Accusa infondata: il Tribunale smonta la sanzione costruita contro la FILTCGIL CAMPANIA. Intervista esclusiva al segretario Lustro

La sentenza del Tribunale di Roma ha cancellato la sanzione contro la FILTCGIL Campania sulla vertenza ANM del marzo 2025. Il giudice ha demolito l’intero impianto accusatorio della Commissione di Garanzia: nessuna prova di sciopero occulto, certificazioni mediche regolari, visite fiscali senza irregolarità, nessun atto o messaggio che indichi una regia sindacale. La decisione ristabilisce un principio semplice: non si può trasformare la conciliazione in un capo d’accusa. Da qui parte l’intervista militante ad Angelo Lustro.
Segretario Lustro, la sentenza annulla tutto. Che cosa certifica davvero questa decisione?
Certifica che la sanzione era costruita sul nulla. Non c’era un fatto, non c’era una prova, non c’era un elemento che potesse sostenere l’idea di uno sciopero occulto. Il Tribunale ha detto chiaramente che la FILTCGIL ha agito nella piena legalità. La Commissione ha montato un teorema e il giudice lo ha smontato pezzo per pezzo.
In questo risultato ha avuto un ruolo decisivo l’avvocato Pasquale Biondi, che ha concesso il patrocinio alla FILTCGIL Campania. Il patrocinio significa che il legale assume la difesa del sindacato, ne rappresenta le ragioni davanti al giudice, costruisce la strategia giuridica e sostiene l’intero procedimento. In pratica: prende in carico la causa, la guida, la argomenta e la porta fino alla sentenza. In questo procedimento, l’avvocato Biondi ha rinunciato alla sua parcella, scegliendo di sostenere il sindacato senza alcun compenso. È un gesto di responsabilità professionale e di vicinanza politica che merita un ringraziamento chiaro.
La Commissione parlava di “dovere di dissociazione”. Il Tribunale lo ha definito inesigibile.
È stato un tentativo di scaricare sul sindacato un compito impossibile: accusare i lavoratori di falsificare certificati medici validati dalle visite fiscali. Una pretesa priva di logica. Il giudice lo ha detto con chiarezza: non si può chiedere a un sindacato di smentire atti sanitari regolari. È stata una costruzione artificiale per colpire chi aveva scelto la via istituzionale.
Nel comunicato lei parla di un clima ostile verso chi tutela i lavoratori. È un punto politico.
Sì, è un punto politico. C’è un clima che parte da alcuni settori istituzionali e arriva fino alla Commissione: chi difende i lavoratori viene trattato come un problema. Si cerca sempre un colpevole da esibire per coprire tagli, disservizi, incapacità di gestione. Il sindacato diventa il bersaglio comodo. La sentenza dice che questo schema non regge.
La Commissione ha collegato la procedura di raffreddamento alle assenze per malattia. Il Tribunale ha definito questo collegamento una presunzione priva di base.
È stato un salto logico enorme. La procedura di raffreddamento è prevista dalla legge. È uno strumento di responsabilità. La Commissione l’ha trasformata in un indizio di colpevolezza. Il Tribunale ha chiarito che non esiste alcun nesso. Non si può usare la conciliazione come prova di un reato che non c’è.
Il Tribunale ha richiamato anche il comportamento dei rappresentanti sindacali.
Sì, perché i fatti contano. Savelli era al lavoro. Di Matteo ha fatto turni straordinari per garantire la circolazione dei treni. Mentre qualcuno costruiva teoremi, noi tenevamo in piedi il servizio. Questo è un dato che pesa più di qualsiasi presunzione.
La sentenza parla di “assenza totale di elementi concreti”. È una bocciatura dura.
È una bocciatura che non lascia spazio a interpretazioni. Non c’erano comunicati, non c’erano messaggi, non c’erano direttive. Non c’era nulla. La Commissione ha costruito un impianto accusatorio senza fondamenta. Il Tribunale lo ha riconosciuto e lo ha annullato.
Qual è il messaggio politico che esce da questa vicenda?
Che il diritto di sciopero non si cancella con le presunzioni. Che la contrattazione non si sostituisce con la propaganda. Che chi lavora non può essere trattato come un fastidio. E che il sindacato non accetta di essere trasformato nel colpevole di comodo per coprire scelte sbagliate o tagli ai servizi.
E il messaggio alla Commissione?
Che la legalità non è un optional. Che le sanzioni si basano sui fatti, non sulle ipotesi. E che il sindacato non si farà intimidire da chi prova a colpire la rappresentanza dei lavoratori con strumenti impropri.
Una conclusione?
La sentenza non è solo una vittoria giuridica. È una risposta politica a un clima che prova a delegittimare il lavoro e chi lo difende. Noi continuiamo a stare dalla parte dei lavoratori, con la contrattazione, con la legge, con la verità dei fatti. E continueremo a farlo senza arretrare.