Platone, i miti e la P4C. Intervista ad Antonio Cosentino

Tra le voci più autorevoli della Philosophy for Children e della pratica filosofica di comunità in Italia, Antonio Cosentino è fondatore del Centro di Ricerca sull’Indagine Filosofica e presidente del Comitato scientifico del CRIF. Il suo percorso di ricerca e formazione si è sviluppato intorno al rapporto tra filosofia, educazione, dialogo e pratiche di comunità, con particolare attenzione alla trasformazione del ruolo dell’insegnante e alla costruzione di contesti nei quali il pensiero possa svilupparsi in forma condivisa.

Nel corso della sua attività ha approfondito il rapporto tra teoria e pratica educativa, la professionalità docente e le pratiche filosofiche, contribuendo alla diffusione in Italia della Philosophy for Children e alla sua elaborazione nella prospettiva della pratica filosofica di comunità.

Tra le sue pubblicazioni figurano Costruttivismo e formazione (2002), La filosofia come pratica sociale (2008), Comunità di ricerca filosofica e formazione, scritto con Stefano Oliverio (2012), Dialoghi a sorpresa (2020), Didattica della comunità di ricerca, con Maria Rosalba Lupia (2021), Socrate dopo tutto (2021), Democrazia e dialogo (2023) e Philosophy for Children. Per un’educazione dialogica (2023).

In vista del corso online “Platone, i miti e la P4C”, promosso dal CRIF, lo abbiamo incontrato per riflettere sul rapporto tra il dialogo socratico, i miti platonici e la comunità di ricerca.

Il dialogo socratico può essere considerato un antecedente della comunità di ricerca? Dove, invece, le due esperienze si distinguono?

Il dialogo socratico, come lo conosciamo dai Dialoghi platonici, può essere considerato un antecedente del dialogo della “pratica filosofica di comunità” per tre sole ragioni:

a) perché è affidato al medium dell’oralità;

b) perché è in presenza e si svolge in un contesto ben preciso;

c) perché è maieutico.

Per il resto ci sono notevoli differenze, di cui le principali sono le seguenti:

  1. Non è uno scambio a due con i ruoli di chi interroga e chi risponde rigidamente fissati;
  2. Il dialogo della PfC è “polifonico”, frutto di un’attività di pensiero corale e collaborativa;
  3. L’ambiente sociale del dialogo “polifonico” è la “comunità di ricerca”;
  4. L’attività confutatoria e ironica di Socrate lascia il posto all’attività della facilitazione;
  5. Il ruolo del facilitatore è molto distante, in generale, da quello di Socrate: non mette in difficoltà chi sostiene un’opinione debole, non propone domande chiuse secondo una logica del terzo escluso, non spinge verso la scoperta di una definizione secondo la logica delle classi;
  6. Tra le funzioni del facilitatore c’è la cura dei processi di pensiero, ma anche la cura dei processi socio-relazionali che connotano la comunità di ricerca.

Tra i numerosi miti platonici, ce n’è uno che ritiene particolarmente adatto a essere affrontato in una comunità di ricerca? E perché?

Credo, anche per esperienza, che il mito che meglio può alimentare il lavoro di una comunità di ricerca, soprattutto con adolescenti, è il mito della “biga alata”. Il motivo della sua efficacia sta nel fatto che rinvia dall’inizio ad una introspezione che mette in gioco il vissuto (latente e manifesto) di ogni partecipante al dialogo. Così, la ricerca che può svilupparsi all’interno di una comunità parte dal Sé di ogni partecipante e si allarga verso aspetti sociali ed etici; ma anche a questioni che possono riguardare la “cura-di-sé”.

Che cosa può imparare un insegnante dalla P4C anche al di là della singola attività didattica?

Un/a insegnante che si trasforma in facilitatore/trice impara a guardarsi allo specchio dal punto di vista professionale: riesce a percepirsi come variabile dipendente nella complessità dell’attività educativa. Pertanto, non chiude un percorso didattico con una valutazione dei risultati conseguiti dai suoi allievi sulla base di qualche standard, ma attiva una valutazione continua-formativa e di sistema che include anche le valutazioni degli studenti e delle studentesse. Impara, inoltre, a capovolgere la didattica, nel senso che i ponti che costruisce tra i contenuti disciplinari e le menti degli/lle alunni/e vengono attraversati partendo dalla sponda di chi apprende e non da quella dei contenuti. Impara, in conclusione, che i contenuti delle discipline scolastiche, prima di essere risposte standardizzate, sono state domande; cerca, di conseguenza, di portarle alla luce come tali e di farle “sentire”, come tali agli/alle alunni

Per info e iscrizioni (scadenza 7 novembre)

https://www.filosofare.org/crif-p4c/corso-platone-miti-la-philosophy-for-community/