Giuseppe Bidognetti, 23enne di Casal di Principe, è stato posto agli arresti domiciliari per una truffa ai danni di Federica Burger, moglie del noto regista Enrico Vanzina. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari Daniela Vecchiarelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha anche disposto l’invio degli atti alla Procura di Roma per la prosecuzione delle indagini.
Il raggiro del finto carabiniere
L’episodio risale al 14 marzo scorso, quando l’anziana donna, 87 anni, è stata contattata telefonicamente da un individuo che si è spacciato per un comandante dei carabinieri. Il truffatore ha convinto il domestico della Burger che l’auto della padrona di casa fosse stata coinvolta in una rapina, inducendolo a recarsi in piazza della Repubblica per chiarire la situazione.
Rimasta sola, la Burger è stata nuovamente chiamata e persuasa che un carabiniere sarebbe arrivato a casa per ritirare del denaro, necessario per “risolvere il problema”. Poco dopo, Bidognetti si è presentato alla porta e, approfittando della cassaforte già aperta, ha prelevato gioielli per un valore complessivo di 30mila euro, tra cui una collana di grande pregio firmata “Marina B. Campanelli”.
La fuga e l’arresto
Dopo il colpo, la vittima ha subito allertato i veri carabinieri, che sono intervenuti immediatamente. Grazie a un fascicolo fotografico, la donna ha riconosciuto Bidognetti come il finto carabiniere. La conferma è arrivata anche dalla portiera dello stabile, che lo aveva notato mentre lasciava l’edificio.
Gli investigatori hanno ricostruito i movimenti del 23enne e del suo complice, identificato con le iniziali G.M., che poco prima del colpo erano stati fermati per un controllo nei pressi di un McDonald’s a Roma, a bordo di una Volkswagen Golf. Utilizzando il dispositivo di tracciamento Octo Telematics, le forze dell’ordine sono riuscite a monitorare il percorso dell’auto, fermandola infine al casello di Capua. Al momento dell’arresto, Bidognetti indossava ancora una delle collane sottratte.
La decisione del gip
Dopo l’arresto, il 23enne è stato condotto davanti al giudice per le indagini preliminari. Durante l’interrogatorio, ha scelto di non rispondere alle domande, limitandosi a rendere una dichiarazione spontanea in cui ha ammesso i fatti. Il pubblico ministero aveva richiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip ha optato per i domiciliari, ritenendo comunque elevata la pericolosità sociale dell’indagato.
Ora il caso passa alla Procura di Roma, che proseguirà le indagini per fare luce su eventuali complici e altri possibili reati commessi dal giovane.