Le nuove misure annunciate dal Governo per sostenere il settore dell’autotrasporto riaprono il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sull’efficacia degli strumenti adottati per contrastare il caro carburanti. Ne parliamo con Angelo Lustro, Segretario Generale FILT CGIL Campania.
Segretario Lustro, il Governo ha annunciato nuovi interventi a sostegno dell’autotrasporto. Li giudica positivamente?
Ogni misura che interviene a sostegno di un settore strategico per l’economia nazionale merita attenzione. Tuttavia la questione centrale non è soltanto se vengano stanziate risorse, ma come vengano utilizzate, da dove provengano e quali effetti concreti siano in grado di produrre. Nessuno mette in discussione le difficoltà che imprese e operatori stanno affrontando a causa dell’aumento dei costi energetici e del carburante. Il punto è capire se queste misure rappresentino una risposta strutturale oppure un intervento temporaneo destinato a esaurire rapidamente i propri effetti.
Lei pone con forza il tema delle coperture finanziarie. Per quale motivo?
Perché stiamo parlando di risorse pubbliche. In una fase caratterizzata da vincoli di bilancio, è legittimo chiedere quali siano le coperture finanziarie adottate e quali priorità guidino queste scelte. Trasparenza significa consentire ai cittadini, alle imprese e ai lavoratori di comprendere non soltanto quanto si spende, ma anche quali obiettivi si intendano raggiungere e come verranno misurati i risultati.
Secondo lei qual è il limite principale di queste agevolazioni?
Il limite è che rischiano di intervenire sugli effetti e non sulle cause. I crediti d’imposta possono offrire un sollievo immediato alle imprese maggiormente esposte all’aumento del costo del gasolio, ma non modificano i meccanismi che determinano l’aumento dei costi di esercizio. Non garantiscono automaticamente una maggiore competitività, non assicurano migliori condizioni di lavoro e non incidono sulle distorsioni che continuano a caratterizzare una parte del mercato del trasporto merci.
Lei richiama spesso il tema dell’equità nella distribuzione degli aiuti. Cosa intende?
Intendo una questione molto semplice: chi beneficerà realmente di queste misure? Quante imprese avranno accesso agli incentivi e quante resteranno escluse? Esiste il rischio che gli aiuti finiscano per favorire prevalentemente i soggetti economicamente più forti, lasciando ai margini le piccole e medie imprese che spesso rappresentano l’ossatura del settore. Per questo chiediamo criteri chiari, dati pubblici e verifiche costanti sui beneficiari.
Lei parla anche di ricadute sui lavoratori. Perché?
Perché il trasporto merci non è fatto soltanto di aziende e bilanci. Dietro ogni camion ci sono lavoratrici e lavoratori che garantiscono il funzionamento della logistica e della distribuzione nel Paese. Se le risorse pubbliche vengono impiegate per sostenere il settore, bisogna verificare se producono benefici anche in termini di occupazione, sicurezza, qualità del lavoro e tutela dei salari. Altrimenti si rischia di sostenere il sistema senza migliorare le condizioni di chi lo tiene in piedi ogni giorno.
Quali interventi ritiene davvero necessari per affrontare il problema del caro carburanti?
Servono interventi strutturali. Occorre aprire un confronto serio sul funzionamento dell’intera filiera logistica, sull’adeguamento dei corrispettivi ai costi reali del trasporto, sul contrasto alle forme di concorrenza sleale e sulla tutela delle imprese che operano nel rispetto delle regole. Le misure emergenziali possono essere utili, ma non possono sostituire una strategia industriale capace di rafforzare il settore nel medio e lungo periodo.
Qual è la domanda che oggi la politica dovrebbe porsi?
La domanda non è quanti soldi vengono stanziati. La vera domanda è chi ne beneficia, quali risultati produce la spesa pubblica e quale modello di trasporto si intende costruire per il futuro. Se l’obiettivo è rendere il sistema più efficiente, competitivo e sostenibile, allora ogni euro investito deve essere valutato sulla base dei risultati concreti che riesce a generare per le imprese sane, per i lavoratori e per l’economia del Paese
In conclusione, qual è la posizione della FILT CGIL?
La FILT CGIL non è contraria agli interventi di sostegno, ma chiede trasparenza, equità e programmazione. Le risorse pubbliche devono essere uno strumento per rafforzare il sistema del trasporto merci e non un semplice tampone destinato a esaurirsi nel tempo. È necessario conoscere le coperture finanziarie, la platea dei beneficiari, gli effetti prodotti e gli obiettivi perseguiti. Solo così sarà possibile valutare l’efficacia delle misure e costruire politiche realmente utili per il settore e per il Paese.