ROMA – 29 novembre.
La manifestazione di oggi a Roma ha superato ogni previsione: una piazza piena, compatta, determinata, nata senza bandiere né sigle, frutto di un movimento spontaneo che si è organizzato dal basso, fuori dalle logiche tradizionali della politica e del sindacato.
Il Flash Mob Docenti e ATA, un gruppo autonomo e indipendente, ha riunito lavoratori della scuola pubblica da tutta Italia per denunciare un sistema allo stremo e per rivendicare dignità, investimenti e rispetto.
Una protesta che nasce dal basso, oltre la politica e oltre i sindacati
La mobilitazione si è distinta fin dall’inizio per la sua natura assolutamente autonoma: nessuna appartenenza politica, nessuna fede sindacale, nessuna sigla a guidare la piazza.
Solo docenti e ATA che hanno deciso di prendersi la scena, di non delegare più, di parlare in prima persona.
“Siamo noi, senza intermediari, a difendere la scuola pubblica. E oggi abbiamo dimostrato che sappiamo farlo”, hanno affermato gli organizzatori.
Il contesto: una scuola pubblica allo stremo mentre avanza il privato
La protesta arriva in un momento particolarmente critico per l’istruzione pubblica.
Mentre il personale è sovraccarico, sottopagato e costretto a far funzionare un sistema con risorse sempre più ridotte, dalla politica arrivano segnali che fanno discutere.
Tra questi, la proposta del senatore di Forza Italia Claudio Lotito, che vorrebbe introdurre un voucher da 1.500 euro per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie.
Una misura che, secondo molti lavoratori oggi in piazza, rappresenta l’ennesimo favore al settore privato a discapito della scuola pubblica.
“Il denaro pubblico va ovunque tranne che ai nostri studenti e al nostro lavoro”, si leggeva su alcuni cartelli.
Critiche dure anche verso un governo e una classe politica percepita come impegnata in un “becero lobbismo”, con finanziamenti che favorirebbero settori come quello delle armi mentre l’istruzione continua a essere marginalizzata.
Le motivazioni della piazza
La piattaforma della protesta, accolta con grande partecipazione, ruota intorno a due obiettivi centrali:
1. Rilanciare la figura del personale scolastico – economicamente e socialmente
- Aumenti salariali reali e adeguati agli standard europei
- Fine della precarietà ormai strutturale
- Investimenti seri e continui sulla scuola pubblica
- Valorizzazione professionale di docenti e ATA
2. Stimolare i sindacati a tornare a difendere i lavoratori
Il movimento ha lanciato un messaggio diretto alle organizzazioni sindacali:
“È ora che tirino fuori gli attributi e tornino a schierarsi con noi.”
Una richiesta di rappresentanza forte, combattiva e coerente, dopo anni percepiti come di tiepidezza o compromessi al ribasso.
Una piazza che ha trovato la sua voce
Dal corteo partito da Piramide fino agli interventi conclusivi, il messaggio è stato chiaro e condiviso:
“La scuola non è un costo. È un investimento. E oggi lo abbiamo ricordato a tutta Italia.”
La manifestazione di oggi è stata un successo non solo per la partecipazione, ma perché ha dimostrato che, quando il personale scolastico decide di unirsi senza barriere ideologiche, riesce a parlare con forza e credibilità.
E non è che l’inizio
Gli organizzatori hanno ribadito che la mobilitazione non si chiude oggi: continuerà nelle scuole, nelle assemblee, sui territori e ovunque sarà necessario contrastare scelte politiche giudicate dannose per la scuola pubblica.
“Iniziamo da qui. Da oggi in poi non arretreremo”, ha detto una docente dal palco.
Il messaggio finale, gridato da tutta la piazza, riassume lo spirito della giornata:
“La scuola pubblica resiste. E lotta. Insieme.”
