LE 7 PIAGHE DI MONDRAGONE : LA POLITICA parte

Mondragone.  Eravamo rimasti ad Alfredo Mundo , di Ferrara, Sindaco di Marigliano negli anni sessanta. In verità, in parte contrariamente al mio precedente asserto , che mai fossero stati eletti a Mondragone, Sindaci non nativi o residenti qui dalla nascita,qualcuno mi aveva già corretto in relazione al Dott. Luigi Nunziata, che, cortesemente mi ha ragguagliato sul fatto che lui fosse nato A Pietramelara, e si fosse poi trasferito a Mondragone all’età di 11 anni, a seguito del padre che aveva ottenuto la condotta veterinaria, in verità il buon ex Sindaco mi ha detto che la buonanima del papà scelse Mondragone preferendolo a Vico Equense. Non gli ho fatto mancare il mio disaccordo. E lui pure, mi ha detto di averglielo manifestato più e più volte. Pace all’anima sua ….e addio Vico Equense…si fanno tanti sbagli  nella vita , ma tant’è. E così Luigi Nunziata , benché non nativo e non residente dalla nascita, diventò Sindaco di Mondragone nel 1993. Ma non fu il solo. Anche il socialista Nicola Di Palo negli anni sessanta, ruppe il monopolio dei sindaci DC, diventandolo lui stesso, benché nato in quel di Bari.

In verità, e di certo non per sottolineare la loro scarsa ‘tenuta’ nella carica, le loro amministrazioni e le loro giunte durarono poco. Anzi forse proprio la loro volontà e capacità di innovazione che, sia pur avendone favorito l’ascesa, poi ne determinarono la prematura fine della loro sindacatura. Anche qui bisogna operare un distinguo. Il dott. Di Palo fu eletto con la vecchia legge comunale e provinciale in base alla quale si eleggevano a suffragio diretto solo i consiglieri comunali. Dopodiché , insediati questi ultimi, cominciavano a celebrarsi i consigli dedicati specificamente alla elezione del Sindaco e degli assessori, sedute precedute da infinite riunioni politiche ( è eufemistico!) segrete in cui si dicevano cose inenarrabili ai cittadini-elettori, che se le avessero sapute….e si faceva il gioco dei quattro cantoni….il Sindaco a te, le finanze a me, i lavori pubblici a te , l’assessorato al personale ed ai servizi sociali a me. Chi erano i gestori ed i protagonisti di queste riunioni? I potentati politici, espressione delle segreterie politiche locali e provinciali ed i ‘grandi elettori’, quelli che assicuravano il collettamento dei voti non solo futuri, a giunta e Sindaco eletti, e quindi con posti ed incarichi clientelari elargiti direttamente dalla macchina amministrativa, ma  anche con incarichi, prebende e favori personali fatti attingendo a disponibilità personali, soldi compresi, da elargire ‘brevi manu’ agli elettori bisognosi, o anche spendendo la proprio discrezionalità personale e professionale, per essere membri di organismi di derivazione politica o anche no, per cui era possibile elargire posti di lavoro anche al di fuori degli organici comunali, ed anche al di fuori dello stretto ambito cittadino. Io ricordo , da ragazzo che quando qualche giovane virgulto, magari mio compagno di scuola, lo vedevi che non frequentava più, né la scuola superiore, né l’università…dopo un po’ te lo trovavi impiegato alla provincia, nei settori trainanti dell’attività amministrativa provinciale e del clientelismo nell’elargizione dei posti di lavoro determinata quasi sempre dalle segreterie politiche provinciali sollecitate da quelle comunali. I settori più gettonati erano  e sono ancora, gli stradini, cioè gli addetti alla viabilità, e gli applicati di segreteria ed i collaboratori scolastici, i bidelli. Erano i tempi, a livello nazionale , del centro-sinistra , cioè di democristiani e socialisti al governo e comunisti all’opposizione, benché anch’essi ottenessero, prima ancora dell’esordio delle Regioni, la loro quota di posti clientelari in cui collocare, al riparo dai rovesci del destino, i fedelissimi che potevano così assicurare pane e companatico alle loro famiglie e, nel tempo libero, operare una vasta opera di propaganda e di proselitismo a favore del partito e del gruppo politico che li aveva ‘sistematiti’. Spesso poi , la coabitazione tra democristiani e socialisti nelle giunte provinciali, determinava  anche accordi sovraordinati per cui all’appoggio in provincia del il Presidente democristiano, poteva corrispondere la votazione da parte dei consiglieri comnali democristiani e socialisti, di un sindaco socialista. Fu ciò che accade nel caso della Sindacatura del Dott. Nicola Di Palo. Amministrazione che se non durò lo spazio di un mattino, durò..lo spazio temporale tra qualche lite tra i potentati locali che disarcionò il sindaco socialista, e, senza andare a nuove elezioni, allora funzionava così, dopo incontri segreti un bel pacchetto di ‘do ut des’, rimetteva  al comando il sindaco democristiano di turno. Del resto quando a livello nazionale a far parte dei governi entrarono poi anche le liste laiche PRI e PLI, oltre ai socialdemocratici del PSDI, le cose andarono persino peggio in termini di clientelismo e corruzione galoppanti. Non mi azzardo a dire un giudizio politico complessivo su tali formule politiche di governo dal punto di vista del Paese.

Diversa la vicenda dell’altro sindaco ‘non nativo’, vale a dire quella del dott. Luigi Nunziata, nato a Pietramelara, a Mondragone da quando vi si trasferì, a seguito della famiglia, all’età di 11 anni.

