Per bontà dell’editore e per Grazia Ricevuta, mi accingo a scrivere delle ‘ 7 piaghe di Mondragone’, con un evidente parallelismo con le notissime, bibliche sette piaghe d’Egitto, che il Signore mandò per convincere con le cattive, visto che con le buone non ci si era riusciti, il Faraone d’Egitto a lasciare libero il popolo ebreo che viveva da decenni in schiavitù nei due Regni.
La piaga principale da me individuata nei 43 anni circa in cui ho vissuto nella nostra cittadina, da cui non ebbi i natali, è senz’altro quella della politica e credo che mi ci soffermerò a lungo, poiché lunga, oramai, è la mia esperienza come cittadino ed amministrato dall’entità politico-amministrativa costituita dal Comune e dall’attività dei partiti, nonché dall’attività della Provincia di Caserta e da quella Regionale che pure hanno un svolto un ruolo sì a più ampio raggio territoriale, ma i cui risvolti hanno riguardato per molti versi, specificamente il territorio e la cittadinanza di Mondragone, nel bene e nel male.
Non è che mi sia accorto oggi di questo primato della politica che ha condizionato, come dicevo, nel bene e nel male, il vivere cittadino, intendendo per tale, sia la vita amministrativa, che la vita sociale, politica , economica ed individuale , ed anche delle categorie professionali, e dei circoli associativi culturali e non, la cui vita è stata moltissimo condizionata dalla partecipazione di membri appunto delle predette categorie, direttamente all’agone politico e che hanno ricoperto le cariche elettive, Sindaco, consiglieri comunali e provinciali, per inciso dico che nelle elezioni per la Provincia, quando si tenevano, poi sono state abolite, Mondragone aveva un collegio a sé in cui le liste erano strettamente espressione della politica locale cittadina, piuttosto che provinciale, e quelle regionali, nonché delle elezioni politiche generali che hanno visto eleggere illustri mondragonesi a Montecitorio ed a Palazzo Madama, come deputati e senatori della Repubblica, e quelle di nomina ( gli assessori, consiglieri e Presidenti negli enti a cogestione comunale od intercomunale, consorzi idrici, per la gestione dei rifiuti, ASI etc.) . Ma non dimentichiamo l’esercizio talvolta ‘diretto’ del potere politico cittadino soprattutto nell’assunzione nei ranghi degli impiegati comunali, che, nessuno si offenda e nessuno si stracci le vesti, sono stati il principale serbatoio di voti e di voto di scambio. E qui comincia l’ ‘ iter fustigationis’, il cammino di pentimento e punizione, di ‘delitto e castigo’ dei costumi cittadini.
Da sempre a Mondragone l’espressione del voto, soprattutto quello per il consesso cittadino, ma talvolta, per quanto detto in precedenza, anche per i livelli amministrativi e politici sovraordinati, provincia, regione, parlamento, è frutto di un ‘affare di famiglia’, al singolare, che poi confluisce insieme agli altri in un ‘complessivo affare delle famiglie’, soprattutto quelle maggiormente rappresentative, per numero di appartenenza, sia per medesimo cognome, sia per affinità dovuta ai matrimoni. Non dimentichiamo che Mondragone, tra la prima e la seconda guerra mondiale è stato un comune abbastanza isolato, come collegamenti, viabilità e mezzi di trasporto, per cui la popolazione autoctona, appunto per decenni, si è coniugata con individui appartenenti ad un ristretto nucleo cittadino, da un punto di vista antropologico, e spesso sono stati celebrati matrimoni tra consanguinei. Questo ha profondamente rafforzato i legami familiari al punto che si sono formati, di fatto, dei clan, gruppi appartenenti a poche famiglie in cui i legami di parentado e di coniugio erano fortissimi per forza di cose. Procedendo l’urbanizzazione, la nascita dell’entità comunale repubblicana nel secondo dopoguerra , col primo Sindaco , nel 1948, Mario Liberato Conte, queste entità gruppo etnico, i clan , come li chiamo io, per analogia con quanto accade nelle High landsscozzesi, hanno cominciato a competere più o meno apertamente per concorrere, in competizione tra loro , al governo della città. Non dimentichiamo che la legge provinciale e comunale del 1936, antecedente e di molto alle attuali leggi 142 e 241 del 1992, era una legge fascista, sia detto in senso storico e non dispregiativo, e dello stato fascista aveva tutti i pregi e tutti i difetti. In primis l’accentramento dei poteri effettivi nelle mani del Prefetto, rappresentante del governo e ‘deus ex
Machina’ della politica non solo provinciale ma anche locale dei vari comuni amministrati. Il Podestà, in realtà, esprimeva solo un primato politico tra i cittadini del luogo ed una responsabilità, di fronte al Prefetto ed allo stesso Duce, della fedeltà della popolazione locale agli ideali del fascismo. Era a capo del distaccamento comunale della Milizia Fascista, ma non poteva neppure autorizzare l’acquisto dei manganelli o dell’olio di ricino, in quanto su qualsiasi spesa poteva decidere, magari per intercessione e su richiesta del Podestà, solo il prefetto. Vi starete chiedendo, cari lettori, come mai io invochi una situazione abbastanza comune a tutta l’Italia per giustificare i miei asserti. Ma , in realtà, a Mondragone il predetto quasi totale isolamento da altre realtà viciniore , ha fatto sì che quando , con la costituzione repubblicana, le libertà concesse dalla nuova carta costituzionale che consentivano una organizzazione autonoma delle amministrazioni locali, questi gruppi familiari, si trasformassero quasi immediatamente in gruppi di potere e di pressione sull’orientamento del voto. Altrove le cose si erano evolute in maniera differente, sia per la vicinanza a grandi agglomerati urbani, come gran parte dei comuni del napoletano, oppure la presenza di un sistema dei trasporti già abbastanza capillare e moderatamente efficiente, faceva sì che gli scambi di popolazione e di residenti coi comuni viciniori e non , facessero sì che la ‘civitas’ fosse costituta anche, in parte cospicua, da persone non nate nel comune di residenza, che, a distanza anche di pochi anni dal loro insediamento nel comune ospite, entrassero subito a far parte dei gruppi sorti non solo per appartenenza familiare, ma per frequentazione cittadina di luoghi comuni, di ritrovo, di aggregazione, tipo i circoli culturali, ma anche le associazioni territoriali sindacali e partitiche, cioè obbedissero come orientamento alla organizzazione sul territorio nazionale dei partiti politici nazionali DC e PCI in primis, ma anche PSI, PSDI, PDA,PRI;PLI, senza dimenticare i sindacati, e pertanto cominciavano a concorrere, spesso con successo, al pari dei nativi per essere eletti nei consigli comunali ed alla massima carica cittadina. Per fare un minimo esempio concreto dalla mia vita vissuta, io non ricordo tutt’ora che a Mondragone sia risultato eletto consigliere comunale, provinciale, regionale o Sindaco, o rappresentante in Parlamento, uno che non fosse nato a Mondragone o non vi risiedesse dalla nascita. Accetto correzioni e rimbrotti sull’argomento. Dove sono nato io a Marigliano, interland a nord est di Napoli, negli anni sessanta, quelli che votavano, io ero troppo piccolo, elessero un Sindaco da poco trasferitosi a Marigliano, un ferrarese , Alfredo Mundo, che, tra l’altro , istituì un regolare servizio di raccolta rifiuti e spazzamento, con dipendenti comunali, che in precedenza non c’era. Ovviamente era democristiano, come la quasi totalità dei sindaci campani ed in generale del sud italia. – continua-