Il 17 settembre la Chiesa fa memoria di due santi molto importanti: San Roberto Bellarmino e Sant’Ildegarda di Bingen. Più famoso il primo, per essere stato vescovo e Dottore della Chiesa dalla produzione letteraria vastissima, gesuita, arcivescovo di Capua dal 1602, nonché patrono della diocesi; meno conosciuta l’altra santa, Sant’Ildegarda di Bingen, di altra epoca (1098 – 1179), monaca benedettina, mistica, teologa e anch’essa Dottore della Chiesa, considerata una delle figure più straordinarie e poliedriche del Medioevo. È di quest’ultima che vorrei parlare.
Sant’Ildegarda di Bingen fu molte cose: profetessa, compositrice musicale, poetessa, filosofa, linguista, pioniera delle scienze naturali e della medicina olistica. Discendente di una nobile famiglia, all’età di otto anni fu ammessa, come si usava a quel tempo tra le famiglie di un certo rango, al monastero di san Disibodo, nella Renania, in Germania, dove si viveva secondo la regola benedettina. A quindici anni riceve il velo. Alla morte della badessa nel 1136, all’età di 38 anni, ne prende il posto e, dopo qualche anno, si stabilisce a Bingen sul monte di San Ruperto, seguita da diciotto ragazze. Governa il suo nuovo monastero con saggezza ed efficacia, al punto di conferirgli un notevole sviluppo. Ma l’essenziale della sua vita si rivolge fuori dalle mura del monastero, pur senza trascurare i suoi doveri di badessa.
Infatti, per tutti la monaca benedettina diviene la “Sibilla del Reno”, per le sue visioni, che comunque erano cominciate già in tenera età, e che a partire dal 1141 inizia a fissare per iscritto. La sua prima e più importante opera fu lo “Scivias” (o meglio “Scivias Domini”, Conosci le vie del Signore), ma cominciò anche una importante corrispondenza con personaggi famosi del suo tempo come il papa e l’imperatore Federico Barbarossa. Dal 1160 visita la Renania, la Vestfalia, la Svezia. Predica dappertutto, sia nei chiostri che nelle piazze, davanti al clero come davanti al popolo. Con crescente impeto richiama a una riforma della Chiesa e moltiplica le arringhe in favore della giustizia divina. Ma non abbandona mai la sua vita contemplativa, anzi è proprio questa che le dà coraggio ad affermarsi come “messaggera di Dio”. Quello che Dio le ha affidato è un ministero pubblico, che le attira numerosi visitatori, alcuni resi curiosi dalla sua fama, altri devoti e desiderosi delle sue consolazioni.
Oltre allo “Scivias” scrisse altri libri, in cui descrive e interpreta le sue visioni mistiche dell’universo e della salvezza umana: il “Physica” (Storia naturale) e il “Causae et Curae” (Cause e cure delle malattie), che trattano le proprietà curative delle piante, dei minerali e degli animali, che fanno di lei anche un medico e una botanica.
Il suo sapere era notevole e le sue opere racchiudono l’essenziale delle conoscenze e della visione del mondo del XII secolo, anche in campo musicale. Scrisse e musicò l’”Ordo Virtutum” (il dramma liturgico musicale più antico a noi pervenuto) e varie raccolte di canti sacri. Per Ildegarda la musica era la forma più alta di preghiera. Sosteneva che il canto permettesse all’uomo di ricordare e sperimentare la condizione di armonia perfetta vissuta da Adamo ed Eva prima del peccato originale. Oggi le neuroscienze confermano ciò che lei scriveva 900 anni fa: ascoltare o produrre armonia musicale riduce lo stress, riallinea i nostri ritmi interni e ci riconnette con una dimensione profonda e spirituale. Per Ildegarda la bellezza, l’arte e la musica non sono semplici passatempi, ma strumenti di guarigione dell’anima.
Scrisse anche brani liturgici (antifone, responsori, inni e sequenze) per le monache del suo monastero, i cui testi celebrano la Vergine Maria, lo Spirito Santo, i santi e la creazione. Inventò la “Lingua Ignota”, un linguaggio artificiale con un proprio alfabeto di 23 lettere, utilizzato probabilmente per scopi mistici o di segretezza.
Fu anche nutrizionista ante litteram. Infatti nelle sue opere promuoveva cibi capaci di donare buon umore e vitalità. È un’antesignana della medicina preventiva e integrata – concetti oggi a noi noti ma non certo nell’epoca in cui visse – basata su alimentazione consapevole: il cibo come prima medicina. Favoriva i rimedi naturali: l’uso terapeutico di piante e minerali per stimolare l’auto-guarigione.
In un’epoca quale quella di oggi, dominata da ritmi frenetici ed eccessi, Ildegarda ci invita a trovare l’armonia quotidiana tra il lavoro e il riposo, tra il digiuno e il nutrimento, e tra i bisogni del corpo e quelli dello spirito. Rifiutava le emozioni negative: la rabbia e lo stress avvelenano il corpo, mentre la gioia e la spiritualità lo guariscono. La salute, per lei, è una conquista quotidiana di equilibrio.
Papa Benedetto XVI l’ha formalmente canonizzata ed elevata al titolo di Dottore della Chiesa nel 2012, un riconoscimento concesso a pochissime donne nella storia cattolica. È oggi celebrata sia nei movimenti di medicina naturale, sia come pioniera dell’emancipazione femminile, avendo guidato monasteri e sfidato l’autorità politica e religiosa del suo tempo (incluso l’imperatore Federico Barbarossa).
Sebbene sia vissuta nel XII secolo, le sue intuizioni risuonano con forza, anticipando temi oggi cruciali. Ildegarda è considerata anche una pioniera dell’ecologia. Con il suo concetto di Viriditas (la forza verdeggiante), ci ricorda che la Terra è un organismo vivo e che l’essere umano non è il padrone della natura, ma parte di essa. Il suo pensiero risuona come un severo monito contro lo sfruttamento ambientale: ferire la Terra significa ferire l’umanità stessa, poiché corpo e cosmo sono interconnessi.
La santa di Bingen è considerata un modello di leadership e indipendenza. In un mondo totalmente patriarcale, ha fondato monasteri, ha studiato materie allora riservate agli uomini, ha viaggiato per predicare nelle piazze e ha criticato apertamente Papi e Imperatori (come Federico Barbarossa) quando lo riteneva giusto. Oggi dice alle donne e a chiunque lotti per la propria voce di non farsi tacitare e di seguire il proprio talento e la propria vocazione con coraggio.
Concludiamo con una tra le più potenti e suggestive citazioni poetiche della santa, dedicata alla natura e all’interconnessione cosmica. In questo brano, tratto dal Liber Divinorum Operum (Il libro delle opere divine), lo Spirito Divino parla in prima persona, descrivendosi l’energia che anima ogni elemento naturale: “Io sono la suprema e fiammeggiante forza che ha acceso tutte le scintille viventi. […] Io, la forza divina, ho ordinato la realtà con le mie ali, volando sulla via della giustizia. Io sono la vita fiammeggiante dell’essenza divina: ardo al di sopra della bellezza dei campi, risplendo nelle acque e brucio nel sole, nella luna e nelle stelle. Con il vento invisibile, io do vita a tutte le cose, sostenendole vitalmente.”