Dieci ettari di testimonianze protostoriche circondati dal centro abitato

La Catìra conserva tracce dell'età del bronzo

SAN GREGORIO DI CATANIA – Dieci ettari di territorio, nel cuore di una delle zone più urbanizzate dell’area metropolitana di Catania, che raccontano una storia molto più antica dei centri abitati che oggi li circondano. È quella della Catìra, territorio compreso tra San Gregorio di Catania e San Giovanni La Punta, dove sono state individuate strutture e testimonianze riconducibili all’epoca protostorica e, in particolare, a un’area probabilmente dell’Età del Bronzo.

Un monte dalla forma piramidale, menhir, un possibile percorso sacro, un campo megalitico e antiche strutture abitative. È il patrimonio della, un’area oggi circondata dall’urbanizzazione dell’hinterland catanese ma che conserva testimonianze di una storia millenaria.

A riportare l’attenzione sul sito è Giuseppe Di Lorenzo, delegato dell’Archeoclub d’Italia – sede di Catania per i Paesi sud Pedemontani, che descrive la Catìra come un vero e proprio sistema archeologico articolato, composto da più emergenze distribuite nel territorio.

Un patrimonio che assume ancora maggiore rilievo proprio perché sopravvive in un contesto profondamente trasformato dall’espansione urbana.

Il Monte Catìra e la costruzione piramidale

Uno degli elementi più suggestivi individuati nell’area è il Monte Catìra, rilievo naturale sul quale è stata realizzata una costruzione dalla conformazione piramidale.

Secondo la ricostruzione di Di Lorenzo, alla base del rilievo si trovano grandi elementi litici, interpretati come menhir, che accompagnano il percorso verso la parte sommitale. Qui, la disposizione di altri monoliti ad altezza d’uomo definirebbe un percorso con caratteristiche riconducibili a un’area sacra.

La posizione della sommità non sarebbe casuale: l’area dell’altare sarebbe infatti rivolta verso l’Etna, il grande vulcano che per le popolazioni indigene della Sicilia rappresentava una presenza naturale di enorme importanza e che poteva essere associato alla dimensione divina e rituale.

Lo studio dedicato da Di Lorenzo alla Catìra, pubblicato dall’Archeoclub d’Italia, descrive proprio il Monte Catìra e i suoi terrazzamenti, inserendoli nel quadro dei possibili insediamenti più antichi del territorio.

Un paesaggio megalitico

La scoperta non riguarda però una singola struttura.

Nell’area viene segnalata anche la presenza di un campo megalitico, mentre sulla collina di San Basilio sarebbe riconoscibile un antico insediamento abitativo.

La successione delle strutture suggerisce quindi un’organizzazione dello spazio molto più complessa di quella di un semplice manufatto isolato: un sistema nel quale potrebbero convivere aree abitative, strutture monumentali e spazi destinati a funzioni rituali.

È proprio questa articolazione a rendere particolarmente interessante la Catìra nel quadro archeologico del territorio etneo.

Le strutture di Vignagrande-Pietralonga

Altre testimonianze si trovano nella zona di Vignagrande-Pietralonga, dove sono state individuate strutture dalla caratteristica conformazione piramidale.

Su una di queste è presente un edificio a base circolare con copertura a cupola, mentre un’altra costruzione presenta un tetto a thòlos, cioè una copertura con andamento circolare.

Si tratta di architetture che, per caratteristiche costruttive, sono state messe in relazione con altre forme di edilizia megalitica e rurale presenti nel Mediterraneo.

Le strutture della zona, secondo quanto riferito da Di Lorenzo, sono state interessate da vincoli di “Beni Isolati” da parte della Soprintendenza di Catania, a conferma dell’interesse storico-antropologico attribuito a queste testimonianze.

La Catìra, un luogo già conosciuto dagli studiosi

La nuova attenzione sulla zona non nasce dal nulla.

Di Lorenzo ha dedicato alla Catìra un ampio studio pubblicato sulla rivista dell’Archeoclub d’Italia, definendo l’area di grande interesse archeologico, storico e ambientale. Nel suo lavoro ricostruisce anche la trasformazione del territorio attraverso i secoli, partendo dalle testimonianze più antiche per arrivare alla storia dei casali di Catania.

