A Padova il sindaco ha chiesto a Zaia, governatore della Regione Veneto, di integrare l’indagine epidemiologica con il biomonitoraggio dei metalli pesanti nelle unghie dei bambini in relazione all’esposizione alle emissioni del termovalorizzatore locale di San Lazzaro, in una regione che tra acqua, aria, terra e matrici alimentari e’ uno dei luoghi piú inquinati d’Europa. Contro questo inceneritore, per chiamarlo con un vocabolo più realista, i comitati cittadini e i medici per l’ambiente sono da tempo mobilitati contro il previsto ampliamento con la quarta linea e, dopo il ricorso al Tar bocciato, sono ricorsi al Consiglio di Stato. Anche a Roma dopo la sentenza del Tar che ha respinto i ricorsi dei comitati “no inceneritore” della capitale, il 30 novembre si pronuncerà il Consiglio di Stato che dovrà analizzare le nuove documentazioni dei comitati e associazioni che criticano l’inceneritore di Santa Palomba voluto dal sindaco Roberto Gualtieri. Mentre a Venezia a gennaio il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) dal Coordinamento No Inceneritore Fusina è stato registrato dalla cancelleria della Corte, la causa sarà effettivamente sottoposta all’esame dei Giudici di Strasburgo che valuteranno il merito delle contestazioni sollevate. E cosí a settembre scorso il Tar Puglia ha sospeso in via cautelare la sperimentazione dell’impianto Itea di Gioia del Colle fondato su una tecnologia alla base dell’inceneritore Newo di Bari-Modugno, contro il quale ancora un Comitato No inceneritore ha avuto l’iniziativa di intraprendere la via legale. Lungo tutto lo stivale registriamo gli sforzi irriducibili di chi come Gianfranco Amendola, ex magistrato da sempre a difesa della salute ambientale, pensa che prima di mettere in campo i termovalorizzatori, è necessario battere la strada della prevenzione delle emergenze e il riciclo, e poi, come opzioni residuali, termovalorizzazione e discariche. In Campania ad Acerra abbiamo, come già scritto sulla nostra testata, un altro esempio della resistenza di Comitati e associazioni che provano ad opporre a scelte ostinate e opache delle istituzioni la convinzione del fatto che – come sostiene Amendola – i termovalorizzatori sono solo funzionali “allo sviluppo distorto imposto al Paese che ogni giorno di più rivela la sua insostenibilità in un mondo in cui, attraverso social, «like», influencer e pubblicità, si punta a creare consumatori in batteria e la «sostenibilità» viene spesso addirittura utilizzata per creare nuovi bisogni, certamente non calibrati per soddisfare le vere esigenze dell’uomo e dell’ambiente ma, come sempre, per procurare a pochi il massimo del profitto”. Dopo la partecipata manifestazione del 14 ottobre ad Acerra, il Comitato ha in programma nelle prossime settimane una nuova iniziativa per mantenere alta l’attenzione sul tema gravissimo degli sforamenti di particolato e del progetto quarta linea. Saranno proposti aggiornamenti e approfondimenti sui dati forniti dall’Asl Napoli 2 Nord sulla elevata incidenza di malattie oncologiche nelle aree sottoposte a forte carico da inquinamento. Sarà occasione per collegarsi da remoto con attivisti di altre regioni che stanno conducendo le stesse impegnative battaglie di difesa di diritti civili.