Alla notizia della scomparsa dell’attrice, anche senza avere sott’occhio qualche spezzone di
qualche suo film ( ne aveva girati più di 70), o qualche immagine delle sue apparizioni in tv,
veniva in mente subito quella sua voce chioccia e quella sua risata da (falsa?) svampita che
tanto piaceva ai suoi ammiratori e di cui Federico Fellini diceva che fosse la massima
espressione del suo essere donna, del suo essere ‘femmina’..così diceva il celebrato regista, le
cui preferenze ed i cui gusti sessuali erano ben noti al vasto pubblico attraverso le figure
femminili dei suoi film. E le immagini oniriche e mnestiche della donna-femmina che
popolavano i sogni proibiti della sua mente , dalla prosperosa e superpopputa tabaccaia di
‘Amarcord’, alla ‘Gradisca’, personaggio dello stesso film, alle prostitute del film ‘ROMA’, si
era capito che i suoi desideri di maschio, forgiatesi nel periodo anteguerra nei casini non
ancora chiusi, erano per una donna prosperosa dal seno e dal sedere opulenti, da Venere
‘callipigia’. E la ‘Sandrocchia’ proprio quelle donne-femmine incarnava. Materna ma
disponibile al sesso, dispensatrice a man salva del sesso ai suoi amanti, anche se contornati
dalla moglie, come Giulietta Masina, nel caso del Maestro riminese. La Masina, la vera
Giulietta degli spiriti, la grande attrice e grande donna , anche nel sopportare le corna
palesemente e clamorosamente inflittele dal grande regista senza pudore e senza rispetto. Una
indulgenza spesso mortificante, ma sopportante con magna e regale sopportazione, benché la
cosa fosse di dominio pubblico, e di certo, in cuor suo, la ferisse non poco nell’orgoglio
femminile. In fondo lo cosiderava un gioco, un ‘amarcord’ della prima giovinezza di
Federico, l’eterno ragazzo, la cui educazione sentimentale non si era svolta nei salotti
aristocratici di Madam De Stael , od in quelli fiorentini frequentati da Dannunzio….ma nei
casini…povera Giulietta…ma Federico aveva bisogno di sognare ad occhi aperti, di toccare
con mano…e con qualcos ‘ altro, la druda e carnale femminilità ancestrale….non quella
eterea, cerebrale, nobile della moglie e compagna di tutta la vita. Sorprende me, ma spero
altri, la generosa apologia fattane, dell’attrice scomparsa, la Sandrocchia , da donne
intellettuali, come Mara Maionchi ed Orietta Berti:” Era una donna libera, portatrice sana di
una femminilità senza malizia, questo il giudizio delle due donne di spettacolo, in estrema
sintesi. Questa loro generosa non chalance avrebbe dovuto essere messa alla prova di
un’amicizia ed una prossimità coi loro mariti. Non so se il giudizio lusinghiere avrebbe
resistito. ‘Grande attrice italiana, tra le più grandi e note nel mondo’. Ma davvero? A me
sembrava che recitasse sempre la stessa parte, con la stessa voce , le stesse pose, le stesse
moine. Recitava sé stessa, del resto forse proprio quello le chiedevano i registi che l’hanno
diretta e lo stesso Fellini. In un empito di trasformare l’immanenza spesso corriva e greve del
sesso in bellezza pura ed intellettuale, il grande regista aveva operato una trasfigurazione in
cui sé stesso era rappresentato dall’algida bellezza di un uomo come Marcello Mastroianni , e
la tabaccaia e le altre donne conosciute in senso biblico, nella sua Sandrocchia. Niente a che
vedere con Eleonora Duse, con Sarah Bernardht, con Anna Magnani, con Virna Lisi, con
Gina Lollobrigida, con Sofia Loren, con Claudia Cardinale, tunisina come la Milo, quelle sì,
grandi attrici italiane apprezzate all’estero ed entrate nell’immaginario collettivo non solo per
la loro bellezza.
Dunque Sandra Milo Musa…ma di cosa? Del sesso, forse, senza pensieri e senza regole,
come quello che elargivano le ‘etere’, sacerdotesse di templi pagani, dedite al ‘ristoro’
dell’istinto vitale del viandante, sia esso povero, ricco, famoso o ignoto. Riposi in pace la
Sandrocchia nazionale, e vada a raggiungere i suoi amanti ( tra i quali anche Bettino
Craxi…era lei la donna interpretata Claudia Gerini nel film ‘Hammamet’, che va a trovare il
vecchio amante contumace ed in esilio, oramai condannato dal diabete) che la aspettano a
braccia aperte e pur nell’assenza del corpo, qualche peccato, in puro spirito, lo si può sempre
immaginare. La turca ‘Nanà’, personaggio del film ‘La dolce vita’, che si abbandona ad una
danza sfrenata ed afrodisiaca , un archetipo della ‘futura’ Sandra Milo. Un pensiero lubrico e
stupendo della mente del regista e di tanti uomini.