Una signora albanese, Mehillaj Orkida, assistita dalla onlus L’Altro Diritto si è opposta. L’associazione, tramite il suo presidente, il professor Emilio Santoro, docente al Dipartimento scienze giuridiche dell’Università di Firenze, ha prima presentato, il 21 dicembre 2016, una diffida al ministero in cui si specificava che la richiesta della cittadinanza italiana costituisse una discriminazione vietata dalla normativa italiana e dai Trattati Ue. Risposte non ne sono arrivate ed è così partito il ricorso. Il 27 maggio, il tribunale di Firenze, sezione Lavoro, con un’ordinanza firmata dal giudice Stefania Carlucci in cui si richiama giurisprudenza della Cassazione e della Corte di Giustizia Ue, ha sospeso il concorso ordinando di ammettere con riserva non solo la signora Orkida, ma anche i candidati comunitari e quelli sprovvisti della cittadinanza italiana rientranti in una delle categorie previste dall’art. 38 del decreto legislativo 165/2001, che contiene le norme generali sull’ordinamento del lavoro nelle amministrazioni pubbliche e disciplina l’accesso degli stranieri. Il giudice ha anche disposto “di sospendere la procedura concorsuale sino alla conclusione del giudizio di merito” così da permettere agli stranieri “di essere rimessi in termini per la presentazione della domanda e partecipare con riserva al concorso, alle prove preselettive e, se superate, alle prove selettive”. Ora la parola passa all’appello.