OMICIDIO MOLLICONE: IL VASTO SCONTRO TRA PERITI IN AULA

Dalle ultime testimonianze il buco sulla porta non può essere preso in considerazione perché la statura della giovane non rientra nelle dimensioni

<<C’è la quasi certezza che Serena si trovasse nella caserma dei carabinieri di Arce. E al 98% è lì che fu aggredita. Questa è la conclusione a cui siamo arrivati>>- questo il modello illustrato in aula dal generale Luciano Garofalo, panoramica che va a ricostruire le ultime ore di vita di Serena Mollicone.

La giovane diciottenne di Arce è morta per asfissia. Ed è questa l’unica certezza su cui concordano sia l’accusa che la difesa, durante il processo in Corte d’Assise d’Appello, a testimoniare sono i periti Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris di Parma, Saverio Potenza, medico legale, e la criminologa Roberta Bruzzone.

La Bruzzone si è espressa sostenendo, che chi ha ucciso la ragazza si è preoccupato che il corpo non venisse spostato perché volevano farla ritrovare vicino al luogo dell’avvistamento. Potenza invece ribatte che il buco ritrovato sulla porta non sarebbe compatibile con la statura di Serena.

Un lungo caso che dura ormai da 22 anni e che per la giovane ancora non c’è ombra di giustizia. Si ricorda che a finire sotto processo per la morte di Serena sono: l’ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce Franco Mottola, il figlio Marco, moglie Annamaria, tutti di Teano. In primo grado sono stati assolti dalla Corte d’Assise di Cassino.

Il processo continuerà il 30 gennaio.