La nomina di Vincenzo Santangelo alla presidenza dell’Anticamorra arriva in un momento in cui le istituzioni locali cercano figure capaci di tenere insieme credibilità, continuità e senso del dovere. La sua elezione, maturata dopo un confronto non privo di resistenze, racconta la scelta di puntare su un profilo che negli anni ha costruito un’identità politica riconoscibile, fondata su un impegno costante per la legalità.
Nel suo primo intervento da presidente, Santangelo ha scelto un tono misurato, quasi a voler ribadire che la legalità non è un vessillo da agitare ma un terreno su cui lavorare con pazienza. Ha ringraziato il partito e i consiglieri che lo hanno sostenuto, collocando la sua nomina dentro una continuità politica più ampia. E ha ricordato che il suo percorso nasce proprio da lì, da un’attenzione alla legalità che rivendica come tratto originario della sua esperienza pubblica.
Colpisce la scelta di presentarsi come figura di raccordo, non di contrapposizione. L’impegno a lavorare “in sinergia” con maggioranza e opposizione non è solo una formula di circostanza: è un modo per definire il perimetro della sua presidenza. L’Anticamorra, per sua natura, richiede convergenze più che schieramenti, e Santangelo sembra voler partire proprio da qui, da un linguaggio che cerca di costruire fiducia prima ancora che consenso.
Le priorità che ha indicato, accelerare l’assegnazione dei beni confiscati e rilanciare le bonifiche ambientali, parlano direttamente ai territori. I beni confiscati rappresentano la possibilità concreta di trasformare un simbolo di potere criminale in un bene comune; le bonifiche, il primo passo per restituire vivibilità a comunità segnate da anni di abbandono. Mettere questi temi al centro significa scegliere un’agenda che non si limita alla denuncia, ma punta alla trasformazione.
La dichiarazione di Santangelo non cerca effetti speciali. Non promette rivoluzioni, non alza i toni, non costruisce contrapposizioni. Preferisce un registro sobrio, istituzionale, che punta a rassicurare più che a impressionare. È una scelta che dice molto del modo in cui intende interpretare il ruolo: non come un palco, ma come un luogo di lavoro.
La sua presidenza si apre così sotto il segno della continuità e della responsabilità. Sarà il tempo a misurare la capacità di tradurre queste parole in azioni, di trasformare la sinergia evocata in collaborazione reale, di dare concretezza a un’agenda che parla di restituzione e risanamento. Ma l’impostazione iniziale lascia intravedere un orientamento preciso: quello di un lavoro che vuole essere serio, condiviso e radicato nei bisogni dei territori.
In un contesto in cui la legalità rischia spesso di diventare un’etichetta più che una pratica, partire da un linguaggio sobrio e da obiettivi concreti non è un dettaglio. È un segnale. E, forse, un buon inizio.