CANCELLO ED ARNONE (Raffaele Raimondo) – E’ stata resa nota da giorni la notizia della
netta distanza dal biodigestore e dal biometano assunta dall’Associazione tutela allevamento
bufala mediterranea ( in sigla ATABM) con sede (a meno di possibili omonimie) a Casal di
Principe in via Vecchio di Vico, traversa 11 2; la stessa che nel 2021 proruppe sdegnata:
“L’abbattimento ingiustificato di centoquarantamila capi (in anni e anni di scriteriata
campagna anti-brucellosi e anti-tubercolosi, ndr) e la scomparsa di trecento aziende
rappresenta un danno economico e sociale pari alla chiusura di una grande fabbrica”. Per
la provincia di Caserta l’allevamento bufalino riveste un valore inestimabile, fatto di
lavoro, occupazione, reddito, sviluppo, identità, e cultura”.
Dunque, il documento di recente diramato dall’ATABM ha affermato già nel titolo, senza mezzi
termini, il sostegno al Comitato STOP Bio Impianti Cancello ed Arnone a Cancello ed Arnone,
poi perentoriamente attaccando: “Ci dissociamo da qualsivoglia progetto
dell’amministrazione del Comune di Cancello ed Arnone, della Regione Campania e di altri
Enti pubblici o privati, finalizzato a trasformare la #terradeimazzoni e del #bassovolturno,
da territorio ad alta vocazione agricola e zootecnica a territorio destinato allo smaltimento
dei rifiuti.
Vista la enorme portata del Biodigestore da rifiuti solidi urbani e dei 2 impianti di
biometano in progetto a Cancello ed Arnone, che si vanno ad aggiungere all’ulteriore
impianto in corso di realizzazione al confine con Grazzanise, non presteremo il fianco a
chi intende utilizzare gli allevamenti come scusa per smaltire fanghi e scarti di lavorazioni
industriali nel nostro territorio.
Ricordiamo a tutti che l’intera area del basso Volturno è, ad oggi, area cluster #brucellosi.
Ciò vuol dire che il letame degli allevamenti focolaio d’infezione non può essere
movimentato al di fuori degli stessi. Pertanto invitiamo tutti a diffidare delle frottole
raccontate da chi intende trasformare Cancello ed Arnone in una cittadella
dell’immondizia utilizzando la scusa del trattamento del letame.
Sosterremo e saremo a fianco dei cittadini che intendano opporsi a questi scellerati e
spregiudicati progetti che potrebbero portare ad un declassamento dell’intera area, come
già accaduto in passato con la diossina e con la Terra dei Fuochi”.
Evidenti le bordate alla grave, gravissima, situazione in cui sta aggiuntivamente sprofondando la
già abbandonata, fagocitata e martoriata zona che, in direzione est-ovest, va da Capua al mare.
L’appellativo potenzialmente appioppato a Cancello ed Arnone (ma estensibile, per i danni e non
per i ristori, anche a Grazzanise) di “cittadella dell’immondizia” rievoca, sinistramente, il caso di
Santa Maria la Fossa che, alla fine del primo decennio di questo secolo, fu chiamata così per le
irriguardose e nocive scelte operate dall’allora governatore Antonio Bassolino e compagni, a tutto
svantaggio di una comunità costretta, ancòra oggi, a vedere colline di rifiuti che, oltre i danni già
arrecati a tutti gli esseri viventi, continuano ancora oggi a succhiare montagne di soldi per la loro
“manutenzione”. Qualora, per di più, si pensi al probabile “declassamento dell’intera area”
paventato dall’ATABM, non si spiega in nessuna logica maniera la perdurante indifferenza del
grosso della popolazione che vive nel tenimento di Grazzanise il quale sta facendo da concreto
“battistrada” alla realizzazione degl’isolenti impianti.