Il dirigente del MASAF (Ispettorato Repressione Frodi) è nella sestina finalista del prestigioso premio con il saggio “A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema” (Cacucci Editore). Un’opera scritta a quattro mani con i bozzetti della giovane figlia Mariateresa, per difendere il Made in Italy attraverso la cultura, la legalità e l’arte.
PONTREMOLI (MS) – 20 ottobre 2026 – «Se qualcuno, qualche anno fa, mi avesse detto che oggi mi sarei trovato qui, nella splendida cornice di Pontremoli, tra i sei finalisti del Premio Bancarella della Cucina, probabilmente non ci avrei creduto. E non ci avrei creduto per via del mio lavoro». Esordisce così Salvatore Schiavone, dirigente del Ministero dell’Agricoltura presso l’Ispettorato che si occupa di vigilanza, controllo e repressione frodi (ICQRF), alla vigilia della finalissima del 25 ottobre.
Dalle scartoffie burocratiche alla drammaturgia del cibo
Il quotidiano di Schiavone è fatto di verifiche serrate su filiere cruciali come il vino, l’olio, la mozzarella e l’ortofrutta, per garantire il rispetto dei disciplinari DOP e IGP e contrastare le pratiche commerciali sleali che penalizzano i produttori a favore degli speculatori. Un lavoro tecnico e rigido che, tuttavia, ha spinto l’autore verso una nuova consapevolezza.
«Ho capito che i timbri, i decreti e le sanzioni da soli non bastavano più», spiega Schiavone. «Difendere un’eccellenza italiana significa proteggere un pezzo della nostra identità. Così, ho affiancato alla mia professione un Master in Drammaturgia e Cinematografia: volevo capire come l’arte, il teatro e il cinema avessero raccontato nel tempo quella stessa “cultura del cibo” che io cerco di tutelare sul campo».
La legalità a tavola: il riscatto della Terra dei Fuochi
Nel saggio, edito da Cacucci Editore, l’autore non evita le pagine più dolorose del nostro Paese, come la tragedia della Terra dei Fuochi, ma sceglie di accendere una luce sulle “buone notizie” del territorio. Nel libro viene dato ampio risalto all’esperienza della cooperativa Vite Matte che, in sinergia con Agrorinasce, coltiva il riscatto e crea lavoro sui beni confiscati alla criminalità organizzata nel nome di Don Peppe Diana. «Il vino, in quelle terre, non è solo un prodotto: è un manifesto di legalità e di rinascita», sottolinea l’autore.
Un progetto a quattro mani contro l’isolamento social
La vera anima visiva del volume è firmata da Mariateresa Schiavone, figlia dell’autore e studentessa liceale, che ha arricchito l’opera con i suoi bozzetti a colori.
«Volevo che la mia parola scritta dialogasse con la sua visione visiva», conclude Schiavone. «È stato un esperimento bellissimo, che mi ha dimostrato una cosa fondamentale: la sensibilità artistica e la profondità dei nostri giovanissimi sanno essere immensamente più forti e contagiose della sterile passione per l’utilizzo costante del telefonino e dei social. Quando diamo fiducia ai ragazzi e accendiamo la loro creatività, loro ci rispondono con la bellezza».
L’opera lancia così un messaggio potente ai mercati e alle istituzioni: la tutela del Made in Italy non si fa solo con la burocrazia, ma con l’amore per il nostro patrimonio culturale e sociale. Perché dietro ogni prodotto autentico che portiamo a tavola c’è una sceneggiatura straordinaria scritta dai nostri agricoltori.
Dal Ministero dell’Agricoltura alla finale del Premio Bancarella della Cucina 2026: il viaggio di Salvatore Schiavone a Pontremoli
Il dirigente del MASAF (Ispettorato Repressione Frodi) è nella sestina finalista del prestigioso premio con il saggio “A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema” (Cacucci Editore). Un’opera scritta a quattro mani con i bozzetti della giovane figlia Mariateresa, per difendere il Made in Italy attraverso la cultura, la legalità e l’arte.
PONTREMOLI (MS) – 20 ottobre 2026 – «Se qualcuno, qualche anno fa, mi avesse detto che oggi mi sarei trovato qui, nella splendida cornice di Pontremoli, tra i sei finalisti del Premio Bancarella della Cucina, probabilmente non ci avrei creduto. E non ci avrei creduto per via del mio lavoro». Esordisce così Salvatore Schiavone, dirigente del Ministero dell’Agricoltura presso l’Ispettorato che si occupa di vigilanza, controllo e repressione frodi (ICQRF), alla vigilia della finalissima del 25 ottobre.
Dalle scartoffie burocratiche alla drammaturgia del cibo
Il quotidiano di Schiavone è fatto di verifiche serrate su filiere cruciali come il vino, l’olio, la mozzarella e l’ortofrutta, per garantire il rispetto dei disciplinari DOP e IGP e contrastare le pratiche commerciali sleali che penalizzano i produttori a favore degli speculatori. Un lavoro tecnico e rigido che, tuttavia, ha spinto l’autore verso una nuova consapevolezza.
«Ho capito che i timbri, i decreti e le sanzioni da soli non bastavano più», spiega Schiavone. «Difendere un’eccellenza italiana significa proteggere un pezzo della nostra identità. Così, ho affiancato alla mia professione un Master in Drammaturgia e Cinematografia: volevo capire come l’arte, il teatro e il cinema avessero raccontato nel tempo quella stessa “cultura del cibo” che io cerco di tutelare sul campo».
La legalità a tavola: il riscatto della Terra dei Fuochi
Nel saggio, edito da Cacucci Editore, l’autore non evita le pagine più dolorose del nostro Paese, come la tragedia della Terra dei Fuochi, ma sceglie di accendere una luce sulle “buone notizie” del territorio. Nel libro viene dato ampio risalto all’esperienza della cooperativa Vite Matte che, in sinergia con Agrorinasce, coltiva il riscatto e crea lavoro sui beni confiscati alla criminalità organizzata nel nome di Don Peppe Diana. «Il vino, in quelle terre, non è solo un prodotto: è un manifesto di legalità e di rinascita», sottolinea l’autore.
Un progetto a quattro mani contro l’isolamento social
La vera anima visiva del volume è firmata da Mariateresa Schiavone, figlia dell’autore e studentessa liceale, che ha arricchito l’opera con i suoi bozzetti a colori.
«Volevo che la mia parola scritta dialogasse con la sua visione visiva», conclude Schiavone. «È stato un esperimento bellissimo, che mi ha dimostrato una cosa fondamentale: la sensibilità artistica e la profondità dei nostri giovanissimi sanno essere immensamente più forti e contagiose della sterile passione per l’utilizzo costante del telefonino e dei social. Quando diamo fiducia ai ragazzi e accendiamo la loro creatività, loro ci rispondono con la bellezza».
L’opera lancia così un messaggio potente ai mercati e alle istituzioni: la tutela del Made in Italy non si fa solo con la burocrazia, ma con l’amore per il nostro patrimonio culturale e sociale. Perché dietro ogni prodotto autentico che portiamo a tavola c’è una sceneggiatura straordinaria scritta dai nostri agricoltori.