Si allega, qui di seguito, la biografia di Mario Pignataro redatta da
Giancarlo Pignataro con Flora Pellino.
Nome Mario
Cognome Pignataro
Nato 6 settembre 1923 a San Leucio (prov. Caserta)
Morto 17 settembre 2012 a Caserta (CE)
Nazionalità italiana
Professione partigiano,
<https://www.frasicelebri.it/indice/professioni/523/>sindacalista,
politico, <https://www.frasicelebri.it/indice/professioni/3/>esperto di
pianificazione commerciale, giornalista e studioso
Mario Pignataro nasce il 06/09/1923 a San Leucio (quando era ancora
Comune a sé della provincia di Caserta, poi soppressa nel 1927) e cresce in
una famiglia operaia, umile ma di sani principi, composta da papà Luigi
(tessitore, cavaliere di Vittorio Veneto, 1894-1973), mamma Filomena
Bologna (casalinga, 1894-1960) e cinque figli (quattro maschi e una
femmina), tutti con un destino segnato: poca scuola e subito a “imparare un
mestiere” per contribuire a portare a casa qualche spicciolo per sostenere
la famiglia.
Per Mario, però, il caso ha voluto che continuasse gli studi, fino al
conseguimento, nel 1942, del diploma di Ragioniere. L’interesse, maturato
tra i banchi di scuola, verso le lingue straniere (inglese e francese, e,
da autodidatta, il tedesco) lo agevolerà, durante il secondo conflitto,
nell’entrare a far parte del contingente militare americano di Caserta
(collaborando in missioni nel Lazio e in Toscana), mentre, col nome di
“Garibaldi”, partecipava alla Resistenza partigiana.
Il 1° giugno 1945 gli viene assegnato a Roma un “Attestato di
Apprezzamento” in cui, tra l’altro, si legge: “La documentazione dei suoi
sforzi e del suo sacrificio sono entrati a far parte dell’archivio storico
dell’Ufficio Servizi Strategici del Governo degli Stati Uniti d’America”.
Il giovane Mario è reattivo alle sollecitazioni che gli vengono da più
parti, così, ventenne, aderisce al Partito Comunista Italiano. Intanto,
parenti e amici gli chiedono di fare qualcosa per le condizioni dei
lavoratori del paese natio. Non ci pensa due volte, lascia l’impiego sicuro
al Banco di Napoli di Marcianise (ottenuto appena diplomato) ed entra nel
1945 a far parte del direttivo della Camera del Lavoro di Caserta e ne
diviene segretario responsabile (dal 1958 al 1961).
È fra i dirigenti delle lotte sociali del dopoguerra e degli anni ’50 in
provincia di Caserta e per questa attività è più volte incarcerato e
processato. Come militante comunista, nel 1947, in una riunione presieduta
da Giorgio Amendola, viene eletto membro della segreteria provinciale.
Nello stesso anno e fino al 1950, assume la carica di Consigliere Comunale
di Caserta e poi, di nuovo, dal 1960 al 1980: memorabili sono rimasti i
suoi puntigliosi e circostanziati interventi fiume sul bilancio.
La passione ideale e l‘impegno civile e politico-sindacale, però non
bastavano a garantire un futuro solido ai due figli (Mena e Giancarlo) e
tantomeno alla moglie Flora Pellino (classe 1929, donna forte e
determinata, che negli anni giovanili
assiste e sostiene Mario, collaborando con Mimì Santamaria all’INCA di
Piazza Matteotti e con Alma Stimolo all’Unione Donne Italiane di Corso
Trieste, e, cosa di non poco conto, fu quella che, nonostante fosse
fervente cattolica, acconsentì di sposarsi solo civilmente, perché, da un
lato, alcuni parroci gradivano poco la presenza dei comunisti in chiesa e,
dall’altro, perché Mario era convintamente ateo e lo sarà per tutta la
vita, anche quando, per le nozze d’oro, risposa Flora con rito misto,
celebrato dal vice Vescovo don Antonio Pasquariello). Cosicché appena si
presentarono alternative valide vi si lancia a capofitto: fa la guida
turistica per comitive di stranieri in visita alla Reggia di Caserta,
intraprende la carriera di insegnante di Calcolo a macchina e Pratica
professionale (utilizzando il diploma di Ragioniere) e poi, a quarant’anni,
si iscrive all’Università di Napoli laureandosi nel luglio del 1970 in
Economia e Commercio con una tesi su “La rendita fondiaria”.
Grazie alla sua tenacia, che sarà sempre la sua cifra, è tra i più
convinti sostenitori a impiantare una sede della Confesercenti nella città
di Caserta, e dal 1975 al 1980 ne diviene il primo presidente.
