MOSCA. Non è ancora chiaro chi e cosa si celi dietro l’esplosione che oggi ha fatto strage nella metropolitana di San Pietroburgo. Non sembrano però esserci dubbi sul fatto che per il governo russo si sia trattato di un atto terroristico.
Le piste più accreditate – ma non confermate – sono quelle che portano all’Isis e al terrorismo islamista di matrice caucasica, che peraltro hanno profondi legami. Alcuni media russi hanno pubblicato l’immagine di un uomo di carnagione scura, con una barba folta e addosso una lunga veste nera e un copricapo nero: sostengono che si tratti del presunto colpevole della strage, identificato dagli investigatori usando i filmati delle telecamere interne della metropolitana.
Almeno due esplosioni sono avvenuta nella linea blu della metropolitana di San Pietroburgo.
Lo scoppio principale si sarebbe verificato all’interno di un vagone nella stazione di Sennaya Ploshchad. Non è chiaro al momento quale siano le cause degli scoppi. Sarebbero almeno 14 le vittime e oltre 50 le persone ferite.Secondo le informazioni raccolte, 10 vittime si trovavano sul vagone della metropolitana colpito dall’esplosione, mentre le altre 4 sarebbero decedute o in ospedale o mentre ricevevano i primi soccorsi.
Tutte le stazioni della metropolitana sono state chiuse. Online gli utenti dei social network hanno pubblicato diverse foto di fumo in metropolitana e di un vagone danneggiato di un treno. Sono emerse inoltre foto che mostrano diverse persone a terra vicino al vagone danneggiato. Stando all’agenzia di stampa Ria, è in corso l’evacuazione delle persone dall’area colpita.
A causare le esplosioni nella metro di San Pietroburgo sono stati degli ordigni artigianali con circa 200-300 grammi di tritolo: lo sostiene l’agenzia Interfax citando proprie fonti. Le stazioni della metropolitana coinvolte sarebbero quelle di Sennaya Ploshad e Teknologhiceskij Institut. Secondo l’agenzia Fontanka, una delle due esplosioni è avvenuta su un vagone centrale del treno che arrivava a Teknologhiceskij Institut da Sennaya Ploshad.
La procura generale russa parla di «attentato».
Ma per trarre delle conclusioni è decisamente troppo presto. Per di più considerando che si tratta di notizie non verificabili. Tra le altre cose, secondo Interfax, la polizia starebbe cercando non una ma due persone: “Una di loro – spiega una fonte all’agenzia – è colui che ha messo l’ordigno poi esploso nel vagone del treno, l’altra quella che ha lasciato alla stazione Ploschad Vosstaniya la bomba” inesplosa e poi disinnescata dagli artificieri. Gli investigatori russi hanno aperto due indagini penali.
Sangue e morti nella metro di San Pietroburgo, le immagini della tragedia –
Una in base all’articolo 205 del codice penale – “terrorismo” – e un’altra in base al codice 223, “produzione di esplosivi e ordigni”. Sui giornali si punta il dito contro i tagliagole del sedicente Stato islamico o contro possibili terroristi ceceni o daghestani.
L’Isis potrebbe voler vendicare i raid aerei russi in Siria, dove i jet con la stella rossa hanno aiutato le truppe del controverso presidente siriano Bashar al Assad a riconquistare (per due volte) l’antica città di Palmira. Un’ipotesi a favore della quale gioca anche il fatto che – parola di Putin – in Siria a combattere nelle file degli estremisti ci sarebbero circa 4.000 cittadini russi.
E alcuni di loro sarebbero tornati in patria. Non è poi da escludere che gli ideatori dell’attentato abbiano voluto lanciare una sorta di sfida al leader del Cremlino, colpendo San Pietroburgo proprio mentre Putin si trovava in quella zona, nel palazzo ‘Konstantinovski’ di Strelna, per incontrare il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.