Bice Lapenna si racconta e presenta “La Signora di Pietra Longa”.

La scrittrice Irpinia fa emergere nelle sue opere librarie, l'impegno nella valorizzazzione culturale del territorio, l'attenzione verso il mondo femminile, le operazioni di formazione nella divulgazione della cultura.

Bice Lapenna è una scrittrice e autrice italiana nota soprattutto per le sue opere legate alla memoria storica, all’emancipazione femminile e alla cultura rurale dell’Irpinia. Il suo lavoro è profondamente legato al borgo di Bisaccia e alla frazione rurale di Oscata, in provincia di Avellino, luoghi che l’autrice trasforma in veri e propri scenari narrativi per tramandare le tradizioni contadine del Sud Italia.

Parlaci un po’ di Bice Lapenna.

Sono “La ragazza di Pietra Durante”di Bisaccia, legata indissolubilmente alle mie radici”. Ho trascorso la mia infanzia in luoghi magici e incontaminati a contatto con la natura con la quale sono entrata in perfetta sintonia nella convinzione che fosse la via maestra per migliorare il tono dell’umore e stare meglio con gli altri e con se stessi. Sono cresciuta in un ambiente rurale in cui la vita, oltre a viverla, te la dovevi inventare ogni giorno. Sono stata una bambina precoce, caricata dal fardello di responsabilità inusuali per la mia età. Ho vissuto esperienze gratificanti ma anche frustranti. L’appartenenza ad una famiglia di stampo patriarcale ha frapposto non pochi ostacoli al mio processo di autorealizzazione. Devo tuttavia riconoscere che i valori fondanti su cui si reggeva la società contadina e cioè l’etica del lavoro, il senso di responsabilità e lo spirito di comunità, mi hanno forgiato nel carattere mettendomi nelle condizioni di superare sfide difficili e conquistare spazi di liberà personali, familiari e sociali. Ho svolto da giovane significative esperienze nel campo sindacale e politico che mi hanno fatto maturare una più chiara visione delle dinamiche della società. Sono riuscita, con non pochi sacrifici, a diplomarmi e laurearmi. Ho insegnato prevalentemente nella scuola dell’infanzia, nella quale ho fatto anche attività di ricerca partecipando a progetti di ricerca- azione, i cui percorsi sono stati illustrati in diverse pubblicazioni. Ho collaborato con il periodico ”L’ Eco di Andretta”. Ho pubblicato due romanzi: “La ragazza di Pietra Durante” e “La Signora di Pietra Longa”. Ho scelto il romanzo come modalità espressiva perché è lo strumento a me più congeniale per conservare la memoria storica e riflettere sulle problematiche del mondo attuale, non rinunciando ad una sobria critica sociale. La narrazione è per me anche un mezzo per colmare un vuoto e continuare a tenere un legame con le persone più care.

Come nasce il tuo rapporto con la scrittura e quali sono le tue principali ispirazioni letterarie?

Premetto che ho amato la lettura fin da piccola. Attraverso le favole prima e i romanzi dopo, ho avuto modo di scoprire nuovi mondi e la complessità dell’animo umano. La mia passione per la lettura, che mi restituiva un senso di pace interiore e di benessere, rappresenta quindi un antefatto importante che ha contribuito ad introdurmi nella meravigliosa, ma faticosa, avventura della scrittura. Ma la motivazione forse più dirompente è da ricercare nelle mie radici, nel contesto di vita in cui sono nata e che mi ha accompagnato durante la mia infanzia e la mia adolescenza. Provengo da un mondo in cui da sempre sono privilegiati l’oralità, il racconto, le storie. L’atto di raccontare una storia negli ambienti rurali è di per sé un atto di verità perché è un modo di fornire consigli, di acquisire codici di comportamento, di trasmettere il sapere e orientare alla vita. Ad un certo punto, ho avvertito l’esigenza di trasporre nella scrittura questo patrimonio di sapere intrecciandolo con le esperienze vissute e con cambiamenti in atto nella società. In tal modo la scrittura si è rivelata una forma di restanza perché mi ha delineato un percorso di conoscenza e di scoperta che ha rafforzato la mia identità personale e sociale. Posso dire che la mia scrittura è stata ispirata da diverse fonti letterarie. La prima musa ispiratrice è stata senz’altro il Verismo di Giovanni Verga, dal momento che la realtà e il vissuto incidono molto sulla mia narrazione. Così come l’introspezione, le descrizioni, ed alcuni elementi di surrealismo presenti nei miei romanzi, si richiamano un po’ alla letteratura sud-americana, e in particolare a Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende. La tipologia di approccio alla natura e alcune dinamiche familiari, per certi aspetti, richiamano alcune opere di Fedor Dostoevskij.

Che tipo di location scegli generalmente per realizzare le tue presentazioni e quali strumenti utilizzi?