Dagli anni ’70 e fino agli anni 2000, diverrà uno dei più attivi esperti
di pianificazione commerciale per tante municipalità del casertano e del
beneventano.
Nel 1981 vince una borsa di studio dell’ISVEIMER per una ricerca dal
titolo “Il modello di sviluppo casertano e la questione meridionale”.
Nel 1982 conclude il suo percorso di specializzazione presso la Scuola di
perfezionamento in Studi Storico-Politici di Teramo con una tesi su
“L’economia di Terra di Lavoro dal 1945 al 1980”.
Come attento e scrupoloso studioso della storia economica della provincia
di Caserta, pubblica i seguenti volumi, ricchi di dati e tabelle:
* “L’Economia di Terra di Lavoro dal 1945 al 1985” (Collegio dei
Ragionieri, Maddaloni 1985).
* “Una provincia che vuole risorgere: l’economia casertana dal 1986
al 1992 vista da vicino” (Collegio dei Ragionieri, Casoria 1993).
* “L’economia casertana dal 1993-97: idee, progetti e soggetti per
la ripresa” (Frammenti, Caserta 1998).
* “L’economia della provincia di Caserta dal 1998 al 2005”
(Immagina, Caserta 2006).
Il 21 maggio 2002 per il suo impegno nel sindacato riceve la targa “Un
secolo di lotte e di conquiste in Terra di Lavoro” dalle mani di Sergio
Cofferati (Segretario Generale della CGIL nazionale).
Il 14 maggio 2005 riceve dalle mani di Gianni Letta (sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio dei ministri) il Premio Beneduce assegnato ad uno
dei suoi libri come “miglior studio economico e sociale”.
Il 7 dicembre 2006 vivrà l’emozione più grande: sarà, da mero cittadino,
l’unico casertano (in quanto compagni di lotta agli inizi degli anni ’50)
ad intrattenere un colloquio privato col Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano in visita alla Reggia di Caserta per il rientro della
Brigata Garibaldi dalla missione in Iraq.
È autore altresì dei volumi “La situazione nelle campagne e le lotte
contadine nel secondo dopoguerra” (L’Aperia, Caserta 2000) e “Quando San
Leucio era la città della Seta” (CGIL, Caserta 2004). È coautore
dell’opuscolo “I primi anni di attività della ricostituita Camera
Confederale del Lavoro di Caserta nel dopoguerra 1943-47”.
Giornalista pubblicista, si iscrive nel 1991 all’Ordine della Campania e
all’Assostampa di Caserta. Per anni ha ricordato su “Il Mattino” il lº
maggio degli anni del dopoguerra e ha collaborato, tra l’altro, col
“Giornale di Napoli”, con le riviste “Caserta Economica”, “Caserta Economia
e Lavoro”, “Frammenti”, “La Provincia di Terra di Lavoro”, “La Riflessione”
e il periodico “Il Caffè”. Nel 2006 pubblica su “Meridione” il saggio
“Sindacato e lotte sociali nel secondo dopoguerra in provincia di Caserta”
Nel 2011 riceve dalle mani di Carmen Lasorella (giornalista RAI) la targa
di “Senatore dei giornalisti casertani” per essere stato “collaboratore di
svariate testate giornalistiche, autore prolifico di saggi e volumi”.
Mario Pignataro muore il 17/09/2012 nella sua abitazione del Rione
Tescione, zona periferica e popolare di Caserta, dove ha vissuto gli ultimi
cinquant’anni della sua lunga e intensa vita. Una vita trascorsa tra le
letture degli autori preferiti (Hugo, Dickens, Dostoevskij, Marx, Engels,
Gramsci, Di Vittorio), ma anche in mezzo alla gente ad ascoltare, a
chiacchierare, a carpirne gli umori, oppure nei circoli a giocare a carte.
Adorava passeggiare (spesso all’alba) per le strade della sua Caserta ma
amava anche viaggiare, in Italia e all’estero, sempre alla ricerca di nuovi
stimoli. Grande frequentatore di sale cinematografiche, subiva il fascino
anche dell’Opera lirica. Instancabile presenzialista a convegni e seminari,
riempie fogli sparsi di appunti e note, senza disdegnare di prendere la
parola all’occorrenza. Il suo segreto è stato quello di non sentirsi mai
arrivato, infatti amava dire di sé: “Sono un eterno studente!”
Tra i numerosi messaggi di cordoglio, spicca quello del Presidente della
Repubblica Napolitano, che nel ricordarne l’appassionata e generosa
attività ad un certo punto dice: “Pignataro, con il quale ho condiviso in
anni lontani un comune impegno, ha lasciato significative testimonianze,
integrate dalle ricerche di storia dell’economia di Terra di Lavoro, alle
quali si era dedicato, a coronamento del suo impegno nel sindacato e nelle
istituzioni”.