Alla Biblioteca Nazionale, “Piccole meraviglie dal Giappone” porta alla luce immagini e narrazioni delle raccolte Lucchesi Palli. Una mostra che invita a guardare il Giappone attraverso la carta, la memoria e la bellezza Ci sono mostre che raccontano un Paese e altre che, più discretamente, raccontano anche il modo in cui quel Paese è arrivato fino a noi. “Piccole meraviglie dal Giappone. Immagini e narrazioni nelle raccolte Lucchesi Palli”, alla Biblioteca Nazionale di Napoli dal 7 ottobre 2026 al 29 gennaio 2027, appartiene alla seconda categoria. Il Giappone che emerge dalle raccolte Lucchesi Palli non è quello delle immagini consuete, delle grandi città, della tecnologia o delle icone che abbiamo imparato a riconoscere. È un Giappone più silenzioso, affidato alla carta, alle illustrazioni, ai racconti e alla minuzia con cui un mondo lontano ha saputo rappresentare se stesso. Ed è forse proprio questa distanza a rendere interessante la mostra. La grande immagine scelta per presentarla restituisce immediatamente quell’universo. Una donna, il kimono, i fiori, gli oggetti disposti accanto a lei, i colori intensi. Non c’è bisogno di spiegare troppo. L’immagine sembra chiedere semplicemente di essere osservata. E più la si guarda, più si avverte che dietro quella scena c’è un modo diverso di concepire il rapporto tra uomo, natura e rappresentazione. “Piccole meraviglie” è un titolo felice perché non promette un Giappone monumentale. Parla di cose che rischiano di passare inosservate, di dettagli che acquistano valore proprio quando ci si ferma a guardarli. È, in fondo, una delle funzioni più belle di una biblioteca: conservare ciò che il tempo potrebbe rendere invisibile e restituirlo quando qualcuno torna a cercarlo. Le raccolte Lucchesi Palli diventano così una sorta di finestra aperta su un’altra cultura. Non una finestra spettacolare, ma una di quelle attraverso cui si guarda lentamente, cercando di comprendere ciò che si vede senza pretendere di ridurlo a qualcosa di già conosciuto. E c’è un aspetto particolarmente suggestivo nel fatto che queste testimonianze giapponesi siano conservate proprio a Napoli. Una città abituata, per la sua stessa storia, a essere luogo di passaggio, incontro e contaminazione. Qui il lontano non è mai completamente lontano. Può arrivare attraverso un libro, un’immagine, una collezione privata, una pagina rimasta per decenni in una biblioteca. La mostra sembra allora raccontare due viaggi contemporaneamente. Il primo è quello delle immagini e delle narrazioni giapponesi che hanno attraversato il tempo e lo spazio. Il secondo è quello delle stesse opere, arrivate fino a Napoli e diventate parte del patrimonio della città. È questo, forse, il fascino più autentico dell’iniziativa. Non andare a cercare il Giappone altrove, ma scoprire che una piccola parte di quel mondo è già qui. Dal 7 ottobre, nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli, sarà possibile incontrarla. Senza fretta, lasciandosi guidare dalle immagini. Perché certe meraviglie, soprattutto quelle piccole, chiedono soltanto questo: di essere guardate.