Morire di peste, nel 2026, suona assurdo: eppure, è quanto è successo.
Mentre si scrive, la mente vola ai monatti descritti nei Promessi Sposi.
I fatti:
Le agenzie internazionali hanno riportato la notizia della morte della tecnica di laboratorio, Darya Shipilova, il primo ottobre. La donna, 28 anni, lavorava a Irkutsk, presso l’istituto antipeste. L’incidente sarebbe accaduto il 25 settembre.
Stando alle prime ricostruzioni, si sarebbe contagiata con la rottura accidentale di una provetta. In seguito alla sua morte, 200 persone con cui sarebbe entrata in contatto sono state messe in quarantena in 5 ospedali.
La Russia ha cercato di minimizzare l’accaduto, parlando di “polmonite di origine sconosciuta”, ma l’allarme è scattato in tutto il mondo.
Il virus:
Si tratta di una “malattia infettiva che può essere causata dal batterio Yersinia pestis. È curabile con antibiotici ed è assente dall’Europa da più di 50 anni, ma continua a comparire sporadicamente nelle Americhe, in Africa e in Asia“, queste le parole di una portavoce della Commissione europea.
La situazione è monitorata con molta attenzione, anche attraverso l’OMS. “In generale siamo molto meglio preparati a eventuali pandemie rispetto a prima del Covid“, anche se attualmente non c’è un dato aggiornato rispetto alle scorte di antibiotici utilizzati per il trattamento eventuale della peste.
ANSA riporta le reazioni nel mondo:
USA: Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti stanno seguendo con attenzione gli sviluppi del presunto incidente in laboratorio.