Quando la discriminazione avviene sul lavoro: 25enne si dimette per continue vessazioni omofobe

ROMA- Lo scenario di tale riprovevole episodio di omofobia è una ditta edile. La vittima: un giovane lavoratore di 25 anni, calabrese, omosessuale che, per oltre un anno, ha subìto offese, insulti dai suoi colleghi. Parole come lame taglienti: “Sei troppo gay, magna e dormi gola profonda”, “Pulisci schiavo africano, questo è il tuo lavoro da gay”. A prenderlo di mira un suo collega di 40 anni, Giorgio. Finchè, il 13 agosto del 2025, il giovane non ne ha potuto più e ha deciso di lasciare il lavoro. Successivamente si è recato dai suoi legali, gli avvocati Pietrangeli, per sporgere denuncia nei confronti del collega. Attualmente, la Procura ha chiuso le indagini. Il 4oenne è accusato di atti persecutori con l’aggravante di finalità discriminatorie per l’orientamento sessuale del ragazzo. Il pm Saverio Francesco Musolino ha accusato di atti persecutori anche Stefano, 53 anni, il titolare della società, per  non aver preso provvedimenti nei confronti del dipendente Giorgio. Il giovane 25enne, infatti, si sarebbe recato dal titolare per cercare protezione dalle continue vessazioni. Protezione che non c’è stata. Anzi, Stefano, avrebbe rincarato la dose, invece di prendere le sue difese, gli avrebbe detto:Qualsiasi cosa, chiedi scusa a Giorgio. Con te non so più cosa fare, nessuno vuole lavorare con te”. Il titolare avrebbe poi spinto il ragazzo ad abbandonare l’azienda, affermando: “L’unica cosa che posso dirti, è di licenziarti. Mando via Giorgio e lascio te? Insomma vedi che puoi fare”. Ma non sarebbe finita qui. Stefano avrebbe ritardato lo stipendio del giovane più volte, oltre a richiami disciplinari. Secondo l’accusa, tutto un piano organizzato per costringerlo alle dimissioni. Dimissioni a cui, purtroppo, il 25enne è stato costretto, non sopportando più di lavorare in un clima di odio e di discriminazione. È incredibile che, nel 2026, continuino a verificarsi episodi del genere, ma soprattutto che i lavoratori che dovrebbero essere tutelati nei loro diritti e nella loro persona, siano, spesso, soli e abbandonati.