CASAL DI PRINCIPE: NUOVA ONDATA CRIMINALE, BOSS E 12 AFFILIATI A GIUDIZIO

Antonio Mezzero torna alla ribalta dopo 24 anni di carcere

Giudizio immediato per Antonio Mezzero, storico boss del clan dei Casalesi (fazione Schiavone), e per dodici suoi fedelissimi. L’accusa è pesante: associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi, ricettazione e altri reati. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Nicoletta Campanaro, su richiesta del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, Vincenzo Ranieri.

 

Il processo in arrivo

Il boss 63enne di Grazzanise, insieme ai suoi complici, dovrà comparire davanti alla Seconda Sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Rosetta Stravino, nel mese di maggio. Tra gli imputati figurano Vincenzo Addario, Carlo Bianco, Giovanni e Giuseppe Diana, Pietro Di Marta, Davide Grasso, Pietro Ligato, Alessandro e Michele Mezzero, Pasquale Natale, Andri Spahiu e Pietro Zippo. La difesa è affidata a un nutrito gruppo di avvocati, tra cui Paolo Di Furia, Nello Sgambato e Camillo Irace.

 

La ricostruzione delle indagini

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta tra settembre 2022 e giugno 2023, hanno svelato un quadro allarmante. Nonostante la scarcerazione nel luglio 2022 e le restrizioni imposte (libertà vigilata e sorveglianza speciale), Mezzero ha rapidamente riorganizzato un sodalizio criminale, riallacciando contatti e imponendo il suo dominio.

Estorsioni ai danni di imprenditori, minacce a una coppia per questioni abitative (culminate con l’incendio della loro auto), tentativi di controllo su attività commerciali per il riciclaggio di denaro illecito: sono solo alcune delle operazioni ricostruite dagli investigatori. Inoltre, il gruppo aveva avviato un sistema di ricettazione di mezzi da cantiere e veicoli rubati, alcuni dei quali (del valore complessivo di circa 40mila euro) sono stati recuperati e restituiti ai legittimi proprietari.

 

Un clan ancora armato

Le intercettazioni e i pedinamenti hanno inoltre permesso di accertare la disponibilità di armi da parte del clan, segno di una struttura ancora pericolosa e operativa. L’inchiesta ha quindi delineato un ritorno preoccupante della criminalità organizzata in aree già segnate dalla presenza dei Casalesi, come Grazzanise, Capua, Casal di Principe e altri comuni limitrofi.

Ora la parola passa al tribunale, in quello che si preannuncia un processo chiave per la lotta alla criminalità organizzata nel Casertano.