Resta alto l’allerta West Nile nel Casertano: 37 casi e 3 decessi

Comunicato Stampa

Siamo tutti in attesa delle piogge che finalmente dovrebbero arrivare nei prossimi giorni: resta alta la preoccupazione nel Casertano per la diffusione del virus West Nile. Gli ultimi dati disponibili diffusi dal SSN riportano 37 casi accertati in provincia e 4 nella sola città di Caserta, mentre sono saliti a tre i decessi collegati all’infezione.

Di fronte a questo quadro non è più possibile abbassare la guardia. Occorre rafforzare immediatamente tutte le attività di sorveglianza epidemiologica ed entomologica, controllo dei focolai larvali e prevenzione della proliferazione delle zanzare, vettore del virus secondo le indicazioni del Ministero della Salute, che ha raccomandato un rafforzamento del monitoraggio nell’uomo, nelle zanzare, nell’avifauna e negli equidi.

Sono settimane che segnaliamo alle Autorità una particolare attenzione alla situazione idrica del Parco della Reggia di Caserta, dove i numerosi bacini, vasche, canali, peschiera, ed in particolare la Via d’Acqua, sono per carenza idrica ed acqua stagnante, una importante fonte di proliferazione di zanzare. Nei giorni scorsi è stata già sollevata pubblicamente la questione delle condizioni delle vasche e della carenza di acqua fluente, con particolare riferimento alla presenza di alghe e alla proliferazione di zanzare vettore del virus West Nile. In una situazione epidemiologica come quella attuale, è assolutamente necessario intervenire su ogni possibile sito di proliferazione delle zanzare controllarlo e sottoposto a monitoraggio sanitario ed entomologico.

Sono stati segnalati due interventi da eseguire urgentemente: la verifica delle concessioni al prelievo d’acqua dall’acquedotto Carolino che andrebbero revocate o aggiornate, il controllo di perdite e dei prelievi abusivi sull’acquedotto carolino che certamente sono consistenti. Abbiamo suggerito, dichiara il presidente dell’IRVAT Ciro Costagliola, di posizionare alcuni venturimetri, che sono semplici strumenti che misurano la portata d’acqua lungo un canale, per accertare le perdite ed i furti d’acqua con allacci abusivi lungo i 36 km dell’opera vanvitelliana.

La persistente carenza idrica, problema affrontato già oltre un ventennio fa dal sovrintendente Gianmarco Jacobitti, impose la progettazione di un impianto di riciclo di acqua che consentiva il sollevamento della stessa per alimentare la cascata. L’impianto di sollevamento di acqua, fu così realizzato per sopperire alla ridotta adduzione della portata idrica dovuta da una parte, al diminuito apporto dalle sorgenti del Fizzo, problematica generale che veniva già all’epoca avvertita, e dall’altra dalla captazione lungo l’acquedotto Carolino di prelievi sia autorizzati, che abusivi. L’impianto con il sollevamento dell’acqua, alimentava la cascata e la Via d’Acqua permettendo con il flusso costante di arricchirsi di ossigeno necessario sia alla fauna ittica delle vasche, che per evitare la proliferazione di alghe autotrofe. L’impianto fu dismesso negli anni ’90 e non è stato più riattivato benché ancora presente e sollecitato da più parti il ripristino.

 

Caserta, 10.09.2026