La vittoria di AFD in Sassonia: un punto di vista dalla Germania

Pubblichiamo l’articolo di un cittadino, che da 10 anni vive in Germania.
Nelle elezioni statali del 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt, il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto una vittoria storica, posizionandosi come prima forza politica con il 44,8% dei voti. Sotto la guida del candidato locale Ulrich Siegmund. Il partito ha ulteriormente radicalizzato le sue posizioni, traendo forza da un’affluenza record e dal crollo dei partiti tradizionali di centro-destra (CDU) e centro-sinistra (SPD).
Se è pur vero che il risultato sia notevole, c’è anche da sottolineare che la Sassonia-Anhalt è un Land poco abitato: ospita infatti solo 2,18 milioni di abitanti (pari a poco più del 2,6% della popolazione tedesca) e ha un reddito pro capite inferiore alla media nazionale. Inoltre, la sua demografia soffre da anni sia per l’invecchiamento sia per l’abbandono da parte dei giovani, in fuga verso Länder più ricchi. Non da ultimo, alcuni dei settori chiave della sua economia sono in forte crisi: da un lato l’industria chimica risente del caro energia; dall’altro quello energetico vede lo smantellamento del comparto del carbone/lignite a favore delle ultra-finanziate energie rinnovabili, a discapito degli impiegati dell’industria locale. Questi fattori economico-strutturali: basso reddito pro capite, invecchiamento, fuga dei giovani e percezione di abbandono economico rispetto all’Ovest , costituiscono il terreno sociale che ha alimentato il forte risentimento e il consenso plebiscitario verso i partiti di protesta e di estrema destra come AfD.
Quasi un elettore su due ha votato per il partito che promuove nel suo programma espulsioni dirette e sistematiche per gli stranieri irregolari, trasformazione dei centri di prima accoglienza in hub di deportazione, blocco dei fondi per l’integrazione, opposizione drastica alle politiche green con ritorno ai combustibili fossili e al nucleare, rifiuto dell’integrazione dei disabili nelle classi ordinarie, stop alle politiche di genere e alla diversità sessuale. È ben chiaro che tali misure siano in parte o totalmente contrarie ai principi democratici di base, così come alla Costituzione tedesca, ma ciò non ha convinto né gli elettori né è servito a far valere le argomentazioni delle opposizioni, che compatte, o forse no, hanno rifiutato di appoggiare un eventuale governo in caso di vittoria parziale.
Il trionfo conferma una sorprendente immunità di AfD agli scandali. Negli anni, il partito è stato travolto da inchieste per l’uso di slogan nazisti (con condanne per esponenti di spicco come Björn Höcke), accuse di spionaggio e finanziamenti da parte di Russia e Cina (i casi Krah e Bystron), fino all’espulsione dal gruppo politico europeo e al monitoraggio da parte dei servizi segreti interni (Verfassungsschutz). Ciononostante, AfD è riuscita a trasformare queste vicende in una narrazione di vittimizzazione contro l’establishment. Per la sua base elettorale nell’Est, le posizioni su immigrazione, transizione ecologica e sfiducia verso il governo federale prevalgono nettamente sulle controversie etiche o giudiziarie, rendendo il voto per l’estrema destra un’opzione del tutto normalizzata ed egemone nel territorio.
Nonostante il risultato plebiscitario, ad AfD mancano ancora pochissimi seggi per raggiungere la maggioranza assoluta e formare un governo monocolore. La formazione in breve tempo di un governo stabile sembra alquanto difficile. Un governo di coalizione prevederebbe l’alleanza tra AfD e il BSW, piccolo partito nato da una costola della sinistra, che è riuscito fortunatamente a entrare in parlamento del Land con 5 deputati (evento mancato a livello nazionale con la amarissima percentuale del 4,98%). La stessa fondatrice Sahra Wagenknecht sembra essere aperta al dialogo, ma al contempo la cosa ha destato non pochi malumori nei suoi stessi parlamentari a vario livello. Inoltre, la stessa ha parlato di un eventuale appoggio, ma solo a un candidato terzo, opzione che AfD esclude a prescindere, avendo il suo candidato ottenuto un tale successo elettorale.
L’esito apre quindi uno stallo istituzionale senza precedenti: il secondo partito, la CDU di centro-destra, attualmente al governo, che ha quasi dimezzato i suoi voti passando al 17,2%, mantiene infatti un “doppio veto”, rifiutandosi sia di allearsi con l’estrema destra di AfD (il cosiddetto Brandmauer o muro tagliafuoco) sia di cooperare con la Linke a sinistra in una grande coalizione.