Un vigilante di 55 anni è morto nella notte dell’8 gennaio scorso in un cantiere olimpico a Cortina. Aveva segnalato turni durissimi e scarse tutele. Ora la magistratura indaga. Lavorava nel cantiere dello stadio del ghiaccio dei Giochi Milano-Cortina 2026. presidiando l’area da un gabbiotto facendo ricognizioni ogni due ore. Si è sentito male durante il turno e ha contattato telefonicamente i colleghi. I soccorritori hanno poi tentato di rianimarlo, ma senza successo.
Le condizioni di lavoro
L’uomo lavorava in turno notturno, all’aperto, con temperature rigide e avrebbe svolto turni prolungati e, in alcuni casi, consecutivi. La moglie ha presentato denuncia ai carabinieri.
Il pubblico ministero ha poi disposto l’autopsia sulla salma.
Il tema che ritorna
Questo caso riporta al centro la sicurezza nei cantieri dei grandi eventi. In particolare, riapre il dibattito sulle Olimpiadi invernali del 2026. Resta una domanda collettiva: quali tutele reali garantiscono questi cantieri?
Una responsabilità pubblica
Le Olimpiadi rappresentano un orgoglio nazionale. Tuttavia, ogni grande opera deve rispettare prima di tutto la dignità del lavoro. Per questo, la morte di un vigilante non può restare una semplice cronaca. Serve trasparenza, servono controlli, servono regole applicate. Solo così lo sviluppo non diventa sacrificio silenzioso.