Tra “Bella gente” e “Brutta gente”, dove stiamo andando

L'editoriale sotto dí Ferragosto di Nicolina Moretta

Prima ho letto la notizia sul Corriere della Sera di un gioielliere veneto che ha criticato i turisti odierni. Dicendo pressappoco che i turisti attuali non spendono più nella sua gioielleria e bevono persino dalle fontanelle pubbliche, invece di comprare l’acqua nella bottiglina di plastica. Il gioielliere ha definito “bella gente”, i turisti del tempo andato che spendevano, non solo nella sua gioielleria, ma anche negli altri negozi di Piazza San Marco. Se ne evince che noi persone comuni che non spendiamo e beviamo alle fontanelle pubbliche siamo: “brutta gente”. E va be’, per un gioielliere ci sta, lui pensa solo al profitto, è leader di una società (non solo una) che vuole massimizzare tutto in funzione del mero profitto. Cosa può importare al gioielliere di quelle persone comuni che porteranno a casa una visione poetica, una espressione dell’arte e dell’ingegno umano che prima non avevano? Poi ho letto in un articolo la notizia divertente di turisti stranieri che giungono a Firenze per visitare il Colosseo e non la Galleria degli Uffizi. E va be’ un’idea un po’ confusa, ma, in linea di massima, ce l’hanno. Sbagliando s’impara. Poi, caso mai, andranno anche a Roma. Ma la notizia mi ha particolarmente divertita perché mi ha fatto ripensare a quando io e mio marito andiamo in America. Sì, così la gran parte di noi chiamiamo i cinquanta Stati degli Stati Uniti d’America. Avete presente Totò e Peppino a Milano? Li superiamo (Sic!), non conosciamo nemmeno una parola in inglese. Tra “bella gente” e “brutta gente”, io mi colloco consapevolmente tra i “brutti.” Embè! Io e mio marito non dovremmo viaggiare? La prima volta che abbiamo raggiunto il mio figlio primogenito in ‘America’, mio figlio mi aveva detto: “Mamma, quando fai scalo a Parigi, ti potrebbero chiedere anche dove stai andando, ti ho scritto il mio indirizzo preciso su WhatsApp. Poi gli puoi dire: “Son”, che significa figlio. Son lo ricordi, è simile alla prima persona del presente del verbo essere.” Con la particolare dovizia certosina delle maestre scrissi l’indirizzo di mio figlio su un foglio A4 bianco, che misi in borsa. Quando io e mio marito fummo nell’aeroporto di Parigi, un giovane impiegato mi fece una domanda, che mi sembrò di capire volesse sapere dove stavamo andando. Tirai fuori dalla mia borsetta il mio foglio A4 e pronunciai: “Son”. Il giovane sorrise e anch’io. Ecco, il gioielliere veneto ha proposto una tassa selettiva e salata a persona, per evitare il turismo di massa. Ora io mi chiedo: dove stiamo andando? E non mi riferisco a un luogo.

La maestra Nicolina (Della serie: le maestre non hanno cognome)