Porti, lavoro e legalità: il Consiglio di Stato dà ragione ai lavoratori

Intervista ad Angelo Lustro

Nel lavoro portuale non si gioca con le parole: si gioca con la vita delle persone. La sentenza del Consiglio di Stato sulla Legge 84/94 arriva in un momento in cui, in diversi scali italiani, si tenta di spacchettare il ciclo operativo per abbassare costi e tutele. È una strategia nota: frammentare le attività, moltiplicare microoperatori, ridurre organici, trasformare il lavoro portuale in una somma di prestazioni precarie. Una deriva che ha già prodotto tensioni nei porti di Napoli e Salerno, dove la pressione a “snellire” il ciclo operativo si traduce troppo spesso in tagli alla sicurezza e alla professionalità.
La sentenza rimette un punto fermo: il ciclo portuale è uno, indivisibile, e le tutele non si aggirano. È un messaggio chiaro a chi pensa che la competitività passi per la compressione dei diritti. E per questo la FILTCGIL Campania è intervenuta nel giudizio. Perché quando il lavoro è sotto attacco, il sindacato non osserva: si schiera.
Ne parliamo con Angelo Lustro, Segretario Generale FILTCGIL Campania, che non usa mezzi termini.
Angelo, cosa mette davvero in chiaro questa sentenza? «Mette fine a un’illusione pericolosa: che il ciclo portuale possa essere smontato a piacimento per aggirare le regole. Il Consiglio di Stato dice che la 84/94 vale per tutto il ciclo operativo, non per le parti che fanno comodo a qualcuno. E se vale per tutto, allora valgono anche gli obblighi: organici adeguati, professionalità vere, formazione continua, sicurezza reale. Non interpretazioni creative. Non scorciatoie. È una sentenza che rimette ordine dove qualcuno voleva fare disordine.»
Perché la FILTCGIL ha deciso di intervenire direttamente nel giudizio? «Perché qui non si stava discutendo solo del porto di Salerno. Si stava discutendo del futuro del lavoro portuale. E quando il futuro del lavoro è in discussione, noi ci siamo. Ci siamo costituiti ad adiuvandum, con il nostro avvocato Pasquale Biondi, perché difendere la 84/94 significa difendere la dignità del lavoro. Non permetteremo che venga smontata pezzo per pezzo per fare spazio a modelli che precarizzano.»
Frammentare il ciclo portuale: qual è il rischio vero? «Il rischio è devastante: trasformare il lavoro portuale in un mercato di prestazioni precarie. Se frammenti, riduci gli organici. Se riduci gli organici, indebolisci le professionalità. Se indebolisci le professionalità, crolla la sicurezza. È una catena. E chi lavora nei porti lo sa: quando salta la sicurezza, non saltano le carte, saltano le persone. Noi questo non lo accetteremo mai.»
C’è chi sostiene che le tutele del lavoro ostacolino la concorrenza. Cosa rispondi? «Rispondo che è una bugia utile solo a chi vuole abbassare i diritti. La concorrenza si fa sulla qualità, sull’efficienza, sulle infrastrutture, sull’organizzazione. Non sulla precarietà. Non sulla compressione dei diritti. Questa sentenza lo dice chiaramente: il lavoro portuale non è un costo da tagliare, è un valore da proteggere. Chi vuole competere abbassando le tutele sta scegliendo la strada sbagliata.»
Dopo questa sentenza, qual è la linea della FILTCGIL? «La linea è semplice: vigilanza totale. In tutti i porti della Campania. La 84/94 non deve diventare un bersaglio da piegare agli interessi di qualcuno. Difenderemo il lavoro organizzato, qualificato e sicuro. Difenderemo la professionalità dei portuali. Difenderemo la sicurezza. Difenderemo la dignità del lavoro. Senza sconti. Senza ambiguità. Senza paura.»