiya, che serve 350 studenti palestinesi, rischia la chiusura a causa della nuova proposta di legge israeliana.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Appello per Amirhossein Ghaderzadeh</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/appello-per-amirhossein-ghaderzadeh/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Rita Canone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 16:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MEDIO ORIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran #AmnestyInternational]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="679" height="513" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75.jpeg 679w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75-600x453.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75-86x64.jpeg 86w" sizes="auto, (max-width: 679px) 100vw, 679px" /></div>
<p>&#8220;Le autorità iraniane devono immediatamente fermare qualsiasi piano per giustiziare il 19enne Amirhossein Ghaderzadeh, detenuto dal 9 gennaio per aver partecipato alle proteste a Rasht, provincia di Gilan, e smettere di usare la pena di morte contro i manifestanti&#8220;. Comincia così l&#8217;appello per Amirhossein Ghaderzadeh. Secondo le infomazioni del 9 gennaio, gli agenti hanno assaltato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="679" height="513" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75.jpeg 679w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75-600x453.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/01/Messenger_creation_28DBB336-5A84-4E9B-B918-4A884BD53A75-86x64.jpeg 86w" sizes="auto, (max-width: 679px) 100vw, 679px" /></div><p>&#8220;<em>Le autorità iraniane devono immediatamente fermare qualsiasi piano per giustiziare il 19enne Amirhossein Ghaderzadeh, detenuto dal 9 gennaio per aver partecipato alle proteste a Rasht, provincia di Gilan, e smettere di usare la pena di morte contro i manifestanti</em>&#8220;.</p>
<p>Comincia così l&#8217;appello per Amirhossein Ghaderzadeh.</p>
<p>Secondo le infomazioni del 9 gennaio, gli agenti hanno assaltato la casa di famiglia di Amirhossein Ghaderzadeh e hanno sottoposto lui e le sue 2 sorelle, una delle quali è una bambina di 14 anni, a violenza sessuale in violazione del divieto assoluto di tortura e altri maltrattamenti.</p>
<p>Gli agenti hanno spogliato con la forza Amirhossein Ghaderzadeh e le sue sorelle nude davanti a tutti i presenti per ispezionare i loro corpi in cerca di pezzi metallici per &#8220;dimostrare&#8221; la loro partecipazione alle proteste. Lo hanno arrestato dopo aver trovato le ferite metalliche che ha riportato durante le proteste dell&#8217;8 gennaio.</p>
<p>Secondo una fonte informata, le autorità gli hanno riferito durante una seduta giudiziaria del 17 gennaio che è accusato di &#8220;tradire il suo Paese&#8221; e condannato a &#8220;morte per impiccagione&#8221;. Le autorità hanno informato la sua famiglia che la sua esecuzione è prevista per oggi 21 gennaio.</p>
<p>Le autorità devono immediatamente rivelare le sorti e dove si trova Amirhossein Ghaderzadeh, dopo la scomparsa dal suo arresto il 9 gennaio.</p>
<p>Si richiedono la protezione da ulteriori torture e altri maltrattamenti e l&#8217;accesso a cure mediche adeguate.</p>
<p><em>&#8220;Gli Stati membri dell&#8217;ONU devono premere urgentemente le autorità iraniane affinché fermino tutte le esecuzioni e pongano fine alla repressione mortale contro i manifestanti, la cui portata rimane nascosta durante la chiusura di Internet. Le autorità iraniane devono ripristinare l&#8217;accesso a Internet al popolo</em> <em>iraniano ORA&#8221;</em>.</p>
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