Quando è possibile preferisco organizzare le mie presentazioni in luoghi di interesse storico e in scenari naturali e rurali che rappresentano identità e memoria. Questo perchè in tali contesti si riesce a stabilire un rapporto più diretto e informale con i partecipanti. Altre volte le presentazioni avvengono in luoghi più istituzionalizzati e formali come sale del Consiglio Comunale, auditorium, sedi di associazioni… In tutti i casi cerco di organizzare al meglio la presentazione, facendola registrare in toto da un operatore. Nel corso dell’evento faccio in modo che l’attenzione del pubblico non subisca flessioni facendo alternare interventi, letture e, quando è il caso, la proiezione di un cortometraggio. Faccio presente che trattasi di un corto prodotto dall’associazione culturale “L’Iride” di Cava dei Tirreni, che è la risultanza del progetto “Borghi in scena”, che richiama, tra l’altro, alcuni passaggi e suggestioni ricavate dal mio romanzo “ La ragazza di Pietra Durante”.

Cosa ti ha ispirato per scrivere la tua ultima opera letteraria?

Con la mia prima opera avevo fatto un viaggio nella memoria della famiglia, ero andata incontro a storie e simbologie tipiche di un mondo fatto di luci ma anche caratterizzato da una certa durezza e intriso di atavici pregiudizi. Questo romanzo ha un risvolto al femminile perché le due protagoniste, madre e figlia, diventano l’asse portante della narrazione e rappresentano il simbolo della lotta per l’emancipazione femminile. Dopo questo primo percorso, spinto dalla mia innata curiosità, ho avvertito il bisogno di esplorare altri contesti ambientali e di porre attenzione agli elementi che ne caratterizzano lo spazio naturale, psicologico e sociale. La mia predisposizione all’analisi introspettiva mi ha indotto ad indagare i lati oscuri che si celano dietro le apparenze e le contraddizioni che si riverberano nelle singole esistenze in perenne lotta per la loro sopravvivenza psicologica e sociale. Le mie passate esperienze nel sociale e in politica mi hanno invogliato, altresi, a soffermarmi su alcune problematiche sociali, con particolare riguardo agli aspetti che connotano la vita di città e quella dei piccoli paesi, quest’ultimi alle prese con il crescente fenomeno dello spopolamento.

Qual è il messaggio che generalmente vuoi comunicare con le tue opere letterarie?

Alla prima impressione, le mie opere sembrano autoreferenziali perché ripercorrono segmenti della mia esistenza e quella dei miei famigliari. Tra le righe invece, nel travaglio resiliente dei personaggi che si incontrano nella narrazione, emergono gli aspetti fondamentali dell’identità e dell’esistenza umana, nonché tematiche sociali che inducono ulteriormente a riflettere. L’ultimo mio romanzo è dedicato ai giovani, alle nuove generazioni “affinchè possano recuperare il senso dell’umanità e il sentimento della comunità”. In un mondo sempre più disorientato, che sembra sfuggire al controllo dell’uomo, le nuove generazioni devono trovare le risorse e una direzione di senso per sfuggire ai processi di disumanizzazione in atto nella società e recuperare quelli che sembravano consolidati valori di civiltà. I personaggi dei miei romanzi, pur nella loro diversità e, a volte, enigmaticità, hanno un denominatore comune. Anche quando sembrano sprofondare nell’abisso, riescono a canalizzare le loro energie per cambiare, evolversi, superare le sfide, senza mai stravolgere la loro identità. Per recuperare il senso della vita e dell’umanità, ciascuno di noi dovrebbe fare la sua parte. Anche attraverso gesti semplici, dovrebbe fare di tutto per costruire rapporti genuini e relazioni autentiche. Mai come oggi, non dobbiamo farci assalire dal fatalismo e dalla rassegnazione, dobbiamo coltivare il seme dell’utopia e della speranza, perché sono le sole che possono farci uscire dall’angoscia e dal senso di impotenza che ci assale e aiutarci ad affrontare le nuove sfide che incombono sul mondo.

Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desideri per la tua operazione artistica?

Non rinuncio mai ad avere uno sguardo attento sul mondo perché questo fa da specchio e aiuta a guardare non solo dentro se stessi, ma anche nelle pieghe della società in continuo cambiamento. Avrei intenzione in futuro di scrivere, sempre in maniera romanzata, un libro sulla scuola, ripercorrendo le esperienze vissute in diversi contesti sia come alunna che come docente, a cominciare dalla mia frequenza in una pluriclasse fino a giungere ai nuovi scenari che sconvolgeranno le modalità di fare scuola e i concetti stessi di educazione e formazione. Non ho particolare pretese per la mia evoluzione artistica. Mi basta affinare la forma della scrittura e perseverare nell’usare un linguaggio evocativo semplice e diretto, privo di sbavature linguistiche in modo che i miei messaggi possano pervenire ad un pubblico quanto più ampio e variegato.

Grazie Bice!

Grazie a Voi!