Sangue sulla fibra ottica a Marcianise Antonio Coletta muore a 21 anni schiacciato da un Bobcat.

Il mondo sindacale si mobilita.

Il mondo del lavoro del Casertano torna a macchiarsi di sangue, restituendo la fotografia drammatica di una piaga che non accenna a fermarsi. Nel primo pomeriggio di oggi, venerdì 25 settembre, il comune di Marcianise è diventato teatro dell’ennesima tragedia sul lavoro, Antonio Coletta, un giovane operaio di appena 21 anni originario della vicina Maddaloni, ha perso la vita in via Pergolesi, travolto e schiacciato da un mezzo meccanico in movimento. Il giovane, che tra pochi giorni avrebbe festeggiato il suo ventiduesimo compleanno, era impegnato nelle operazioni di scavo per la posa della rete in fibra ottica. Secondo le prime ricostruzioni, l’appalto faceva capo a un’azienda con sede a Santa Maria a Vico. Intorno alle prime ore del pomeriggio, per cause che la magistratura dovrà chiarire, Coletta è stato violentemente urtato da un Bobcat guidato da un collega di lavoro. L’impatto e il successivo schiacciamento non hanno lasciato scampo al ventunenne. Nonostante la rapidità dei soccorsi, giunti sul posto con due ambulanze del 118, il personale medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso del ragazzo. Il collega alla guida del mezzo, colto da un gravissimo shock emotivo subito dopo l’incidente, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale “Anastasia Guerriero” di Marcianise. Gli agenti del locale Commissariato di Polizia hanno immediatamente transennato l’area per effettuare i rilievi tecnici necessari, verificare il rispetto delle normative sulla sicurezza e analizzare le procedure di coordinamento all’interno del cantiere stradale.

La fine prematura di Antonio Coletta non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in una lista dolorosamente lunga di giovani vite spezzate nei cantieri e nelle fabbriche della provincia. La memoria del territorio viaggia subito ad altri drammatici precedenti:

  • Gennaio 2023: Il ventiduenne Antonio Golino perse la vita a Caivano, schiacciato da un bancale durante la movimentazione delle merci.
  • Dicembre 2024: Pompeo Mezzacapo, 39 anni e padre di tre figli, morì a Gricignano d’Aversa a causa del ribaltamento di un muletto.
  • Giugno 2026: Solo pochi mesi fa, il ventitreenne Francesco Dergano morì al Cardarelli di Napoli dopo cinque giorni di agonia, in seguito alle ferite riportate durante la manutenzione di un carrello elevatore a Trentola Ducenta. La rabbia dei sindacati: «Basta parole, servono fatti» L’ennesimo “omicidio sul lavoro” ha riacceso immediatamente la rabbia e l’indignazione delle sigle sindacali. La Cgil di Caserta ha rilasciato una nota durissima, chiedendo che non si liquidi l’evento come un semplice caso di sfortuna: «In questa provincia il contatore delle morti sul lavoro continua drammaticamente ad aggiornarsi. Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una comunità. Ogni volta ci ritroviamo a pronunciare le stesse parole: dolore, cordoglio, sicurezza. Ma le parole senza interventi concreti non salvano nessuno.» Il sindacato pretende che le indagini vadano a fondo sulla gestione degli appalti e dei subappalti, analizzando i turni di lavoro, la formazione ricevuta dai giovani operai e l’effettiva presenza di barriere di sicurezza nel cantiere di via Pergolesi. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere aprirà nelle prossime ore un fascicolo d’inchiesta per fare piena luce sulla tragedia.

Quella delle morti sul lavoro è una tragedia quotidiana che non accenna ad arrestarsi, dal  1 gennaio 2021 ad oggi, in Italia sono state registrate complessivamente oltre 6.400 denunce di infortuni sul lavoro con esito mortale. Purtroppo nella serie storica dei decessi si evidenzia il drammatico numero di oltre mille vittime all’anno. Questi i dati forniti dall’INAIL anno per anno:

  • 2021: 1.221 decessi denunciati all’INAIL (di cui 685 accertati “sul lavoro” al netto delle istruttorie completate). L’anno risentiva ancora in parte della coda delle denunce da contagio da Covid-19 contratte in ambito professionale.
  • 2022: 1.268 decessi denunciati, segnando un picco post-pandemico legato alla ripresa a pieno regime di tutte le attività produttive.
  • 2023: 1.147 decessi denunciati, evidenziando una flessione temporanea del 9,5% rispetto all’anno precedente.
  • 2024: 1.202 decessi denunciati, secondo i dati consolidati dell’ultima Relazione Annuale INAIL.
  • 2025: circa 1.100 decessi.
  • 2026 (Dati parziali): 482 vittime registrate nel solo primo semestre (gennaio – giugno), di cui 350 avvenute strettamente in occasione di lavoro e 132 in itinere.

Negli anni che abbiamo preso ad esame abbiamo un totale di oltre 6.400 vittime, un dato allucinante se si pensa che queste persone erano uscite di casa per lavorare e non ne hanno fatto più ritorno.

I Settori più colpiti sono L’edilizia (costruzioni), il settore manifatturiero e la logistica/trasporti che registrano costantemente la quota maggiore di croci sul lavoro. Mentre le Fasce d’età più colpite sono dei lavoratori italiani over 55 e dei lavoratori di nazionalità straniera, che presentano indici di incidenza infortunistici nettamente superiori rispetto alla media nazionale.

Non va meglio il dato della Campania, che dal 1° gennaio 2021 ad oggi ha registrato complessivamente oltre 450 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, posizionando stabilmente la regione tra le aree a più alta incidenza d’Italia. All’interno di questo scenario, la provincia di Caserta è costantemente identificata come una delle zone più critiche e pericolose (spesso classificata in “zona rossa” dall’Osservatorio Vega Engineering), Da sola, Terra di Lavoro ha registrato circa 115 decessi dal 2021 ad oggi, pesando per circa un quarto su tutti i morti dell’intera regione.