Maddaloni- Sono trascorsi altri 2 mesi da quando abbiamo scritto, ancora una volta, della triste odissea degli OSS delle cooperative che da anni chiedono, invano, stabilizzazioni. Da anni migrano di cooperativa in cooperativa, con tagli di personale, orario e stipendio. Cambiano le amministrazioni, cambiano i dirigenti delle ASL ma la loro situazione rimane precaria. E nella precarietà peggiora soltanto. Dopo anni di servizio e 2 anni di pandemia vissuti da loro in prima linea all’interno del covid hospital di Maddaloni, nessun riconoscimento, nessuna speranza di stabilizzazione. Passano gli anni e alcuni di loro sono alla soglia della pensione. Madri e padri di famiglia che vengono mortificati nella loro dignità lavorativa, scavalcati ogni volta di convenzioni e personale preso da graduatorie di altre province. Un meccanismo che alimenta una guerra tra poveri e non riconosce impegno e sacrificio, un sistema che mortifica e non gratifica. Solo l’ASL di Caserta non ha internalizzato il personale delle cooperative , ad oggi, non si capisce il perché.
E loro, nonostante tutto, continuano a lavorare, con la speranza di una stabilizzazione che neanche ora che è passata l’emergenza si vede all’orizzonte. E chiedono sia data loro voce ed ascolto per sapere se ha avuto senso una vita di incertezze lavorative che non ha dato finora tranquillità. La speranza è l’ultima a morire e loro sperano solo in un contratto, che non dovrebbe essere elemosinato ma dovuto. Non a caso viviamo in una Repubblica fondata sul lavoro, almeno così dice la Costituzione.
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