di GIOVANNA PAOLINO
CASERTA. ” Sono sempre stato un lavoratore ed ho sempre provveduto alla mia famiglia . Oggi mi ritrovo senza lavoro. Non riesco a capire , pero’, secondo quale logica il Comune di Caserta affida i lavori di pubblica utilita’ agli immigrati extracomunitari rimanendo impassibile dinanzi al grave disagio economico e alla sofferenza morale di tutti quei Casertani che , negli ultimi anni, hanno perso il lavoro”.
Queste le dure parole del Sig. Maurizio Di Gaetano , componente del Comitato Rionale Acquaviva , di cui e’ Presidente il Sig.Antonio Rea.

Maurizio Di Gaetano e’ un ex dipendente del Cub – Consorzio Unico di Bacino , in mobilita’, come i circa duemila ex dipendenti dei Consorzi , dal 31 dicembre 2014 e senza stipendio da decine e decine di mesi.
Un dramma umano espressione delle tante contraddizioni del sistema normativo italiano , che , se , da un lato, nel rispetto della Costituzione , favorisce e tutela il pluralismo e l’integrazione dei migranti, allo stesso tempo , sembra dimenticarsi proprio dei cittadini italiani.
Lo sfogo di Maurizio Di Gaetano parte dalla constatazione dell’utilizzo da parte del Comune di Caserta di 10 unita’ di immigrati in lavori di pubblica utilita’ e, nel caso di specie , nella gestione dei rifiuti; un progetto finanziato dall’Unione Europea, che , secondo il Ministro Minniti, non rappresenta una duplicazione nei mercati del lavoro, perche’ non e’ un lavoro retribuito.
Fin qui tutto bene, se non fosse che i dipendenti del Cub Napoli – Caserta sono stati letteralmente ” mollati ” dalle Istituzioni , le quali , invece, attraverso i finanziamenti alle amministrazioni comunali, si attivano per assicurare ai profughi maggiori prospettive di integrazione nel tessuto sociale del nostro Paese, scongiurando un clima di contrapposizioni nei loro confronti .

Ma non e’ tutto.
La piaga della sofferenza dei dipendenti del Cub viene alimentata anche dalla applicazione della legge regionale n.14/ 2016 sul ciclo integrato dei rifiuti , la quale prevede corsi di formazione per i dipendenti Cub ai fini di una loro riqualificazione lavorativa.
” Con i miei colleghi del Consorzio – spiega Maurizio Di Gaetano – ho seguito i corsi di riqualificazione previsti dalla legge regionale . Ci aspettavamo di essere utilizzati in mansioni tipiche del lavoro che abbiamo sempre svolto ; invece, siamo stati chiamati a distribuire volantini pubblicitari in un supermercato . E questo solo per un periodo di 3 mesi al termine dei quali ritorneremo nella incertezza economica piu’ assoluta”.
Una vicenda, quella relativa agli operatori Cub, che continua a suscitare perplessita’ in merito al disastro umano, lavorativo e sociale a cui sono stati condannati i lavoratori, laddove si proclamano a chiare lettere e a toni alti gli obiettivi di reintegrazione e di reinserimento dei migranti nello stesso settore.
Ne’ va dimenticato che fino ad oggi sono ben 6 i dipendenti del Cub che si sono suicidati per motivi economici.
Va detto , inoltre, che , in base alla legge regionale , il soggetto o i soggetti, cui l’Ente d’Ambito , avrebbe dovuto affidare il servizio di gestione rifiuti nell’Ato, avrebbe avuto l’ obbligo di produrre apposita dichiarazione con la quale si impegnava ad utilizzare prioritariamente, per la copertura del fabbisogno occupazionale, le unità di personale dei Consorzi di Bacino della Regione Campania.
Per quanto riguarda il Consorzio Ecocar- azienda concessionaria della gestione dei rifiuti a Caserta- sembra che da 4 anni non effettui assunzioni.
Insomma, mentre l’utilizzo dei migranti nel lavoro di pulizia della citta’ di Caserta , ci fa illudere sulla possibilita’ di una societa’ effettivamente fondata sulla tutela dei diritti di tutti, l’emarginazione ed anche la ” beffa ” subita dai dipendenti del Cub, cittadini italiani e padri di famiglia, ci riporta con i piedi per terra nel mondo dell’ingiustizia e dell’indifferenza.
Il problema dovrebbe essere affrontato e risolto dall’Ato rifiuti – il Presidente dell’ Ato rifiuti Caserta e’ Antonello Velardi Sindaco di Marcianise – dal quale tutti si aspettano maggiore governabilita’ nel riordino del ciclo integrato per dimostrare soprattutto ai lavoratori del settore, disperati e ridotti alla fame, che anche questo non e’ l’ennesimo terreno di spartizione politica di deleghe e poteri.