Pnrr: via libera al decreto senza la norma salva-imprenditori

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto attuativo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dal testo approvato ieri, però, scompare la cosiddetta norma salva-imprenditori, al centro di un acceso confronto politico e sindacale nelle ultime settimane. La disposizione, secondo quanto trapela da fonti parlamentari, non sarebbe mai arrivata formalmente all’esame del Consiglio. Alla base della scelta ci sarebbero valutazioni di carattere tecnico emerse nel corso di interlocuzioni con gli uffici del Quirinale.

 

 

Lo stralcio della norma dal decreto

Il provvedimento approvato dall’esecutivo non contiene dunque alcuno scudo in favore delle imprese nei casi di lavoratori sottopagati. La norma non avrebbe formato oggetto di discussione nel Cdm e non risulterebbe inserita nella versione finale del decreto. In ambienti parlamentari si sottolinea come il confronto con il Colle abbia avuto un peso determinante. Gli uffici della Presidenza della Repubblica avrebbero infatti espresso dubbi sulla tenuta tecnica e giuridica della disposizione.

Cosa prevedeva la norma contestata

La norma salva-imprenditori puntava a limitare il potere dei giudici nel riconoscere differenze retributive e contributive ai lavoratori. Lo stop sarebbe scattato nei casi in cui il datore di lavoro avesse applicato i minimi salariali previsti dai contratti collettivi nazionali. In sostanza, anche in presenza di una retribuzione ritenuta insufficiente o non proporzionata, l’impresa avrebbe potuto evitare condanne economiche. Una sorta di “scudo giudiziario” che avrebbe ridotto l’intervento della magistratura sul piano salariale.

Le critiche e le tensioni politiche

La previsione aveva sollevato forti perplessità da parte dei sindacati e delle forze di opposizione.
Secondo i critici, la norma rischiava di entrare in conflitto con le tutele previste dall’articolo 36 della Costituzione. Il principio della giusta retribuzione, adeguata e sufficiente, sarebbe stato indebolito da una protezione automatica per le imprese. Un’impostazione giudicata incompatibile con la tutela del lavoro e con l’equilibrio tra diritti dei lavoratori e libertà d’impresa.

Un decreto che resta sotto osservazione

Il decreto Pnrr prosegue ora il suo iter parlamentare senza una delle misure più discusse.
Resta da capire se il tema tornerà in altra forma nei prossimi provvedimenti o nel confronto tra governo e Parlamento. Per ora, la scelta dell’esecutivo segna un passo indietro rispetto a una norma che aveva acceso il dibattito pubblico. E conferma il ruolo di garanzia svolto dal Quirinale nel percorso di formazione dei testi legislativi.

 

(Foto ANSA)