Autonomia differenziata : a Napoli protesta davanti alla Prefettura contro la frammentazione della Repubblica

Ieri pomeriggio, nel giorno in cui il disegno di legge Calderoli è approdato nell’aula del Senato, a Napoli, in Piazza del Plebiscito, c’è stata una protesta contro il decreto davanti alla Prefettura, come in altre 28 città italiane. Piú di 200 persone hanno partecipato al presidio. Il presidio è stato organizzato dal Comitato contro ogni autonomia differenziata per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti e dal tavolo nazionale No Ad del quale fanno parte anche Recovery Sud, Anpi e sindacati di base. Nel corso del presidio gli organizzatori hanno portato un documento al prefetto di Napoli, con le proposte locali contro il ddl Calderoli perché sia presentato al governo.

In piazza c’erano anche rappresentanti del Pd campano, del Movimento Cinque Stelle e delle sigle sindacali regionali Uil, Cgil, Cobas e Usb, oltre a diverse associazioni e movimenti civici. Non c’era l’attuale sindaco partenopeo Gaetano Manfredi ma erano presenti due ex primi cittadini di Napoli, Antonio Bassolino e Luigi De Magistris. Ma contro la riforma sono scesi nelle piazze altri cento sindaci del Meridione, quasi tutti del centrosinistra e del M5S, che hanno aderito a un appello proveniente dai senatori dei loro territori.

Ma quale rischio corrono i cittadini se fosse approvato il ddl incriminato?

Materie come sanità, sicurezza sul lavoro, beni culturali, infrastrutture, ricerca, previste nel terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione, attualmente di potestà legislativa concorrente Stato-Regioni, passerebbero alla potestà legislativa esclusiva regionale, come prevedono le bozze di intesa di Veneto, Lombardia ed Emilia, stipulate nel 2018 con il governo Gentiloni. E ancora: le materie previste dal terzo comma dell’articolo 116 come istruzione e ambiente, attualmente a legislazione esclusivamente statale, farebbero altrettanto, come previsto da quelle intese, in virtù della riforma del Titolo V del 2001. Tutto questo determinerebbe un aggravamento del già conclamato divario Nord-Sud. Il professore Massimo Villone, presidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale e promotore della proposta di legge contro l’autonomia differenziata avverte:”La maggioranza di destra vorrebbe bilanciare con il premierato l’autonomia differenziata modello Calderoli, ma dall’autonomia differenziata viene una certezza : nel sistema politico e istituzionale il livello nazionale perde peso, mentre si gonfiano a dismisura i livelli regionali”. Mentre Marco Esposito, giornalista caposervizio del quotidiano napoletano Il Mattino e autore dell’ottimo saggio “Zero al Sud -La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale”, ci conferma : “C’è un interesse crescente intorno al tema del ddl Calderoli, lo dimostra anche questa manifestazione , anche perché stanno emergendo molte e diverse preoccupazioni nei cittadini, non ultima quella alimentata dalla marcata emigrazione intellettuale dei propri figli”. Una recente ricerca dello Svimez indica un 31% di laureati meridionali che non trova lavoro al Sud o comunque affronta il disagio di abbandonare il proprio luogo d’origine per ragioni di lavoro. Dato che attesta una condizione di svantaggio del Sud rispetto al Nord, dove il 10,11% dei neoassunti è laureato, contro il 5,6% del Sud. Infatti, su 50mila laureati nelle università meridionali, dopo tre anni dalla laurea 20mila non lavorano e 10mila lo fanno, ma al Nord. Nel prezioso testo di Esposito leggiamo:”Lo Stato ha misurato, comune per comune, costi e servizi con lo scopo di attribuire a ciascun territorio le risorse corrette. I conteggi hanno dato un risultato inatteso: si pensava di far emergere la cattiva spesa del Sud e ci si è ritrovati davanti al dettaglio del profondo divario tra le due Italie. L’uguaglianza ha un costo miliardario e così si è imboccata la scorciatoia di piegare le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi.” Questo lo scippo sciagurato che si cerca di mascherare con il regionalismo differenziato sponsorizzato dalla destra.