Ci sono passioni che si condividono. E poi ci sono passioni che uniscono. L’amore per il cavallo è una di queste. Il 18 agosto 2026, con la scomparsa a 31 anni di Varenne, l’Italia ha pianto non solo un campione, ma un’icona che incarnava alla perfezione lo spirito del nostro Paese. Per noi della Terra di Lavoro, questa perdita tocca corde ancora più intime. Per comprendere come questo straordinario trottatore sia diventato una leggenda globale capace di influenzare la cultura, i libri e persino i menu della grande ristorazione internazionale, bisogna riavvolgere il nastro fino a un inizio travagliato che sembra la sceneggiatura di un film.Una notte di tempesta (e quel tocco di “cucina” genetica) Tutto inizia nella notte del 19 maggio 1995, sotto una tempesta alla tenuta di Zenzalino, nel ferrarese. Il proprietario, Sandro Viani, decide di chiamarlo “Varenne”, in onore della via dell’ambasciata italiana a Parigi. Eppure, non nasce affatto come un predestinato. Il padre, Waikiki Beach, è uno stallone americano che produce un centinaio di puledri l’anno di media qualità; la madre, Ialmaz, è una discreta fattrice italiana di ascendenza francese.Nessuno si aspetta un campione, ma Viani applica una sua precisa ricetta: “I cavalli francesi hanno più potenza, quelli americani sono più agili di gambe. Nei miei cavalli c’è sempre 1/8 di sangue francese, come in Varenne”. Il puledro però all’inizio non incanta, e al socio francese Jean Pierre Dubois bastano appena 60 milioni di lire per rilevare l’altra metà dei sei puledri della scuderia. A sei mesi, Varenne viene caricato su un van e portato sulle scogliere della Normandia.Il gancio cinematografico: come in SecretariatNell’inverno del 1997, Viani e il driver Guzzinati vanno in Normandia a controllare la scuderia. Davanti a un paddock si presenta una scena che rievoca le atmosfere di “Un anno da ricordare” (Secretariat), lo splendido film della Disney diretto da Randall Wallace. Nella pellicola si racconta l’ascesa del purosangue perfetto, un cavallo capace di correre contro il vento e di polverizzare ogni record grazie a una falcata regale e a un cuore immenso. Ma prima della gloria, nella realtà, c’è spesso il fango.In quel paddock normanno, i due vedono un puledro dall’aria dimessa, tutto sporco di fango, coperto da una copertina stracciata. Il cavallino si gira e li fissa con uno sguardo profondamente malinconico. Un uomo di scuderia passa e urla con sarcasmo: «Monsieur Sandrò, lo compri, viene via per pochi soldi». Viani ricorderà sempre quel momento: “Ci guardammo con un cenno d’intesa che diceva: ‘Non siamo mica matti’. Vi risparmio il nome di quel cavallo”. Era proprio Varenne.Oltre all’aspetto trasandato, c’è un dramma clinico: un micro distaccamento osseo a una zampa. Un “chip” che per Dubois significa una sola cosa: lista del mattatoio. Ma Viani, da buon “padre”, insiste e lo salva. Dopo sei mesi passati ingessato in un box, Varenne viene spedito nella Maremma di Bolgheri per la riabilitazione. Lì, rinasce.Squalifiche, scommesse nuziali e la vendetta di San SiroIl debutto del 6 aprile 1998 al Premio Primavalle di Bologna è un disastro e un prodigio insieme: tradito dal nervosismo, Varenne scatta al galoppo e viene squalificato. Ma il driver, dopo aver fatto sfilare gli altri, decide di completare la corsa. Varenne recupera oltre 40 metri di svantaggio e termina vicinissimo al vincitore. Dubois fiuta l’affare e chiede 150 milioni di lire per cederlo.Il driver romano Giampaolo Minnucci e l’allenatore finlandese Jori Turja capiscono che ha un motore fuori dal comune e lo propongono a un imprenditore napoletano, Enzo Giordano. C’è un altro acquirente veneto pronto a firmare, ma le radiografie rivelano quel vecchio “chip” alla zampa.
