Spiccioli di spiritualità, il rapporto scienza e fede per Antonio Zichichi

A cura di Michele Pugliese

Per il consueto numero domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla del rapporto tra scienza e fede in Zichichi, scomparso di recente.

Il 9 febbraio, alla veneranda età di 96 anni, ci ha lasciati Antonio Zichichi, grande scienziato e uomo di profondissima fede. Un vero missionario della fisica, devoto cattolico e appassionato studioso, capace anche di interloquire con la politica per realizzare i suoi progetti più arditi, come il più grande laboratorio del mondo, sotto il Gran Sasso, frutto di un’idea perseguita quando era Presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.
Antonio Zichichi è stato una delle figure più carismatiche, ma anche più discusse nel panorama scientifico italiano, proprio per la sua ferma convinzione che scienza e fede non solo siano compatibili, ma complementari. Grande divulgatore, spesso presente in TV, amava raccontare degli incontri con papa Giovanni Paolo II, al quale chiese di riparare alla vergognosa condanna della Chiesa a Galileo Galilei. Pare che sia stato proprio lui a convincerlo, e infatti il 31 ottobre 1992, Giovanni Paolo II ha formalmente riabilitato Galileo Galilei, chiudendo ufficialmente, dopo 360 anni, il caso sulla condanna del 1633. Riconoscendo gli errori commessi dai giudici ecclesiastici dell’epoca, Wojtyla ha ammesso che la sanzione fu ingiusta e ha sancito la fine della contrapposizione tra la Chiesa e la scienza moderna, promuovendo un dialogo aperto e di collaborazione tra teologia e scienza. “La fede non ci dice come va il cielo, ma come si va in cielo”. La frase è attribuita a Galileo, che in realtà era un grande credente, ma come tutti i geni aveva un orizzonte culturale più aperto e precorreva un concetto che diventerà pacifico solo qualche secolo più tardi.
Per Zichichi la scienza è “il linguaggio di Dio”, non è un’invenzione umana, ma una scoperta. Egli sosteneva che l’Universo fosse scritto in un linguaggio logico e matematico. Se esiste un linguaggio (le leggi della fisica), deve esistere un Autore di quel linguaggio. Zichichi definiva la scienza come “lo studio del Disegno che è nel Creato”.
In realtà, fede e scienza appartengono a due ambiti diversi: la scienza si domanda il “come” delle cose, la fede il “perché”, in una logica non di opposizione, ma di dialogo e, se volete, anche di contaminazione reciproca. Ma tutto questo nel XVII secolo non era facile da intendersi e dunque si aprì un fossato tra i pensatori più razionalisti e gli uomini di fede più retrivi. Il tempo fortunatamente ha ricomposto le parti in causa e sarebbe interessante rileggere a questo proposito l’enciclica di Giovanni Paolo II “Fides et ratio”, dove la fede e la ragione sono viste, con un’immagine molto poetica, come “due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”.
Zichichi faceva una distinzione netta tra la Scienza basata sulla prova sperimentale e sul rigore matematico e lo Scientismo, cioè quell’atteggiamento (secondo lui ideologico) che usa la scienza per negare l’esistenza di Dio, andando oltre ciò che i dati possono effettivamente dimostrare. Prendiamo il Big-Bang, il momento della creazione, un istante che la scienza può descrivere ma di cui non può spiegare la “causa prima”, ovvero “cosa lo ha provocato” o “cosa c’era prima”. Per onestà intellettuale bisogna dire che ci sono scienziati, come Stephen Hawking, che ritengono che la creazione possa essere avvenuta senza la possibilità di una causa esterna e dunque negano decisamente l’idea di un dio che interviene nella natura. In una posizione intermedia si pose invece Albert Einstein, per il quale, in una lettera del 24 gennaio 1936 ,che egli scrisse in risposta a un bambino che gli aveva chiesto se anche gli scienziati pregassero e per che cosa, dopo aver detto che per uno scienziato ogni evento è riconducibile alle leggi di natura e quindi non risulta influenzabile dalla preghiera, aggiunse: “Però, chiunque sia seriamente impegnato nella ricerca della scienza si convince che un qualche spirito, molto superiore a quello dell’uomo, è manifesto nelle leggi dell`universo”.
Albert Einstein aveva un rapporto estremamente sfaccettato con la spiritualità. Non credeva in un “Dio antropomorfo” (un Dio-persona che premia o punisce), ma provava un profondo senso di riverenza per l’ordine e l’armonia dell’universo. In un celebre saggio del 1941, scrisse una frase che è diventata il manifesto del suo pensiero: “La scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca”. La religione ha bisogno della scienza per non cadere nel fanatismo e per comprendere la realtà fisica del mondo in cui opera. Per lui, il sentimento religioso era lo stupore ammirato di fronte alla struttura del mondo. Definiva questo sentimento come la “più forte e nobile forza dietro la ricerca scientifica”. Ma quando gli veniva chiesto se credesse in Dio, Einstein rispondeva spesso: “Credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell’ordinata armonia di ciò che esiste, non in un Dio che si occupa dei destini e delle azioni degli esseri umani”. Dunque per lui Dio era identificabile con le leggi stesse della natura. Se l’universo è comprensibile e logico, allora c’è una “mente” o un’intelligenza superiore dietro di esso, ma non è una divinità a cui si può rivolgere una preghiera.
Nel confronto con Zichichi e Hawking, Einsten dunque si colloca in una posizione mediana: per Zichichi Dio è una Persona, il Creatore della Bibbia. Per Hawking Dio non è necessario: le leggi fisiche bastano a sé stesse. Per Einstein Dio è l’Armonia delle leggi fisiche.
Concludiamo con una citazione dalla “Fides et ratio” di Giovanni Paolo II, che invito tutti i miei lettori a leggere se sono interessati a questo argomento: “Dio ha posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità, in una parola, di conoscere sé stesso. La ricerca della verità è un cammino che non conosce soste e la fede non umilia la ragione e la sua autonomia; anzi esiste una profonda e inscindibile unità tra la conoscenza della ragione e quella della fede”. E l’incipit, bellissimo: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su sé stesso”.