Mentre il mondo sta a guardare l’evolversi della guerra di Trump e Netanyahu, interrogandosi sul futuro, nelle scorse settimane i media (anche italiani) hanno prestato molta attenzione, e dato conseguente ampia diffusione, alle richieste giunte dalla politica francese all’indirizzo di Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui Diritti Umani, chiedendone a gran voce le dimissioni.
Le accuse che le sono state rivolte sostengono di non essere imparziale e di aver sostenuto che Israele sia il nemico comune dell’umanità.
Niente di più falso, ovviamente: Albanese non ha mai sostenuto tale concetto.
Di contro poca attenzione si sta dando alla sua interessante, lunga ed esauriente risposta a tali accuse, pubblicata sul numero di marzo 2026 de Le Monde Diplomatique.
Albanese risponde alle accuse sostenendo innanzitutto di essere imparziale e limitarsi ad
indagare le violazioni del diritto internazionale ed umanitario commesse da Israele sui Territori Palestinesi occupati (illegittimamente nda). Inoltre l’attenzione verso Israele non deriva da un pregiudizio personale ma dalla Risoluzione ONU n. 2A del 1993.
Inoltre accusa di doppiopesismo i suoi “detrattori” poiché il trattamento a lei riservato, ovvero gli attacchi subiti sempre personali e mai nel merito delle sue critiche/analisi, non è stato ugualmente riservato agli altri suoi colleghi relatori ONU che invece si focalizzano su altri attori internazionali come la Russia o l’Iran.
Infine Albanese accusa il governo Trump per averle applicato alcune ritorsioni personali come ad esempio il blocco delle carte di credito e l’impossibilità di aprire un nuovo contro presso qualsiasi altra banca, perfino presso Banca Etica!
Lungi da me il voler riassumere qui l’articolo, per il quale si rinvia all’originale: qui si vuole solo dimostrare profondo rispetto e supporto alla nostra conterranea Francesca Albanese.