Padova- Un giovane docente che insegna in una scuola media della provincia di Padova ha denunciato di essere stato letteralmente perseguitato da un suo alunno di 12 anni, sia a scuola e sia per strada, subendo continui insulti omofobi, sentendosi chiamare, più volte, “gay” con tono dispregiativo, portando il professore a vivere un profondo disagio emotivo. Il docente ha rappresentato il suo caso al Partito Gay LGBT+ che ha presentato un esposto ai Carabinieri della Regione Veneto. Tali episodi non sono altro che la conseguenza della totale assenza di linee educative che pongano al centro: inclusione, rispetto, affettività e sessualità. Quando un governo si rifiuta di parlarne apertamente all’interno delle scuole, poichè la preoccupazione resterebbe il famigerato “consenso”, ecco cosa accade…si diffondono gli istinti più bassi, violenti, l’idea di mascolinità, l’idea della superiorità dell’uomo rispetto alla donna, l’idea che essere omosessuali o avere un’altra identità di genere equivalga a essere “malati”, l’idea che se una ragazza accetti, in un primo momento, di avere un rapporto sessuale con il proprio partner, ma ci ripensi e con tutto l’assoluto diritto di farlo, sia che la ragazza “ci stava”, che non sarebbe stupro. Ad oggi, un paese come il nostro, in cui si stanno radicalizzando tali ideologie, non può definirsi civile. In Italia vi è ancora una negazione dei diritti civili, in particolar modo, delle minoranze. Ci si sta preoccupando solo di come l’intelligenza artificiale debba dominare nella nostra società, ma di quella naturale chi si preoccupa? Se oggi viviamo in una società simile, come finiremo un domani? Automi, privi di pensiero, privi di valori e privi di autentici rapporti umani.