10 canzoni stupende, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Bungaro, Block, Anastasi e Sesè Mamà, Ecco tutto quello che vi siete persi durante la prima serata della 14esima edizione del Premio Bianca d’Aponte-Città di Aversa. Una bellissima serata anche se non mi hanno dato il pass-stampa.

Articolo di Francesco Orlando

Il premio Bianca d’Aponte-Città di Aversa, per chi si fosse perso gli articoli precedenti o vivesse in Alaska, è un concorso/premio dedicato alla memoria della giovane cantautrice Bianca d’Aponte e riservato esclusivamente a donne cantautrici che scrivono in italiano o in un dialetto italiano. Più che un concorso è un’opportunità dare per le cantautrici italiane emergenti di esprimere la propria arte, per creare momenti di incontro, di approfondimento e di confronto con discografici, artisti di fama ecc…. Nelle due serate in cui si svolge la fase finale del Premio oltre alle 10 finaliste sul palco si alternano ospiti di fama nazionale e internazionale nel campo della musica. Ieri sera, 26 ottobre, al Teatro Cimarosa di Aversa, c’è stata la prima serata della 14esima edizione del Premio Bianca d’Aponte-Città di Aversa. Questo è un breve racconto della serata.

Un concorso che un concorso non è. Entrato nella sala, a 20 minuti dell’inizio dello spettacolo/premio/concorso la prima cosa che noto, oltre al fatto che tutti gli altri giornalisti hanno il pass “stampa”, è che della competizione il Premio Bianca d’Aponte non ha proprio lo spirito. Sembra di stare in famiglia. Le persone e gli ospiti della serata si salutano, si abbracciano, parlano, scherzano e non perchè sono della stessa città o associazione, ma perchè si conoscono da anni. Si conoscono da anni, perchè sono anni che vengono al Premio Bianca d’Aponte. <<Non sembra. Il premio Bianca d’Aponte è una famiglia>> mi dice una signora dell’Associazione Musicale Onlus Bianca d’Aponte, che è seduta vicino a me <<chi viene qui per la prima volta, ritorna poi ogni volta che può. Ad esempio, Mariella Nava è stata madrina in una delle prime edizioni e torna ogni anno. Una volta venuti, gli anni successivi quando vengono chiamati sono felicissimi di poter ritornare come ospiti. Il Premio Bianca d’Aponte è una bellissima realtà. Perchè al di là della competizione, c’è un amore e una passione che ci unisce, quella per la musica e il ricordo di Bianca. Siamo una grande famiglia>>.Tra una chiacchiera e l’altra, s’è fatta ora e sul palco salgono Max de Tommasi e Carlotta Scarlatto, i presentatori della serata, lo spettacolo sta per iniziare.

La prima parte della serata è dedicata alle dieci finaliste in gara. Sul palco però non suonano i pezzi con cui gareggeranno in questa 14esima edizione ma dei brani che fanno parte del loro repertorio, per permettere ai giudici e a noi pubblico di poter conoscere loro e il loro percorso artistico. Canzoni, che per non scriverlo ogni volta, sono semplicemente bellissime. Anche perchè il livello delle ragazze in gara è altissimo. Così alto, che si crede a stento che siano delle esordienti, sia per la bellezza della musica e dei testi che per l’interpretazione. Inoltre parliamo di cantanti che nonstante la giovane età hanno già partecipato a premi importanti

Irene Scarpato, è la prima a salire sul palco, con la struggente “Un cinema”. Un incrocio tra Ciampi, Bertè e con qualche traccia nella sua raffinata interpretazione e nei movimenti eleganti della Vanoni. Con Roberta De Gaetano e la sua “Lontano”, scopriamo quanto possa essere triste e al tempo stesso dolce il suono di un ukulele (ad esempio, io quando l’ho vista con l’ukulele in mano mi aspettavo un pezzo alla Rino Gaetano). Arriva poi Elisa Raho con “Sul Naso”, capelli corti, vestito a fiori e arpa, per una che ha preso parte a progetti metal nel nord Europa, il look è abbastanza strano. Il suo brano è all’apparenza semplice, ma man mano che continua a cantare capiamo che il suo è un pezzo molto profondo con l’arpa che rende tutto più magico. Francesca Incudine, invece, con “No name”, propone un pezzo che fa commuovere ma anche pensare, cantando dell’incendio della  Triangle Waist Company di New York dove morirono 146 operai, tra cui molte giovani donne siciliane. Intanto io, come la cantautrice siciliana sale sul palco mi rendo conto che quest’anno il Premio Nobel per la Scienza lo vinco io, dato che prima dell’inizio dello spettacolo l’ho scambiata per una delle hostess riempiendola di stupide domande. Mentre avviso l’Accademia reale svedese delle scienze che a Dicembre non ci sono per ritirare il premio che ho judo, sul palco sale Meezy. Con la sua “Occhi Vezzosi”, una canzone che riadatta una lirica del ‘500, scopriamo quanto può essere dolce la carezza di una voce calda e graffiante come la sua.

