Lustro (FILT-CGIL). Avevamo lanciato allarme su caro carburanti. Ora la gente non ce la fa più

Caro carburanti, Lustro (filt cgil): avevamo lanciato l’allarme. oggi il problema è un paese che non ce la fa più.

 

 

Il caro carburanti è solo il sintomo di una crisi più profonda.

Crescono le difficoltà di famiglie e imprese, aumenta la distanza dalla politica e il disagio sociale non può più essere ignorato.
Segretario Lustro, avevate lanciato l’allarme. Oggi siamo all’emergenza?
Sì. Quello che avevamo previsto sta accadendo. Le difficoltà nei trasporti stanno producendo tensioni negli approvvigionamenti e preoccupazione tra cittadini e imprese. Si poteva intervenire prima.
In un Paese che vive di trasporto su gomma era inevitabile?
Era assolutamente prevedibile. Se rallenta il trasporto delle merci, rallenta il Paese. Per questo chiedevamo ascolto e confronto prima che la situazione degenerasse.

Le istituzioni hanno sottovalutato il problema?
Le difficoltà di autotrasportatori, agricoltori e imprese erano evidenti da tempo. Si è preferito rincorrere l’emergenza anziché prevenirla.

Qual è il rischio se lo stallo dovesse proseguire?
Nuovi problemi nelle forniture, difficoltà per le attività produttive e ulteriori rincari. Ancora una volta a pagare sarebbero famiglie e lavoratori.
Lei sostiene però che il vero problema sia un altro.
Il caro carburanti è solo la punta dell’iceberg. Salari bassi, precarietà, caro vita, sanità, casa e diritti sociali sono questioni aperte da anni. Oggi emerge tutto insieme.

Che clima percepite tra le persone?
Cresce un disagio diffuso. Sempre più persone lavorano ma fanno fatica a vivere serenamente. E molti giovani non riescono a intravedere un futuro stabile.

Il 17 ottobre oltre centomila persone hanno partecipato alla manifestazione “La Via Maestra”. Landini ha parlato di lavoro povero, precarietà e disuguaglianze. La politica ha capito il messaggio arrivato da quella piazza?
Quella piazza ha detto che esiste un Paese che non si sente ascoltato. Centomila persone non erano lì per protesta rituale, ma per chiedere salari dignitosi, diritti e giustizia sociale. La politica dovrebbe ascoltare quel messaggio invece di ignorarlo.
Anche l’astensionismo racconta questa distanza?
Certamente. Quando cresce il numero di chi non vota significa che cresce il numero di chi non si sente rappresentato. È un problema democratico prima ancora che politico.
Le proteste che stanno emergendo vanno lette in questo quadro?
Sì. Quando il disagio resta senza risposte, le persone cercano altri modi per farsi ascoltare. Bisogna affrontare le cause dei problemi, non limitarsi a gestirne gli effetti.

Cosa chiedete oggi a Governo e Regione Campania?
Interventi immediati e un confronto vero con le parti sociali. Non servono annunci. Servono decisioni concrete.

Qual è il messaggio finale che vuole lanciare?
Non può essere sempre il lavoro a pagare il prezzo delle crisi. Non possono essere sempre le famiglie a sostenere i sacrifici. La politica decida se ascoltare il Paese reale o continuare ad arrivare quando è troppo tardi. Il tempo delle parole è finito. Ora servono risposte.