Caso Schettini, tra scuola e social

dalle frasi al BSMT al dibattito sul ruolo dell’insegnante

È una duplice polemica quella che, da febbraio 2026, coinvolge Vincenzo Schettini, noto docente e divulgatore scientifico, volto del progetto La Fisica che ci piace.
Da un lato, le sue dichiarazioni sul futuro dell’istruzione rilasciate al podcast Passa dal BSMT; dall’altro, le accuse — tutte da verificare — sul metodo didattico adottato negli anni in classe.

Due piani distinti, che però nel dibattito pubblico si sono rapidamente intrecciati, alimentando una discussione accesa che oggi investe l’intero mondo della scuola.

Le dichiarazioni al BSMT e la “scuola a pagamento”

La miccia si accende durante l’intervista al podcast condotto da Gianluca Gazzoli, quando Schettini ipotizza uno scenario futuro in cui i professori lavoreranno part-time nella scuola pubblica e venderanno lezioni online, sostenendo che “i buoni contenuti hanno un prezzo” e che non si dovrebbe dare per scontato che la cultura debba essere sempre gratuita.

Le frasi, rapidamente estrapolate e rilanciate sui social, vengono interpretate da molti come un attacco alla gratuità dell’istruzione pubblica, suscitando critiche anche da parte di esponenti del mondo culturale e scolastico, tra cui lo scrittore e docente Christian Raimo.

La replica: “Ho parlato di cultura, non di scuola”

Travolto dalle polemiche, Schettini risponde con un video sui propri canali social, definendo gli attacchi “una vergogna” e sostenendo che il senso delle sue parole sia stato travisato. Nel reel mostra un estratto dell’intervista e chiarisce:

“Ho parlato di cultura, non di scuola e non di istruzione”.

Il docente distingue nettamente tra istruzione, che resta un diritto costituzionale gratuito e accessibile a tutti, e produzione culturale, che — a suo avviso — può legittimamente essere valorizzata e venduta, come avviene per altre professioni. Schettini rivendica il diritto degli insegnanti a spendere la propria competenza anche fuori dalla scuola, citando esempi come corsi, libri, lezioni teatrali e formazione, ricordando al tempo stesso di avere migliaia di video gratuiti online.

Nel video, il professore denuncia anche i numerosi commenti offensivi e omofobi ricevuti, mostrando alcuni messaggi come esempio del clima degenerato attorno alla vicenda.

Il secondo fronte: accuse sul metodo didattico

Parallelamente alla polemica sulle parole pronunciate al BSMT, si è aperto un secondo fronte, più delicato, legato al lavoro in aula. Alcune testimonianze di ex studenti e genitori, rilanciate dai media, parlano di:

  • presunti voti più alti in cambio di like o interazioni con i contenuti social;

  • uso frequente del tempo scolastico per registrare video, con l’aula trasformata in un set cinematografico;

  • assenze ricorrenti dovute agli impegni legati all’attività di influencer e conduttore.

Accuse che Schettini respinge definendole strumentali, mentre molti studenti attuali e rappresentanti d’istituto si sono schierati pubblicamente a sua difesa, lodandone la capacità di rendere la fisica accessibile e coinvolgente. Anche il dirigente scolastico dell’istituto avrebbe escluso irregolarità formali.

A rendere il quadro più enigmatico, la scomparsa di oltre 100 video dal canale YouTube del docente proprio nei giorni del polverone mediatico, un elemento su cui al momento non ci sono spiegazioni ufficiali.

Il dibattito nella scuola: etica, privacy e mandato pubblico

Al di là della figura di Schettini, il caso ha aperto una riflessione più ampia sulla deontologia della professione docente. Molti insegnanti e dirigenti pongono l’accento su alcuni nodi centrali:

  • la scuola come spazio protetto, non come contenitore di contenuti monetizzabili;

  • la privacy degli studenti e i limiti alla produzione di video in aula;

  • il rischio di confondere valutazione e visibilità;

  • il confine tra funzione pubblica e attività privata a fini di profitto.

Una linea sottile che chiama in causa anche la responsabilità delle istituzioni scolastiche nel vigilare sulle pratiche autorizzate — o tollerate — durante l’orario di lezione.

Nessun provvedimento, ma attenzione alta

Ad oggi non risultano provvedimenti disciplinari a carico di Vincenzo Schettini. Tuttavia, secondo quanto filtra dal mondo della scuola, l’eco delle polemiche avrebbe attirato l’attenzione dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), che starebbe monitorando la vicenda.

Il “caso Schettini” resta dunque aperto e simbolico: non solo la storia di un prof-influencer sotto i riflettori, ma lo specchio di una scuola chiamata a interrogarsi su quale equilibrio trovare tra innovazione, visibilità e fiducia educativa. Un equilibrio che, come ricordano molti addetti ai lavori, una volta spezzato è difficile da ricostruire.

Il video della trasmissione BSMT che ha scatenato la scintilla