A Chiara Ragnini e alla sua “Grigiocielo” va il merito di avermi fatto amare per la prima volta un pezzo Eltropop, tra l’altro la sua è stata un’interpretazione fantastica. Per  Giulia Pratelli e della sua “Resto ancora un po” bastano semplicemente i primi due versi del ritornello della canzone: Nessuno sa che di nascosto ti aspetto/mentre ritaglio le stelle di carta per indicarti la strada. Poi è il momento della cantautrice Chiara Raggi che con  “Navigo a vista” porta un pezzo sul palco del Teatro Cimarosa, con cui è facile riconoscersi un po’. Arriva poi Argento che riesce con la sua interpretazione e la sua voce a farci sentire proprio come dice la sua canzone come “una foglia in mezzo al mare”. Infine tocca a Kim e la sua “Immobile” che, nonostante le sonorità elettroniche, con il suo vestito, il testo e la sua interpretazione mi ha ricordato una cantante di qualche jazz club degli anni ’20 mentre il suo chitarrista, ogni tanto faceva l’headbanging come se si trovasse al Gods of Metal.

Dopo le 10 finaliste tocca poi agli ospiti della prima serata. Il primo a salire sul palco e a rompere il ghiaccio è il cantautore napoletano Giovanni Block, che dopo aver spiegato la realtà del Be Quiet ha incantato il pubblico con un suo pezzo inedito “La preghiera dell’artista” e la storica “La neve che accadrà”. Poi, prima della pausa, fresco fresco della vittoria al Premio Tenco per la categoria opera prima, tocca a Giuseppe Anastasi, <<Al premio Bianca d’Aponte c’è un unico ingrediente che basta per tutto:l’amore>> dice prima di regalarci “Ricominciare”, un brano senza titolo perchè ancora inedito, ” Quando passa Maria” e “Zonzo”.

Atmosfere mediterranee e liriche di cui non c’abbiamo capito nulla, so’in greco, porta sul palco del Teatro Cimarosa di Aversa la vincitrice del Premio Bianca d’Aponte International 2018 (espressione del Premio Andrea Parodi di Cagliari), Marina Mulopulos che con la sua voce, la sua musica e soprattutto la sua gioia  nel cantare le sue canzoni commuove tutti e ci rende felici di essere lì seduti tra il pubblico a partecipare ad un’esperienza meravigliosa. La magia dell’artista italo-greca, viene portata avanti dalle Sesè Mamà (Brunella Selo, Elisabetta Serio, Annalisa Madonna e Fabiana Martone) un gruppo di musiciste, dalla bravura indescrivibile, non è piaggeria ma consapevolezza che con queste artiste ogni parola sarebbe inutile perchè non servirebbe a descrivere la bravura della loro esibizione. Se con Marina eravamo incantati con le Sesè Mamà stiamo letteralmente volando.

Poi arriva Bungaro che con la sua chitarra e il suo mare dentro ci regala emozioni uniche cantando i brani “Come la pioggia si sposa al vento” e  “Imparare ad amarsi”, suonato a Sanremo in compagnia della Vanoni e Pacifico. Durante il primo brano, d’artista navigato qual è, cambia nel verso com’è bello fare tardi a Milano con Aversa, suscitando entusiasmo tra il pubblico. Che poi su ste cose qui ti va bene se stai in una città piccola Aversa e Milano hanno più o meno lo stesso numero di sillabe, ma immagina che stava a Bustarsizio. Mica puoi fare ste cose qua se suoni a Bustarsizio o a Lamezia Terme.

Infine, ultimi, ma non per importanza l’Orchestra di Piazza Vittorio che accompagnati da una Petra Magoni alla Cab Calloway, hanno suonato un estratto della loro rivisitazione del Don Giovanni di Mozart, in questi giorni in scena al Teatro Bellini di Napoli. Se volete sapere com’è stata la loro esibizione, non ve lo scrivo perchè dovete assolutamente andarli a vedere al Teatro Bellini, tanto avete tempo fino al 30. Non andateci stasera però.

Perchè questa sera alle 20, ci sarà la serata finale della 14esima edizione del Premio Bianca d’Aponte-Città di Aversa.

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