Nel 2024 lo stesso autore ha pubblicato il volume San Giovanni La Punta, la Catìra e i casali della città di Catania, un lavoro di 346 pagine dedicato alla storia del territorio e ai nuovi rinvenimenti della Catìra. Il libro mette in relazione i siti archeologici censiti dalla Soprintendenza di Catania con ulteriori luoghi di interesse segnalati dagli studiosi e con le nuove scoperte effettuate nell’area.

Dalla preistoria alle Grotte di Micio Conti

La Catìra si inserisce inoltre in un territorio nel quale le testimonianze della presenza umana preistorica sono già documentate.

Il riferimento è soprattutto al vicino Complesso Immacolatelle e Micio Conti, area caratterizzata da grotte di scorrimento lavico e oggi tutelata come riserva naturale integrale.

Le Grotte di Micio Conti hanno restituito testimonianze riconducibili alla Bassa Età del Bronzo, elemento che contribuisce a delineare un quadro archeologico particolarmente significativo nell’area a sud dell’Etna.

La relazione tra i ritrovamenti della riserva e quelli della Catìra costituisce quindi uno degli aspetti più interessanti della lettura complessiva del territorio proposta dall’Archeoclub.

Un territorio modellato dall’Etna

La particolarità della Catìra non è soltanto archeologica.

Il Monte Catira appartiene infatti a un paesaggio profondamente modellato dalla storia geologica dell’Etna. La documentazione tecnica del Comune di San Gregorio descrive il versante meridionale del monte come caratterizzato dalla presenza di antiche lave e sottostanti argille, con una particolare conformazione morfologica del territorio.

Anche la Regione Siciliana, intervenendo sulla viabilità di via Catira, ha evidenziato la presenza nella zona di scarpate costituite da antichi fronti di colata lavica, inserendo l’area negli interventi di messa in sicurezza della collina del Monte Catira.

È quindi un territorio nel quale la storia naturale e quella umana si sovrappongono continuamente.

Dai villaggi antichi ai Casali di Catania

La storia della Catìra prosegue poi attraverso l’età romana e medievale.

San Gregorio di Catania e San Giovanni La Punta appartenevano infatti all’antico sistema dei Casali della città di Catania. La Catìra costituiva una porzione importante di questo

territorio rurale, caratterizzato nei secoli anche dalla presenza di vigneti, coltivazioni e insediamenti sparsi.

La ricostruzione storica di Di Lorenzo si spinge fino al periodo tardo romano, con il riferimento alle grandi massae che gravitavano nell’area della Punta, Trappeto e Catìra, tra cui la Massa Trapeas, e successivamente alla Massa Largia.

Con l’età normanna il territorio fu interessato dalla presenza degli ordini religiosi e dalle trasformazioni agricole e insediative che avrebbero caratterizzato per secoli le pendici dell’Etna.

Un patrimonio antico nel cuore della città contemporanea

È proprio il contrasto tra passato e presente a rendere la scoperta particolarmente significativa.

La Catìra non è infatti una zona archeologica isolata in un paesaggio incontaminato. È un territorio attraversato da strade e circondato dall’espansione dei comuni dell’hinterland catanese.

L’espansione urbanistica ha già cancellato o reso difficilmente leggibili alcune testimonianze geologiche e storiche del territorio. Gli stessi studi dell’Università di Catania ricordano, ad esempio, che alcuni affioramenti delle argille di Monte Catira non sono più campionabili proprio a causa dell’espansione urbanistica.

Ed è proprio questo il motivo per cui la segnalazione dell’Archeoclub assume un significato che va oltre la semplice scoperta di alcune strutture.

La Catìra potrebbe rappresentare un grande archivio a cielo aperto della storia del territorio etneo, capace di restituire, attraverso le sue pietre, le tracce di comunità che hanno abitato queste pendici migliaia di anni prima che sorgessero gli attuali centri urbani.

Dai menhir del Monte Catìra alle strutture di San Basilio e Vignagrande-Pietralonga, dalle testimonianze della Bassa Età del Bronzo delle vicine grotte di Micio Conti fino ai casali medievali e alle antiche massae, quello che emerge è il ritratto di un territorio nel quale la storia non è scomparsa: è rimasta stratificata sotto il paesaggio contemporaneo.