Il rivale si spaventa e rinuncia; Giordano, pressato da Minnucci, lo compra sulla fiducia senza averlo mai visto correre.Il 30 aprile 1998 è il giorno del matrimonio di Enzo Giordano a Napoli, ma è anche il giorno del debutto del cavallo a Tor di Valle. Partenza alle 14.30: un minuto e 15 secondi dopo Varenne stacca tutti e vince. “Capii che forse avevo fatto la fortuna della mia vita”, ricorderà Giordano. Dopo l’esordio romano, la strada del Capitano incrocia le prime grandi sfide, come il Premio Nazionale di Milano contro il fuoriclasse Viking Kronos. Varenne, affaticato da un’influenza, arriva secondo. Il driver rivale, Lutfi Kolgjini, prima del traguardo si gira beffardo facendo segno con la mano di affrettarsi. Un affronto che Minnucci e Varenne non dimenticheranno.La vendetta si consuma l’11 ottobre 1998 al Derby di San Siro. Davanti a un’atmosfera elettrica, Varenne piazza un allungo strepitoso prima dell’ultima curva, polverizzando Kronos. Minnucci, entusiasta, prende le redini con una sola mano e si gira a cercare Kolgjini, restituendo lo sberleffo. Da quel momento la sua ascesa è inarrestabile. A settembre del 1999, nel Gran Premio delle Nazioni, Varenne affronta e batte all’esterno la regina mondiale Moni Maker, regalando al pubblico una splendida e sportiva stretta di mano finale tra Minnucci e il fantino americano Wally Hennessey.23 maggio 1998: io, figlio di Aversa Normanna, c’eroSe la successiva carriera di Varenne è stata una suite di successi planetari da 62 vittorie, l’atto di nascita della leggenda ha una data e un luogo che appartengono per sempre alla nostra storia: il 23 maggio 1998 all’Ippodromo Cirigliano di Aversa. Quel pomeriggio si disputava la trentacinquesima edizione del prestigioso Gran Premio Gaetano Stabile – corsa storica nata nel 1973 e guidata per cinquant’anni dal manager illuminato Nunzio Stabile. Una pista, la nostra, storicamente severa e selettiva, capace già nel 1977 di ospitare un podio regale (Wayne Eden, Dalko II e Waymaker) speculare a quello della finale del Lotteria dello stesso anno.Quel sabato di fine maggio, Varenne non era affatto il favorito dei tecnici, pronti a scommettere sulla reginetta Venere Ok. Ma il destino decise diversamente: la cavalla sbagliò al via, e Varenne avanzò feroce dalle retrovie, affiancò il leader Vinalbo e lo costrinse alla resa prima dell’ultima curva con un attacco tambureggiante. Il rettilineo finale fu una passerella trionfale solitaria, accompagnata dalla cronaca urlata ed emozionante di Salvio Cervone.Io ero lì. Da figlio di Aversa Normanna, quel pomeriggio non potrò mai dimenticarlo. Ricordo ancora l’adrenalina pura di quei secondi e l’istinto profondo che mi spinse ad acquistare, proprio quel giorno, una bandiera italiana da sventolare fiero per quel puledro. Quell’esatto tricolore e l’emozione indelebile di quel trionfo al Cirigliano hanno acceso in me la scintilla letteraria, diventando l’anima motrice che mi ha spinto a scrivere il mio saggio “Trionfi & Cavalli” (Cacucci Editore). Aversa ha poi sigillato questo legame d’oro: anni dopo, la mia città ha ufficialmente intitolato al campione lo spazio antistante la struttura, ribattezzandolo “Piazzale Varenne”, primo trotter al mondo a compiere un simile gesto d’amore.Il Team cosmopolita e l’eredità in razzaDietro al Capitano c’era un team straordinario: Giordano, Minnucci, l’allenatore Turja e la stalliera finlandese Iina Rastas, che per lui lasciò l’università. Iina gli parlava in finlandese e in italiano; Minnucci assicurava che il cavallo capiva entrambe le lingue, decidendo furbescamente quando ascoltare. Una sensibilità e un’intelligenza fuori dal comune che Varenne ha trasmesso geneticamente anche in razza, generando oltre duemila figli, tra cui autentici fuoriclasse come Twister Bi (trionfatore in America nell’International Trot) e il formidabile Vernissage Grif, superbo vincitore di ben due edizioni del Gran Premio Lotteria di Agnano.Dal traguardo alla tavola: lo stile edutainmentLe imprese del Capitano non hanno infiammato solo le prime pagine di Candido Cannavò sulla Gazzetta dello Sport, ma hanno profondamente influenzato la cultura culinaria internazionale. Quando il re del trotto correva, i grandi chef traducevano la sua potenza e il suo dinamismo in sapore.Ecco la geografia gastronomica nata in onore delle sue vittorie:Piatto / SpecialitàLocalità e ContestoDescrizione e Stile GastronomicoFiletto alla VarenneParigi (Bistrot post-Prix d’Amérique)Filetto di fassona robusto e noble, servito con una riduzione al vino rosso barricato e scaglie di tartufo nero. Celebra l’apporto di “1/8 di sangue francese” e la potenza muscolare espressa a Vincennes.Dolci e Cocktail dell’ElitloppetStoccolma (Pasticcerie svedesi)Varianti di dolci tradizionali ricchi di spezie nordiche, accompagnati da cocktail energizzanti a base di frutti di bosco e rabarbaro. Nati per celebrare i suoi storici trionfi nell’appuntamento di Solvalla.Pizza “Capitano”Terra di Lavoro / Campania (Pizzerie Gourmet)Pizza d’eccellenza con cornicione pronunciato, impreziosita da mozzarella di bufala DOP, pomodorini del piennolo e basilico cristallizzato, disposti rigorosamente a forma di ferro di cavallo. Un tributo nato a pochi passi da quel Cirigliano di Aversa che lo consacrò.Varenne ci ha lasciati a 31 anni, ma la sua storia – che è una storia di padri visionari, di sguardi nel fango, di bilinguismo e di rinascite straordinarie – rimarrà per sempre. Nelle pagine della storia ippica, nelle righe del mio “Trionfi & Cavalli” e, non ultimo, nel cuore e nell’orgoglio di tutta la nostra comunità normanna.



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