Sette anni e quattro mesi di reclusione. È questa la pena definitiva inflitta dalla prima sezione della Corte di Appello di Napoli a Michele Di Caprio, 41enne di Maddaloni, coinvolto nella maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli sul traffico di droga che da Caivano alimentava le piazze di spaccio del casertano.
La sentenza rappresenta una significativa riduzione rispetto al verdetto di primo grado, che aveva condannato Di Caprio a 14 anni di reclusione. I giudici d’Appello hanno accolto le argomentazioni presentate dal suo difensore, l’avvocato Ferdinando Letizia, ricalcolando la pena a 7 anni e 4 mesi.
Il ruolo di Michele Di Caprio nella rete dello spaccio
Di Caprio era stato arrestato durante un maxi blitz che aveva portato alla cattura di 50 persone, accusate di far parte di una vasta rete di traffico di stupefacenti. Questa rete, secondo le accuse, faceva capo al clan Angelino-Gallo, una delle organizzazioni criminali egemoni a Caivano e nei territori circostanti. L’inchiesta ha svelato un sistema ben strutturato, in cui l’associazione si occupava dell’approvvigionamento all’ingrosso di vari tipi di droga, definendo tempi, luoghi e modalità di trasporto, custodia e distribuzione degli stupefacenti.
Michele Di Caprio, nello specifico, era indicato come il responsabile della piazza di spaccio di Maddaloni, un ruolo cruciale all’interno dell’organizzazione. Le accuse a suo carico includono associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di droga ai fini di spaccio, aggravate dalla finalità di agevolare il clan Angelino-Gallo.
Accuse aggravate da un episodio inquietante
Tra le contestazioni mosse a Di Caprio spicca un episodio che ha ulteriormente aggravato la sua posizione giudiziaria. Gli inquirenti gli attribuiscono una cessione di droga effettuata al fine di ottenere una prestazione sessuale da una tossicodipendente. Un fatto che getta una luce ancora più cupa sulle dinamiche di sfruttamento e degrado legate al mondo dello spaccio.
Il sistema criminale e il Parco Verde
L’inchiesta della Dda ha posto in evidenza come il traffico di stupefacenti si concentrasse su Caivano, in particolare nel famigerato Parco Verde, considerato un epicentro dello spaccio in Campania. Da qui, le sostanze venivano smistate verso altre aree, inclusa Maddaloni, attraverso una rete capillare di intermediari e pusher.
Con la riduzione della pena di Michele Di Caprio, si chiude un altro capitolo di una vicenda che ha svelato le profonde ramificazioni del narcotraffico nel territorio campano. Tuttavia, la lotta contro queste organizzazioni criminali resta una sfida costante per le autorità giudiziarie
e investigative.