Il Poverello d’Assisi è – come ricordano i grandi ed emeriti medievisti Franco Cardini (Francesco d’Assisi, Mondadori), Chiara Frugoni (Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi), Jacques Le Goff (San Francesco d’Assisi, Laterza) – la «più grande figura religiosa e spirituale della storia italiana […]. La sua vita ci permette di comprendere meglio gli uomini e le donne del Medioevo». E non solo.
Francesco è figlio di Pietro Bernardone, un ricco mercante di stoffe, che lo chiama così per gratitudine alla terra di Francia che lo aveva arricchito. Dalla bella e poetica Provenza, Pietro Bernardone, prende la stessa moglie, Madonna Pica (o Giovanna? anche il nome della mamma – docet la Frugoni – è tutt’altro che sicuro) e madre di Francesco. Lo stesso nome, Francesco, è un «omaggio» alla Francia. Un nome – osserva ancora, con acume, la professoressa Frugoni – «a quei tempi molto raro (“singolare e inconsueto, nota Tommaso da Celano)».
Francesco è dapprima un cavaliere. Da piccolo, con il latte materno, apprende le canzoni dei trovatori, le novelle di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Racconti dove si «esaltano il valore dei combattenti, l’amore disinteressato per la bella dama, la lealtà, la generosità, la cortesia valori che esercitano sul giovane Francesco un’impressione profonda e assai presto gli fanno sentire soffocante il fondaco traboccante di stoffe, miseri i discorsi del padre e del fratello Angelo chiusi nella fissa attenzione di conti e guadagni» (Frugoni).
Ma è anche un poeta: per consolidata tradizione il Cantico di frate sole è il primo testo veramente canonico della letteratura italiana; è uno dei testi capitali della spiritualità cristiana. Francesco è un riformatore, un santo. Di più. Francesco «da Cristo prese l’ultimo sigillo» (Paradiso XI, v. 107). Purtroppo non sono tanti gli italiani che hanno letto e leggono i suoi scritti meravigliosi.
La figura del Poverello – ricorda il professore Mario Cimini – «vive poeticamente lo spazio dell’XI Canto». Il racconto dantesco della vita di Francesco è volutamente tessuto simmetricamente con la vita di Cristo. Una simmetria che conduce all’identificazione Francesco/Cristo sulla base del comune denominatore della povertà: «Questa, privata del primo marito, / millecent’ anni e più dispetta e scura / fino a costui si stette sanza invito …» (Paradiso XI, vv. 64-66).
Il canto XI del Paradiso si apre con la famosa terzina («O insensata cura de’ mortali, / quanto son difettivi silogismi /quei che ti fanno in basso batter l’ali!») in cui il sommo poeta sottolinea il contrasto tra i vari affanni degli uomini, causati dalla cupidigia dei beni terreni, e la condizione felice di chi ha ormai superato le miserie del mondo per opera della Grazia. Un preludio funzionale al tema centrale del canto: la vita di Francesco modellata sulla Povertà, madonna Povertà (Francesco e Povertà per questi amanti, Pd, XI, 74).
Centrale nella mistica, letteratura e filosofia francescana è l’idea che collega la povertà alla kenosis («svuotamento» si cfr la Lettera ai Filippesi, 2,7). La dinamica kenotica – osserva con acume Massimo Cacciari in Doppio ritratto. San Francesco in Dante e in Giotto – è «accoglienza dell’altro […] Farsi poveri significa liberarsi per poter perfettamente amare. Esistere solo nella relazione all’altro, nell’esodo all’altro […] Povertà diviene, allora, ricchezza di esperienza […] la condizione indispensabile per poter accogliere noi ogni volto, ogni incontro». In questo senso la mistica francescana è amore ri-creante e la povertà è energia che arde e che prende nome e impronta dell’Altissimo. La povertà per san Francesco era solo un mezzo per abbandonare il peso di questa terra e fare posto ad un’altra ricchezza e sapienza.
La Bibbia era il centro, il cuore, l’alfabeto della sua vita. San Francesco è il mistico forse più assoluto nella storia del cristianesimo
Tanti auguri di buon onomastico a chi ne porta il nome