Il consiglio regionale della Campania il 14 Luglio ha approvato la variazione di bilancio che prevede 27 milioni di euro per la realizzazione della quarta linea dell’inceneritore di Acerra. Su 30 consiglieri presenti 27 hanno votato a favore, 1 astenuto e due consiglieri del M5s contrari. Nel DDL bilancio si fa riferimento al dl 248…..
Il presidente de luca ha dichiarato in più occasioni che non si tratta di un ampliamento ma solo di un’impiantistica funzionale all’emergenza di fermo eventuale delle altre linee per manutenzione o in vista del fermo totale /parziale previsto tra il 2027 e il 2029, cioe’ a 20 anni dall’entrata in funzione per la revisione delle caldaie. Ma è questa una giustificazione sufficiente per un esborso di cifre così ragguardevoli per la realizzazione dell’opera (la spesa complessiva è di 80 milioni )? Questa scelta si allinea con gli obiettivi europei, tenendo conto che l ‘Agenzia europea per l’ambiente calcola che il dimezzamento dei rifiuti in discarica e a incenerimento “richiede sia la riduzione della produzione di rifiuti che l’aumento considerevole del riciclaggio, possibilmente anche oltre l’obiettivo vincolante di riciclaggio del 60%? Sono diverse le voci in contrasto con questa decisione dell’ente Regione. Il presidente della conferenza episcopale campana monsignor Antonio Di Donna ha stigmatizzato: << La Regione costruisca altri inceneritori, magari a Salerno, e spenga una delle tre linee già attive qui invece che lasciare che se ne costruisca una quarta. Oppure si abbia il coraggio di dirci di che morte dobbiamo morire». In una nota Mariateresa Imparato e Anna Terracciano, rispettivamente presidente Legambiente Campania e Legambiente Acerra esprimono avversità alla decisione del Consiglio regionale:C’è una sfida climatica e sociale da vincere, ma c’è una classe dirigente poco coraggiosa che invece di essere lungimirante e guardare al futuro continua ad investire su logiche del passato. Giustificare la quarta linea per far fronte ai diversi stop degli altri forni durante le frequenti fasi di manutenzione a cui sono soggetti è la strada sbagliata. I dati dimostrano che con una raccolta differenziata spinta a regime, insieme ai necessari impianti di riciclo, non c’è bisogno di altre linee e altri impianti di incenerimento, a confermarlo è anche il Conai nello studio “Per uno sviluppo della raccolta differenziata nel centro-sud”. Anche la rete Stop Biocidio denuncia con allarme:”Si sta nascondendo un progetto di ampliamento dietro una foglia di fico. Possibile che il piano di manutenzione di un impianto di questa portata ( già circa 900mila tonnellate all’anno) preveda a un certo punto la costruzione di una quarta linea uguale alle altre tre??? Piuttosto che investire 80 milioni per sopperire alla manutenzione non sarebbe più efficiente pensare di accordarsi con altri impianti simili e che sono già in dismissione piuttosto che fare un investimento così importante e così strutturato? Le manutenzioni per cui sarebbe necessaria la quarta linea, a detta della regione, sono previste tra il 2027 e il 2029. Se davvero pensiamo non di ridurre la quantità di rifiuti ma all’ incenerimento di un terzo, stiamo ammettendo di fregarcene altamente degli obiettivi e degli accordi internazionali per la riduzione degli impatti ambientali del ciclo dei rifiuti.
Ampliare e non procedere con i piani di riduzione e dismissione degli impianti di incenerimento dei rifiuti è l’opposto di quanto sarebbe necessario per affrontare la crisi ecologica e climatica e strutturare la transizione verso l’economia circolare…………….in questa regione le logiche della politica sono ancora quelle della spartizione e degli affari sulla pelle dei cittadini”. Nel 2008 la direttiva della unione europea 2008/98/CE (recentemente consolidata dalla Direttiva 2018/851/UE nell’ambito del pacchetto dell’economia circolare sancisce il principio della gerarchia nel trattamento dei rifiuti in cui la “termovalorizzazione” sta al quarto e penultimo posto: prevenzione,
preparazione per il riutilizzo,
riciclaggio,
recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia,
smaltimento. Al di là delle rituali parole che declinano uno sviluppo green ci aspettiamo come
priorità le ‘transizioni’, la sostenibilità attraverso la circolarità e il miglioramento delle tecnologie di selezione della frazione secca per facilitare il recupero di materia. Incenerire i rifiuti è una tecnica antieconomica e in contrasto con le direttive della Unione Europea che la cataloga come residuale. Da mettere in memoria il cambio di rotta della Danimarca che ha deciso di tagliare del 30% il numero di inceneritori e aumentare il riciclaggio dopo anni che in Italia venivano proposte le immagini dell’inceneritore avveniristico di Copenaghen con annessa pista di sci.