È arrivata puntuale, nelle prime ore di oggi, mercoledì 1 Aprile, la sentenza del TAR Lazio: “Il Comune di Caserta resta sciolto per infiltrazioni Camorristiche”.
Con essa viene rispedito al mittente ogni ricorso, ogni speranza di chicchessia di ritornare in “sella”.
Sembra piovere sul bagnato;
Ad una gestione amministrativa molto discutibile, si aggiunge definitivamente un marchio infamante per la città.
Caserta, da tempo ormai, è precipitata agli ultimi posti di ogni classifica riguardo la vivibilità e, permetteteci di aggiungere , anche la dignità.
È arrivata l’ora, per la Città della Reggia, di voltare pagina, di sbattere definitivamente la porta in faccia a tutti coloro i quali hanno sperato fino all’ultimo di poter rientrare, di poter occupare ancora una poltrona a Palazzo Castropignano, ignorando del tutto le condizioni nelle quali versava la città.
Camorra, appalti di favore e scambio di voto, sono le accuse più rilevanti in un contesto già spaventosamente compromesso, sotto ogni punto di vista.
Oggi è il giorno della resa, la giornata giusta per tirare le somme.
Se, da un lato “non ci sentiamo camorristi”, dall’altro non ci sentiamo di difendere una classe politica fallimentare che, in 20 anni, ha creato macerie dalle quali uscirne sani sarà un’impresa.
Ora, però, su le maniche e occhio al futuro.
I Commissari resteranno al Timone del Comune fino a Novembre 2026, forse a Giugno 2027, dopo, si andrà al voto.
I cittadini casertani avranno ancora possibilità di scegliere a chi affidare il rilancio della città e, soprattutto, avranno la possibilità di scegliere a chi non affidarlo.
Le premesse non sembrano delle migliori: alcuni partiti politici di destra e di sinistra hanno reintegrato nei ranghi, con tanto di ruoli principali, “personaggi politici” locali mai tramontati ma, si spera, mai dimenticati.
Se il rilancio dovesse dipendere da loro, allora permetteteci di diffidare.
Chi vivrà, vedrà.