Correva l’anno 1993, non più tardi dell’anno precedente 1992, era entrata in vigore la nuova legge comunale e provinciale, la 142/92 , per la quale si eleggeva direttamente il Sindaco ed i consiglieri comunali, raggruppati in liste ognuna delle quali appoggiava esplicitamente un candidato sindaco. L’elezione del primo cittadino era  a doppio turno. Nel primo solo il candidato che avesse ricevuto il 50% +1 dei suffragi validi, veniva eletto al primo turno. Qualora nessuno dei candidati avesse ottenuto questa percentuale, si andava al ballottaggio che veniva celebrato 15 giorni dopo la prima tornata elettorale, al quale venivano ammessi i primi due candidati sindaci che avessero ottenuto più suffragi al primo. Le liste che non appoggiavano un candidato promosso al ballottaggio, potevano esplicitamente , e lo dovevano dichiarare, ‘apparentarsi’ ad uno dei candidati sindaci che avevano passato il turno, ed in tal caso, partecipavano poi alla attribuzione dei seggi spettanti alle liste del vincitore, dividendosi in quota proporzionale dei voti ottenuti al primo turno, dei 16 seggi ( nel caso di Mondragone, vale a dire, in termini generali i 4/5 dei seggi disponibile su 20 totali). Veniva garantito al Sindaco eletto una maggioranza schiacciante che, in teoria, nella ‘ratio legis’ sperata dal legislatore, gli consentisse di amministrare indisturbato per tutti i cinque anni del mandato. Mentre prima, con la vecchialegge, essendo i consiglieri in carica eletti secondo liste non legate ad alcun candidato sindaco, una volta in carica, gli elettori in seno al consiglio comunale del Sindaco. E, senza che la consigliatura decadesse, cioè restando i consiglieri in carica per tutt e cinque gli anni del mandato, divertirsi a fare un nuovo sindaco ogni mese. Ed accadeva, certo che accadeva. Appena si modificavano un po’ gli equilibri interni di ciascuna lista, solitamente partitica, cioè espressione locale di un partito politico nazionale, o si modificavano i rapporti tra partiti attraverso la costituzione di nuove alleanze elettorali su base provinciale o regionale, o addirittura nel governo nazionale, anche gli equilibri locali entravano a far parte del ‘do ut des’, a scapito della continuità e dell’efficacia dell’azione amministrativa, e il Sindaco in carica si ritrovava di punto in bianco semplice consigliere, si doveva dimettere, e con una semplice seduta del consiglio comunale se ne insediava un altro, magari appartenente alla stessa lista partitica che esprimeva anche il ‘detronizzato’, questo , magari, dopo mesi di interregno , in cui le camarille , i gruppi di potere interni ed esterni alle liste elettorali, facevano incontri , tavolate, ‘caminetti’ ed abboccamenti in cui si discuteva, non dei massimi sistemi, non delle ragioni ideali della politica, non del benessere della cittadinanza, ma di quanto valesse, come merce di scambio, un sindaco in termini di numeri di assessori. Allora la corrente che aveva ceduto la carica del primo cittadini, nella composizione della Giunta di nomina sindacale, aveva diritto ad avere due assessori in più, per esempio, rispetto ai precedenti, e rispetto alla corrente che aveva invece guadagnato ad un suo adepto la carica di Sindaco. E questo era.

Nel caso del Dott. Nunziata per quanto detto, si verificò una vera e propria rivoluzione copernicana a cominciare dalle liste. Le liste di partito, anche a causa dell’imperversare di ‘MANI PULITE’, scomparvero, ed è facile immaginare il perché . Con un parlamento costituito in larga parte da inquisiti per corruzione appartenenti a tutti i partiti storici, ed in particolare del pentapartito DC-PSI-PSDI-PRI-PLI, allora al governo del paese a guida socialista impersonata da Bettino Craxi, presentare liste coi simboli di quei partiti, equivaleva , secondo l’opinione corrente dei cittadini-elettori, rappresentare a livello locale i vessilliferi della corruzione e del clientelismo, mali che, come vedremo, non saranno del tutto eradicati dalla presenza di liste civiche locali e dalla conquista delle cariche elettive da parte di loro membri. Il dott. Nunziata , però, fu appoggiato dal MSI, il vecchio movimento sociale italiano, che da lì a poco si sarebbe trasformato in AN , aderendo poi al centro-destra di Berlusconi, partito che a livello locale aveva come esponente di spicco, assieme ad altri, ma meno, l’allora già consigliere comunale più volte eletto, Mario Landolfi, non ancora, ma lo sarebbe diventato da lì a poco, parlamentare e Ministro della Repubblica. L’MSI sfruttava a pieno il non coinvolgimento di nessuno dei suoi esponenti nazionali e parlamentari nelle inchieste, nei processi e negli arresti operati dal pool di mani pulite. Dunque veniva visto come ‘partito degli onesti’. Affianco al MSI, sorse un’altra lista che appoggiava il candidato Sindaco Nunziata, già segretario comunale  a scavalco, come si dice, a Mondragone, talvolta, ma stabilmente in altro comune, Falciano del Massico, la lista civica denominata ‘EUPOLIS’, la buona città. Una lista creata dal nulla, si dice pronubo il compianto arciprete Don Franco Alfieri, che resse per decenni la Parrocchia di San Rufino, che aveva ed aveva avuto sempre grande presa ,non solo nel governo delle anime, ma anche nell’orientamento politico-elettorale. I laeaders laici di questa lista furono i professori Nazzaro ( e figli) ed il prof. Beatrice.-continua-

Mondragone, Lì 20 settembre 2023