È morto Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord

Umberto Bossi è morto all’età di 84 anni a Varese, si chiude così una stagione politica che per oltre trent’anni ha segnato in modo profondo la storia della Repubblica italiana. Fondatore della Lega Lombarda nel 1984 e poi della Lega Nord alla fine degli anni ’80, Bossi fu il principale interprete del regionalismo padano e del progetto federalista che negli anni ’90 trovò terreno fertile nella crisi dei partiti tradizionali travolti da Tangentopoli. La crescita della Lega coincise con la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica e con la costruzione di nuove alleanze politiche, tra cui quella con Silvio Berlusconi e con Gianfranco Fini, che segnarono una fase decisiva per l’affermazione del centro-destra in Italia. Il primo accordo con Berlusconi risale al 1994, quando la Lega Nord entrò nella coalizione che portò alla vittoria elettorale del Polo delle Libertà. Il rapporto tra Bossi e Berlusconi fu però sempre complesso e alternò momenti di forte collaborazione a rotture improvvise, pochi mesi dopo la nascita del primo governo Berlusconi la Lega ritirò l’appoggio provocandone la caduta, ma negli anni successivi l’alleanza fu ricostruita e divenne uno degli assi portanti della politica italiana per oltre un decennio. Anche il rapporto con Fini fu caratterizzato da diffidenze reciproche dovute alle diverse culture politiche di provenienza, ma la necessità di costruire una coalizione competitiva contro il centrosinistra portò a una convivenza politica che trovò stabilità soprattutto nei governi guidati da Berlusconi nei primi anni Duemila. In quella fase Bossi ricoprì anche incarichi di governo, tra cui quello di ministro per le Riforme, cercando di portare avanti il progetto di federalismo istituzionale che rappresentava il cuore del programma leghista. Dopo il malore che lo colpì nel 2004 e le vicende interne al partito che portarono alle dimissioni da segretario nel 2012, il ruolo di Bossi divenne progressivamente più simbolico, mentre la Lega attraversò una fase di trasformazione. L’ascesa di Matte Salvini segnò un cambiamento radicale, sotto la nuova guida il partito abbandonò progressivamente il riferimento esclusivo al Nord e assunse una dimensione nazionale, modificando anche il nome in Lega e spostando il baricentro politico su temi come sicurezza, immigrazione e sovranità nazionale. Bossi guardò con prudenza a questa evoluzione, sostenendo in alcune occasioni la necessità di non dimenticare le radici autonomiste del movimento, pur restando formalmente all’interno del partito che aveva fondato. I rapporti con Salvini furono segnati da rispetto personale ma anche da differenze politiche legate soprattutto alla trasformazione della Lega da movimento territorialista a forza nazionale. La scomparsa di Bossi chiude dunque la stagione della Lega delle origini, quella nata nelle piazze del Nord negli anni ’80, cresciuta nelle battaglie federaliste degli anni ’90 e poi diventata protagonista dei governi di centro-destra insieme a Berlusconi e Fini, prima di trasformarsi profondamente nell’epoca guidata da Salvini. La sua figura resta legata alla costruzione di un nuovo linguaggio politico, alla capacità di intercettare il malcontento verso il centralismo dello Stato e al ruolo decisivo avuto nella ridefinizione degli equilibri politici italiani dalla fine della Prima Repubblica fino ai primi decenni del XXI secolo.